il lato nasosto della pecora
1Un fisico, un ingegnere e un matematico se ne vanno in treno per la Scozia, quando dal finestrino scorgono una pecora nera.
- Ah! – dice il fisico – vedo che in Scozia le pecore sono tutte nere!
- Hmmm… – replica l’ingegnere – Possiamo solo dire che qualche pecora scozzese è nera…
- No! – conclude il matematico – tutto quello che sappiamo è che esiste in Scozia almeno una pecora con uno dei due lati di colore nero… (da il “Riso di Talete” – G. Lolli)

Un tizio che passava di lì mi assicurò che la pecora dall’altra parte era nera, la allevava lui da qualche anno, sembrava convinto di quello che diceva, ma la cosa più sorprendente è che rispose alla mia domanda senza che io l’avessi formulata.
L’altro lato della pecora non fu per me più un problema.
Ciao Enzo
0Anche Jannacci ci ha lasciato, prima di Pasqua, lui si che sa, lui che per Eluana ha usato quell’espressione “ci vorrebbe la carezza del Nazareno” che è un trattato di Teologia. Adesso è li dal vecchio: il mare, come in una delle sue più belle canzoni:
“Sì perché il vecchio, proprio lui, il mare, parlò a quella gente ridotta, sfinita, parlò ma non disse di stragi, di morti, di incendi, di guerra, d’amore, di bene e di male, non disse lui li ringraziò solo tutti di quel loro muto guardare.”
Buona Pasqua.
Il tempo di piantare
1Qualche volta devo battere la mia pigrizia nello scrivere, qualche volta succedono cose che vanno ricordate, qualche volta succedono cose per ogni volta, ogni volta che guarderò un amico mi ricorderò di quello sguardo, quello tra i padri, il vecchio e il nuovo.

Abbraccio
Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
[ …]
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
[ …]
Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?
Ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini, perché si occupino in essa. Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma egli ha messo la nozione dell’eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine. Ho concluso che non c’è nulla di meglio per essi, che godere e agire bene nella loro vita; ma che un uomo mangi, beva e goda del suo lavoro è un dono di Dio. (Ecclesiaste 3)
Queste parole mi sono venute in mente vedendo quei pochi spezzoni di video in cui i due Papi si accoglievano, si volevano bene, si inginocchiavano davanti alla Madonna Nera voluta lì da un altro Papa. Quale vantaggio abbiamo dalla vita se non per avere questo “godere e agire bene”, ma questo è un dono di Dio che possiamo ammirare, vedere e desiderare.
Ora non si può più chiedere che ci dia dei maestri, ci sono, ci sono stati, si può solo domandare che ci tenga sulla buona strada, che ci renda lieti e liberi, è “il tempo per piantare”.
Anche se non sono a Roma
0Il 27 febbraio ultima sera della sua permanenza in Vaticano di Sua Santità Benedetto XVI, vogliamo promuovere una fiaccolata silenziosa in San Pietro il 27 febbraio dalle ore 19:00 alle ore 20:00. Per quanti non potranno recarsi a Roma, chiediamo di mettere una luce alla medesima ora e osservare un minuto di silenzio il 27 febbraio alle ore 20,00 in punto. Carissimi lettori e carissimi amici,
questo è un appello per chi ama davvero la Chiesa. Siamo consapevoli di vivere un grande evento. Non possiamo permettere né che passi invano, né che il Santo Padre si senta solo in quest’ora per lui, e per tutti noi, così difficile e grave. Sappiamo già che non è solo. Tuttavia siamo convinte che le parole, così tanto ormai svuotate di senso non riescano più a comunicare, ci sono necessari dei gesti, veri, sentiti, liberi dalla polemica e colmi di quella partecipazione sentita che solo il silenzio può offrire.
Per questo vogliamo invitarvi a dire «Grazie» al Papa per tutto ciò che è e che ha fatto con un gesto: «Andare tutti in piazza San Pietro alle ore 19 del 27 febbraio 2013 in assoluto silenzio, con preghiere che salgano a Dio dal cuore, con fiaccole che segnalino la nostra presenza al Santo Padre che, per l’ultima sera, lavorerà a quella finestra che si affaccia sulla piazza e che tutti conosciamo.
Quello sarà l’ultimo giorno del Papa in Vaticano perché, dal pomeriggio del giorno successivo, si trasferirà a Castel Gandolfo. Vogliamo così manifestargli la nostra assoluta comprensione per il suo gesto, la nostra solidarietà e il nostro vero attaccamento alla Chiesa.
Tutti quelli che non potranno per ovvi motivi (è un mercoledì sera) recarsi a Roma o essere in piazza San Pietro, a quell’ora offrano la loro partecipazione orante osservando un minuto di silenzio alle 20,00 e mettendo fin dalle ore 19 un lume alla finestra. Dobbiamo far sapere al Papa che ci siamo che siamo con lui e che lo saremo sempre anche nelle prossime difficili ore della storia».
Ringraziamo anticipatamente quanti vorranno e potranno rispondere e aderire.
