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Je suis Factum

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Senti dire rispetto a quanto successo in Francia che è colpa nostra, dell’occidente, si fanno manifestazioni, tutti quanti a dire, Je suis Charlie Hebdo.

No, non lo sono, non sono la reazione a qualcosa, non sono le colpe dell’occidente, non sono la satira a volte blasfema di Charlie Hebdo, non sono la risata che vi seppellirà, perché la vita è seria, anzi drammatica.

E solo dicendo e approfondendo chi siamo, che cosa desideriamo, cosa in fondo ci rende contenti che tutto questo si quieterà, come la tempesta nella Pastorale di Beethoven.

E’ una guerra religiosa? Vedo poca religione e molta ideologia.

Una prova di questo: da quello che si è visto in questi giorni, da tutti i protagonisti nel bene e nel male può nascere una preghiera profonda e calma come questa? La dedico alle vittime e a chi le ha provocate.

Preghiera dell’incenso

della tradizione Copta

O Re della pace, dacci la tua pace e perdona i nostri peccati.
Allontana i nemici della Chiesa e custodiscila, affinché non venga meno.
L’Emmanuele nostro Dio è in mezzo a noi nella gloria del Padre e dello Spirito Santo.
Ci benedica e purifichi il nostro cuore e risani le malattie dell’anima e del corpo.
Ti adoriamo, o Cristo, con il Tuo Padre buono e lo Spirito Santo, perché sei venuto e ci hai salvati.


Permettetemi un altra citazione:

“Viviamo infatti in una società in cui quell’esigenza di fondo, che emerge inevitabilmente dentro ogni uomo e che si può definire senso religioso, non solo non è presa in considerazione da tutte le culture diverse da quella cristiana, ma anzi viene censurata e repressa. Se infatti c’è oggi un desiderio umano radicalmente oppresso, questo è proprio il senso religioso.

E sarebbe forse interessante fare delle ricerche per studiare quali danni e deviazioni derivino da tale repressione alla psiche dell’uomo moderno.

Sempre a causa di questa censura, la Chiesa – anche quando viene accolta come una presenza di cui comunque tener conto – è vista o come centro di potere politico o come centro di potere culturale e sociale o come pulpito di richiamo etico mentre invece è nata e miracolosamente permane nella storia per questo solo scopo: dare risposta esauriente e definitiva al bisogno religioso dell’uomo, che è il suo bisogno fondamentale.” L.G. 1976

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Di nuovo dal crinale

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coverE’ ritornato a scrivere su Avvenire nella sua rubrica dal Crinale G.L.Ferretti, questo è il primo dei suoi contributi.

Il conto dei giorni

02/01/2015

Salendo verso la Chiesa la strada lastricata del borgo, superata l’aia che qui chiamiamo “piazza”, c’è la porta di una stalla sovrastata da una stella. È una stella cometa, viene dall’Oriente: è made in China, di plastica, di poco conto. Sulla via dei presepi attraverso l’Appennino che fu il regno di Matilde di Canossa questo è il presepe più povero, manca di tutto ma non di grazia. È il presepe dei pastori così come è stato loro annunciato nel vangelo di Luca: — troverete un bambino avvolto in fasce adagiato in una mangiatoia — il mistero del Santo Natale ridotto ad essenza. Poche mani devozionali hanno aggiunto una icona mariana, una lampada a petrolio, due teli riciclati che sembrano sbucare dalla Giudea di duemila anni fa. Un povero presepe a rispecchiare la realtà dei borghi di montagna abbandonati per scendere al piano, in città, in cerca di nuove opportunità; gli animali domestici non più allevati sono scomparsi, i campi lasciati all’incuria fioriscono di rovi e i boschi tornano selve. Eppure non tutto è perduto, non la consapevolezza che a ogni uomo sono concessi i propri giorni e di questi dovrà rendere conto. Anche nel tempo dell’abbandono, quando bastano gli occhi di un bimbo a accendere una speranza rinnovata e basta un presepe per custodirla.

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Regalo di Natale

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Ho letto qualche settimana fa sul sito che riportava i lavori del III convegno dei movimenti ecclesiali (www.laici.va) il testo del discorso di Fabrice Hadjadj del 20 Novembre 2014, mi è piaciuto talmente tanto che ho deciso di tradurlo, è un discorso a 360° sul mondo che ci circonda in rapporto alla missione della Chiesa, un testo molto importante per chi come me è presente su Internet.

Vi regalo per il Natale la traduzione.

La troverete premendo il bottone qui sopra, vicino alla Home, in fondo al testo c’è anche il link al pdf.

Qui allego un anticipo per stuzzicarvi un po’ a leggere il resto.

