Contrasti

Questa è una delle domande che mi faccio in questo periodo elettorale. Come si dialoga e cosa ci educa?

Vedo tanti che si esprimono e danno le proprie idee in pasto a FB cercando di educare chi legge, mentre spesso chi legge, o per lo meno tenta di leggere un post o un commento, in tutta libertà non ha nessuna intenzione di essere educato, magari vorrebbe solo approfondire,  qualcosa su cui pensare, riflettere cioè trovare un riflesso nella propria vita di quello che viene pubblicato, qualcosa a cui di cuore possa aderire. Sentirsi educato chiude.

Nel tentativo di educare si dimentica la propria vita, quello che ha educato me, che mi ha fatto fare un passo, è stato nella libertà, ed è un passo mio e non necessariamente adatto a tutti, si dona quel passo nel web o altrove e se educa è un di più. Se il passo è vero nel tempo maturerà, non si perderà.

Le scelte negative e magari scellerate di alcuni, se possono essere discusse in un rapporto personale, in rete vengono amplificate dalla contrapposizione, ma non è tutto negativo c’è il nostro cuore che ci guida non lo riteniamo forse valido?

L’amplificazione della rete non fa per contrasto risaltare il vero?

Il dialogo dovrebbe partire da questo fondo di vero che il cuore riconosce, soprattutto dovrebbe iniziare, esserci, liberamente.

Francesco credo mi chiederebbe quali sono le mie periferie esistenziali per indicarmi con chi iniziare un dialogo.

Qui sotto un esempio di esaltazione del contrasto

Leggendo…

“Nella prima giovinezza era partito per la città, poiché era stato chiamato ad annunziare la distruzione al mondo che aveva abbandonato il suo Salvatore. Nel colmo della sua furia proclamava che il mondo avrebbe visto il sole esplodere in sangue e in fuoco, e mentre lui infieriva e aspettava, il sole sorgeva ogni mattina, placido e contenuto, come se non solo il mondo, ma il Signore stesso non avesse udito il messaggio del profeta. Sorgeva e tramontava, sorgeva e tramontava, su un mondo che passava dal verde al bianco, dal verde al bianco, e dal verde al bianco di nuovo. Sorgeva e tramontava e lui disperava che il Signore l’ascoltasse. Poi un mattino, con sua grande gioia, aveva visto un dito di fuoco uscire dal sole e prima che potesse voltarsi, prima che potesse urlare, il dito l’aveva toccato e la distruzione che aveva atteso era scesa sulla sua mente e sul suo corpo. Era stato il suo sangue ad ardere e a inaridire, non il sangue del mondo.”

Il cielo è dei violenti – Flannery O’Connor

E voi?

Ho letto questo brano, e mi sono domandato quale è la posizione più giusta?
“La donna sente che sta per morire e vuole mettere ordine nei suoi affari. Ha molti soldi. Comincia a parlare: «Ho chiesto alla città di Friburgo di mandare qualcuno a trovarmi. Non è mai venuto nessuno. Sono stata membro dell’Apostolato della preghiera e vorrei donare il mio denaro a un’opera pia. Potrebbe consigliarmi?». Ne esistono così tante! Ne cito alcune, ma lei non vuole dare il suo denaro a un’associazione friburghese. Preferisce donarlo all’estero; istintivamente le domando: «Madre Teresa o suor Emmanuelle del Cairo?». Sceglie Madre Teresa e mi chiede di fare da intermediario. Chiamo un mio contatto dell’associazione Madre Teresa e spiego che una persona anziana desidera versarle sei milioni di franchi svizzeri. È una cifra astronomica. La signora muore quella settimana. Il notaio mi convoca per firmare e invia il denaro. L’assegno torna indietro con una lettera scritta in inglese, firmata da Madre Teresa. In sostanza dice questo: «Qui, a Calcutta si muore nella dignità. Da voi ci si suicida. Tenetevi i soldi». Che schiaffo! Li rifiuta! Decidiamo allora, con il notaio, di mandare il denaro a suor Emmanuelle. Ovviamente, conoscendola, so che non avrò la stessa reazione. E infatti! Non appena le arriva il denaro mi chiama: «Ho ricevuto i soldi, ma è strano, non è una cifra tonda, ci sono dei centesimi. Non è che ti sei tenuto qualcosa?». Suor Emmanuelle era una donna straordinaria, ma completamente fuori dagli schemi.” da Pittet, La perdono Padre

Il problema non sono i soldi, queste due anime ci sono da sempre nella Chiesa e qui vengono allo scoperto.

Il quesito forse è malposto occorre andare più in la, non delle due una, ma del cosa sei chiamato a fare.

Educazione

Riassumerei così i punti lungo i quali si potrebbe muovere una nostra energica azione educativa:
1. Proporre Cristo come principio risolutore di ogni cosa.
2. Impegnare i ragazzi in un fare cristiano, unico modo per verificare vitalmente quella proposta che è Cristo.
3. Ridestare a prospettive di responsabilità universali, perché la prospettiva senza responsabilità è una astrazione.
4. Instillare il profondo senso della comunità.
Uno sforzo educativo che rispetti queste direttive, offre immediatamente, per esperienza già fatta, risultati insperati.
E necessario però tener presente sempre che quanto più il male è umano, tanto più la terapia deve essere un tentativo umile, illuminato dalla speranza di un grazioso incontro con una forza e un ordine che non sono in nostro potere.
Le possibilità di ripresa, quindi, saranno date assai più da una penitenza per i nostri errori, che da nostre genialità innovatrici o profetiche scoperte. LG

Pescheria Uomo Fresco

“Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.(Mc 1,16-20)”

 

Domenica a messa ho sentito questo Vangelo, mi domandavo ma come si fa a pescare un uomo senza togliergli la libertà?