Le monache dell’Adorazione Eucaristica

Libertà è …
0
La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone…
“La libertà del Collegio Cardinalizio, al quale spetta di provvedere, a norma del diritto, all’elezione del Romano Pontefice, è sempre stata strenuamente difesa dalla Santa Sede, quale garanzia di una scelta che fosse basata su valutazioni rivolte unicamente al bene della Chiesa.
Nel corso dei secoli i Cardinali hanno dovuto far fronte a molteplici forme di pressione, esercitate sui singoli elettori e sullo stesso Collegio, che avevano come fine quello di condizionarne le decisioni, piegandole a logiche di tipo politico o mondano.
Se in passato sono state le cosiddette potenze, cioè gli Stati, a cercare di far valere il proprio condizionamento nell’elezione del Papa, oggi si tenta di mettere in gioco il peso dell’opinione pubblica, spesso sulla base di valutazioni che non colgono l’aspetto tipicamente spirituale del momento che la Chiesa sta vivendo.
È deplorevole che, con l’approssimarsi del tempo in cui avrà inizio il Conclave e i Cardinali elettori saranno tenuti, in coscienza e davanti a Dio, ad esprimere in piena libertà la propria scelta, si moltiplichi la diffusione di notizie spesso non verificate, o non verificabili, o addirittura false, anche con grave danno di persone e istituzioni.
Mai come in questi momenti, i cattolici si concentrano su ciò che è essenziale: pregano per Papa Benedetto, pregano affinché lo Spirito Santo illumini il Collegio dei Cardinali, pregano per il futuro Pontefice, fiduciosi che le sorti della barca di Pietro sono nelle mani di Dio”. Comunicato della Segreteria di Stato
Io voto Maurizio
0Martedì sono andato al funerale di un uomo buono, di un uomo con cui ti sentivi a tuo agio e che ti faceva sentire che per lui eri importante. E anche se ti frequentavi poco potevi dire che là avevi un amico.
Anche durante la malattia degli ultimi mesi ti guardava con gli occhi azzurri e tra un dolore e l’altro non smetteva di chiederti come stavi e cosa facessero le persone che ti stavano a cuore.
Era un sacerdote, da vent’anni parroco di Torgnon, uno di quelli che mi ha sposato.
C’era molta gente al funerale e tutti erano stati toccati dal suo sguardo e da come la famiglia l’ha accompagnato in quest’ultimo viaggio.
Come è vero che la liturgia partecipata e sentita è la cosa più adeguata, più bella per accompagnare la morte di una persona cara: la presenza di Cristo che si rinnova e che vuole essere in noi per accompagnarci al nostro e al suo destino. La Chiesa in questo ha ancora molto da insegnare al mondo.
Il canto finale della messa è stato in francese:
Prends mon coeur le voilà, Vierge ma bonne Mère
C’est pour se reposer qu’il a recours à toi
Il est las d’écouter les vains bruits de la terre
Ta secrète parole est si douce pour moi.
Prendi il mio cuore, qui, Vergine mia Madre buona.
E’ per riposare che ricorre a te.
È stanco di ascoltare i suoni della terra invano.
La tua parola segreta è così dolce con me.
Monsignor Negri in vista delle elezioni e dei princìpi morali che non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso alcuno, ha detto: «La Chiesa non difende dei princìpi astratti, ma la vita buona che essi rappresentano».
Bene io voto per Maurizio e per la vita buona che chi segue con semplicità Gesù porta nel mondo.
Qui Don Maurizio con Giovanni Paolo II
Omelia del Vescovo di Aosta:
1. Qualche settimana fa in occasione di una visita in ospedale con fatica don Maurizio mi ha
comunicato un pensiero che era legato a ciò che viveva o meglio pativa, ma che in realtà può essere
esteso a tutta la vita di un credente. Ha usato queste parole: mettere insieme le cose del tempo e quelle
eterne, le cose materiali e quelle spirituali…
Mi sono tornate in mente domenica mattina, accanto alla sua salma, ripensando alla sua agonia,
una lunga lotta nella quale è rimasto fedele al Signore e al suo sacerdozio. Venerdì mattina,
l’ultima volta che ho parlato per qualche istante con lui, gli ho chiesto se voleva dire con me l’Ave
Maria; mi ha subito detto di sì e così abbiamo pregato insieme e poi ha ricevuto la benedizione e
con fatica si è segnato il corpo già crocifisso dalla sofferenza.
Ho visto questo gesto come un vero atto di fede: ancora una volta diceva di sì al suo Signore!
È questa la lotta della vita cristiana: continuare ad accogliere le chiamate del Signore e ridire di
sì, mettendo insieme le cose del tempo e quelle eterne, le cose materiali e quelle spirituali … anche quando
ciò diventa arduo.
San Paolo ci indica la via: noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché
le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne. Occorre tenere fisso lo sguardo su
Gesù. E poi aggiunge: Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come
una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli. È
la speranza, l’attesa dell’incontro con Dio faccia a faccia e della trasformazione finale del nostro
corpo e della nostra vita, che rende possibile la lotta, dando il giusto peso alle cose visibili, che
sono buone, dono di Dio, ma pur sempre relative alla bontà e alla bellezza vera che è quella di Dio.