[…]

Quando voi aderite a un Partito, voi aderite inizialmente a una dottrina o a un gruppo, quindi voi fate propaganda, tentate di riunire il maggior numero di persone e di trasformare il mondo secondo i valori del vostro gruppo. E’ secondo questo modello che si è potuto concepire l’espansione della Chiesa, perché è il modello per tutte le imprese a pretesa universale: una parte vuole trasformare il tutto, e alcuni direbbero che è come un cancro che sviluppa le sue metastasi, e altri che è come una turbina che elettrifica la città.

L’unico problema è che questo modello è mondano. Fa della missione della Chiesa qualcosa che non è solo nel mondo, ma del mondo. Spinge a credere che l’evangelizzazione avviene principalmente attraverso il recupero dei mezzi mondani, scambiando la Coca-Cola con Gesù Cristo.

È come qualsiasi altra attività, ma con un passo indietro, poiché, i figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce (Luca 16 ,8). Poco importa. Troverete sempre un professore di teologia pastorale che vi spiegherà che: “Se oggi San Paolo fosse vivo, senza dubbio userebbe Internet e Facebook per diffondere il suo messaggio.” Bene. Ma questo è l’essenziale? Il Vangelo è d’altronde un “messaggio” da comunicare? Prima di affrontare la sfida dei segni dei tempi, vorrei soffermarmi un po’ su questa domanda, e vedere in che cosa la missione del cristiano non è una semplice propaganda militante. Riporterò qui 5 punti di differenza radicale.

1° Rivolgersi a Cristo è anzitutto girarsi verso qualcuno; aderire a un Partito è aderire a qualcosa. Qualcosa, una dottrina, un messaggio, quello che si può comprendere. Ma non possiamo mai comprendere appieno qualcuno, anche se è solo una persona umana. Pertanto, la parola cristiana non consiste anzitutto nel dire qualcosa di qualcosa, ma dire di qualcuno a qualcuno. È chiamare ed essere chiamato, con un nome proprio, prima di spiegare o di imporre, con dei nomi comuni.

È un Seguimi, prima di essere un ecco ciò che sei, o ecco cosa dovremmo fare. Certamente questo è il motivo per il quale le prostitute entreranno prima dei farisei nel Regno. Almeno, le prostitute dicono: Seguimi, mentre gli scribi e i dottori dicono semplicemente: “Questa è la legge alla quale ti devi sottomettere.” La legge è necessaria, ma non è sufficiente, non è prima, perché è impersonale, mentre la chiamata è personale.

Possiamo già dedurre che l’evangelizzazione non parte inizialmente dalla comunicazione, ma dalla comunione. Si comunica qualcosa, ma la comunione è con qualcuno. Cristo non è un marchio di cui fare pubblicità. È una persona che ci viene incontro, con tutto l’inaspettato, tutto l’incontrollabile di qualsiasi incontro.

Resto a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul mio blog non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto.

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i fiori sono buoni in principio

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 Stiamo arrivando al Natale, un nuovo inizio nella storia dell’umanità, un nuovo inizio nella mia vita, c’è sempre un qualcosa di buono in un inizio, si rinnova il senso delle cose, si è più vicini a come sono state pensate e volute, come in un amore all’inizio non ci sono i se, i ma, le fatiche, i dolori, c’è il cuore che batte.

“Io sono esattamente ai loro antipodi. Io sono molto più sicuro del fatto che le cose sono buone in principio, piuttosto che andranno bene alla fine. Questo mosaico di cose, questa carne, queste pietre sono cose buone; di tutto ciò sono più sicuro di quello che sono capace di esprimere. Ma dire ciò che accadrà a tutte queste cose, significa addentrarsi nel dogma e nella profezia. Quello che dico è, certamente, solo l’espressione dei miei sentimenti, non riguarda neppure ciò che professo con la mia fede ragionata. Basandomi sui miei soli istinti, io non sarei mai in grado di dire quale sarà la fine di questo mondo materiale, che penso sia così meraviglioso. Perché tutto ciò che so è che, letteralmente e non figurativamente, verrà fatto un fascio di tutte le erbacce perché siano bruciate e che l’albero giacerà lì dove cadrà. Sono un agnostico, come la maggior parte delle persone che hanno una teologia positiva. Ma affermo, con la massima sincerità, che gli alberi e i fiori sono buoni in principio, qualunque cosa accada loro alla fine; che le vite umane sono buone in principio, qualunque cosa accada loro alla fine. La moderna e ordinaria opinione progressista afferma che l’universo è cattivo, ma certamente migliorerà. Io dico che è sicuramente un universo buono, anche se peggiorerà. Io dico che gli alberi e i fiori, le stelle e i sessi, sono buoni all’origine, non solo alla fine. In Principio la potenza indicibile creò il cielo e la terra. In principio Egli li guardò e vide che erano cose buone.” Chesterton

 

Deve essere un virus, molti citano Chesterton in questo periodo.