Simone e Andrea erano pescatori: gettavano le reti, i pesci perdevano la loro libertà, rimanevano impigliati quindi catturati.

Peggio ancora se usavano l’amo, abbagliati dal cibo e dal (ti)amo rimanevano dolorosamente appesi, senza altra libertà che essere recuperati dal pescatore per essere venduti o mangiati.

Come si fa allora a pescare un uomo? Dio può togliere il dono della libertà? E’ un invito a cui molta gente direbbe di no, “non posso imporre la mia volontà a un altro”, vero, e allora?

La rete qui è la protagonista, la rete che usano i pescatori per prendere i pesci è la stessa che è abbandonata dall’uomo, dal pescatore che segue l’invito. “E subito lasciarono le reti e lo seguirono.”

E’ la stessa che non ripararono più, perché non serviva, Giacomo e Giovanni.

Una rete genera una ribellione sorda o un sacrificio rabbioso.

“.. seguendo con gli occhi spalancati, con attenzione viva, si capisce e si impara, cioè si ingrandisce nello spirito. … Chi veramente segue non lo farà mai al fondo con una ribellione sorda o un sacrificio rabbioso, ma con un atteggiamento che genererà sicurezza e gioia. Infatti quanto più si segue veramente, tanto più si prende coscienza di tutto, ci si sente aprire e legare a tutti, si è in grado di condividere tutto con coscienza di sé e capacità critica e creativa.” LG

 

Delusione

Capita che qualcuno col suo comportamento ti deluda, non sembra possibile che anche lui possa comportarsi male, ma il suo male non toglie nella a quel vero che ti ha aiutato a intravedere, è così che ti viene restituito più umano e non si perde nulla.

“Non ti ardeva il cuore…”

“L’episodio dei discepoli di Emmaus è la risposta a questa domanda. In esso vediamo come, nel momento in cui la presenza di Cristo scompare dall’orizzonte di coloro che Egli aveva affascinato, i discepoli tornano a casa delusi. Malgrado Lo avessero riconosciuto come «profeta potente in opere e parole», la Sua condanna a morte li aveva talmente frastornati da far crollare la loro speranza. L’espressione «noi speravamo» sarebbe rimasta per sempre come l’epitaffio dell’avventura da essi vissuta, se non fosse accaduto qualcosa di imprevisto su cui nessuno faceva affidamento: la Sua presenza viva. Per spiegare il ritrovarsi dei discepoli dopo lo scandalo della morte di Gesù non basta il desiderio di portare avanti la Sua causa, il proposito di divulgare i Suoi insegnamenti, né l’interesse a diffondere la Sua ispirazione. Nessuna di queste ragioni sarebbe stata sufficiente per ricostruire il gruppo e infondervi l’impeto missionario che sin da principio lo caratterizzò e che unicamente giustifica una così rapida diffusione del cristianesimo. Basta lasciarsi interrogare dai fatti: come i discepoli poterono superare lo scandalo della croce? Solo per l’imponenza del Risorto. Allo stesso modo, senza la presenza di Cristo vivo, non sarebbero stati concepibili lo slancio e lo sviluppo missionari.” da La Bellezza disarmata J.Carron

innanzitutto

Innanzitutto, da un po’ di tempo questo pensiero che espresse Giussani in una delle ultime interviste mi ritorna in mente, molti me compreso restarono colpiti dalla seconda risposta cioè che la Chiesa si è dimenticata di chi era Cristo.

Ma l’innanzitutto era nella prima risposta: innanzitutto è sparito quel bisogno che nella Chiesa trova riposo, quel desiderio di essere salvati, quell’orizzonte che che ti apre il cuore, quell’importanza che acquista ogni gesto e pensiero, quel bisogno di incontrare il suo Volto in ogni volto.

Se capisco che ho bisogno di quella cosa gli corro dietro, ma senza quel bisogno corro dove mi porta il vento…

Poi se non ho più il bisogno che Cristo mi raggiunga, penserò più alla vergogna che provo nel pronunciarlo, che al desiderio di incontrarlo.

Molto di papa Francesco si può leggere alla luce di questa prima risposta.

qui sotto il brano dell’intervista

«Del resto già Eliot aveva qualcosa da dire con una certa sicurezza di sé quando si domandava: “È l’umanità che ha abbandonato la Chiesa o è la Chiesa che ha abbandonato l’umanità?”. Ma come fa un uomo del mio tempo, un uomo di questo tempo, parlando di cultura, usando la parola cultura, a non tener presente questa frase qui?! Dimentica i quattro quinti del mondo».

È una critica alla Chiesa o all’umanità?

«Tutti e due, tutte e due, perché innanzitutto è l’umanità che ha abbandonato la Chiesa, perché se io ho bisogno di una cosa, le corro dietro, se quella cosa va via. Nessuno correva dietro».

E la Chiesa quando ha abbandonato l’umanità?

«La Chiesa ha cominciato a abbandonare l’umanità secondo me, secondo noi, perché ha dimenticato chi era Cristo, non ha poggiato su… ha avuto vergogna di Cristo, di dire chi è Cristo.

Il concetto di purità o di verginità che hanno i monaci del Duecento con san Bernardo in testa, è un canto di bellezza, un canto in cui la bellezza vince tutto.».
(dall’intervista a don Giussani nel video sui cinquant’anni di Cl)