2. Nel Vangelo ci viene offerta una chiave di lettura della sofferenza di don Maurizio: se il
chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Gesù ci ha
detto che questa legge della natura vale anche per la vita umana e lui l’ha vissuta per primo nella
sua carne. Non cerchiamo la sofferenza, ma quand’essa bussa alla nostra porta essa può diventare
luogo di salvezza, ma anche di verità della nostra vita.
3. Concludo con le parole che mi ha detto un confratello domenica mattina quando gli ho
comunicato la morte di don Maurizio: dobbiamo metterci a pregare un po’ di più per i preti e per
le vocazioni. Sì, cari confratelli e cari fedeli, dobbiamo davvero pregare un po’ di più, ma non
dobbiamo neanche avere paura – lo dico ai Sacerdoti, ai genitori, ai catechisti – non dobbiamo
avere paura di proporre la bella vocazione sacerdotale. E a voi giovani che siete presenti: se questa
idea vi ha sfiorato o vi sfiora per un momento non accantonatela subito, neanche voi dovete avere
paura. È vero: non è facile essere prete, ma è molto bello essere preti, mettersi al servizio della
comunità per portare la Parola e la consolazione di Gesù, la sua presenza e il suo perdono!
La prima ricetta
0
Amo il bello ed il buono
ovunque si trovino
e mi ripugna di vedere
straziata, come suol dirsi,
la grazia di Dio.
Amen.
(P. Artusi)
“Dobbiamo guardare al cuore delle cose e avere fede.”
2L’ultima battaglia si compie dinanzi alla Porta della Stalla il cui «interno è molto più vasto dell’esterno. “Sì” – disse la Regina Lucy. “Una volta, anche nel nostro mondo ci fu una stalla che ospitava all’interno qualcosa di molto, molto più grande di noi”» (Le cronache di Narnia, III,L’ultima battaglia, Mondadori, Milano, 2000, p. 268).
“Dobbiamo guardare al cuore delle cose e avere fede.” è il nostro compito, non sta a noi decidere sul Natale, è già successo duemila e più anni fa in una grotta.
Sta a noi guardare al cuore del presepe e riconoscere che la festa è già iniziata, e che c’è una grande promessa che si realizzerà.
La melodia del leone chiama all’esistenza tutto ciò che esiste, finché, al culmine della sua opera, vengono destati la coscienza e l’amore negli animali parlanti: «“Narnia, Narnia, Narnia, svegliati. Ama. Pensa. Parla. Che gli alberi camminino. Che gli animali parlino. Che le acque siano sacre”. Quella era la voce del leone. I bambini avevano sempre saputo che prima o poi il leone avrebbe parlato, ma quando sentirono la sua voce provarono un’emozione fortissima. […] E tutte le creature e tutti gli animali, con voci diverse, alte o basse, cupe o chiare, salutarono con queste parole: “Salute, o Aslan. Abbiamo udito e ti obbediamo. Noi siamo svegli. Noi amiamo. Noi pensiamo. Noi parliamo. Noi sappiamo”. [...] “O nobili creature, io vi faccio dono di voi stessi”» (Le cronache di Narnia, I, Il nipote del mago, Mondadori, Milano, 2000, pp. 87-88).
Auguri a tutti
Isteria
0Isteria amica mia
di Gaber – Luporini
1994 © Edizioni Curci Srl – Milano
Versione 2
Sono giù di morale
questo mondo fa male
con lira che oscilla, che sbanda ogni giorno
un inferno
io non so cosa fare, l’Italia è allo sbando
io voglio morire
aiuto sprofondo nel buio più nero.
Sono finto o sono vero…
boh!
Sono giù di morale
l’ho già detto, ma è uguale
per fortuna ho trovato il mio schieramento
son contento
io lo so, mi conosco, se credo al partito
mi esalto, rinasco, ritrovo il mio slancio, do sfogo al mio istinto.
Sono vero o sono finto…
boh!
Oddio, oddio son sempre più sgomento
nel mio cuore c’è uno schianto
si sputtana il Parlamento
ho anche pianto.
Oddio, oddio lo Stato è disastrato
come sono preoccupato
per la mia democrazia!
Isteria
per piccina che tu sia
isteria
siam rimasti solo noi, amica mia.
Sono giù di morale
ma ho risolto il mio male
chi la pensa in un modo diverso si sbaglia
che gentaglia.
Io li faccio a pezzetti, li stritolo tutti
li prendo a cazzoti, gli cambio il cervello
li lobotomizzo.
Sono vero o sono finto…
sono schizzo.
Non son mica pazzo…
È che il mondo nascente mi fa vomitare
non capisco più niente
ma mi devo schierare.
Com’è bello ritrovarsi in tanti a lottare fianco a fianco, oh sì!
Com’è bello avere dei nemici chiari, precisi, sicuri, oh sì!
Com’è bello sapere con certezza quali sono gli uomini che fanno veramente il bene del nostro paese, oh sì!
Dio come sono politico!
Isteria
per piccina che tu sia
isteria
siam rimasti solo noi, amica mia.
Isteria, amica mia.
Isteria, amica mia.




Commenti recenti