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Il tuo nome è qualcuno

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Non avevo mai pensato a questo ma la frase qui sotto mi ha fatto comprendere che tra i nulla e l’essere c’è, come ben dice la Treccani, una scelta compiuta per un libero atto della volontà.

E questa scelta all’origine ti distingue da quello che hai intorno, questa scelta si evidenzia in un nome, con due conseguenze: se hai un nome è per tutti, e senza gli altri il nome, la scelta, la preferenza non esisterebbero.

Qualcosa diventa qualcuno, attraverso una preferenza, con e per gli altri.

Come a Natale dove comincia una storia…

 

 

«C’era il nulla, il nulla di tutto, ma, più puntualmente, il nulla di te e di me:

la parola “elezione” segna il limite, la soglia, tra il nulla e l’essere.

L’essere fiorisce, dal nulla, come scelta, come elezione:

non esiste altra condizione proponibile, non esiste altra pensabile premessa.

Questa scelta e questa elezione sono la pura libertà del Mistero di Dio in azione,

la libertà assoluta del Mistero che si esprime»

«Il Mistero di Dio, che si esprime come libertà nella scelta o nella elezione,

vibra, può e deve vibrare, con timore e tremore, con umiltà assoluta, dentro la preferenza umana,

perché la preferenza umana è l’ombra della scelta della libertà di Dio» L.G.

C’è sempre una preferenza per un nome, due filmatini per documentare questo, per il secondo magari anche solo il primo minuto, è la storia di uno senza memoria e quindi senza nome.

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Quelli che hanno i diritti dritti

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 Post con musica si prega di attivare il box a lato per ascoltare il ritmo.


Quello che si dice certo che Dio non esiste perché la sua idea di Dio è più forte della sua esistenza*. Oh yeah


Quello che è così certo della sua idea di diritti che non rispetta il Diritto. Oh yeah


Quello che è così omofilo che da dell’omofobo a tutti. Oh yeah


Quello che è così violento da non permettere che gli altri possano pensare diversamente, anzi che possano pensare, anzi che possano, anzi. Oh yeah


Quello che scrive su Internet ovunque, in tanti luoghi, con tanti commenti, con tanti messaggi, con tanti post ma dicendo solo una cosa e quella cosa non l’ha pensata lui. Oh yeah


Quello che cita Popper “Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti.” ma non cita Popper “ La società aperta è aperta a più valori, a più visioni del mondo filosofiche e a più fedi religiose,”. Oh yeah


Quello che pensa che il genere umano è uno, che i sessi sono due, anzi tre , anzi 5, anzi 55, però non li ha creati nessuno. Oh yeah


Quello che ha uno psicologo per spiegare le sue idee, quello che fornisce psicologi a chi diffonde le sue idee. Oh yeah


Quello che afferma che noi siamo quello che mangiamo e nello stesso tempo rifiuta la reincarnazione dei cannibali. Oh yeah


Quello che è contro la cattiva alimentazione, tanto che diventa cattivo, avariato. Oh yeah


Quello che è così nel giusto che non capisce gli altri. Oh yeah


Riassumendo per esempio c’è quello che pensa che le abbreviazioni degli SMS impediscono lo sviluppo dell’intelligenza solo xè nn i capisce, la sua idea è giusta, ha pure uno psicologo che lo conferma e se è violento nel difendere questo è solo perché gli altri sono intolleranti, e se trova su Internet qualcuno che non la pensa così ha il dovere di insulto, perché gente così non ha nessun diritto e non sarà certo lui a darglielo. Oh yeah


 

* (minuscolo perché vale in entrambi i casi sia di chi afferma che di Dio)
A questo punto fermare il primo box e ascoltare lo psicologo qui sotto. Oh yeah

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Hard Fire

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Sant’Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Trattato su San Luca, 7,131-132 ; SC 52
« Sono venuto a portare il fuoco sulla terra »

“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso”. Il Signore vuole che siamo vigilanti, attenti in ogni momento alla venuta del Salvatore… Ma poiché il guadagno è misero, e debole il merito quando soltanto il timore della punizione impedisce di sbagliare, mentre l’amore ha un valore superiore, il Signore stesso…infiamma il nostro desiderio di acquistare Dio quando dice: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra”. Non certo il fuoco che distrugge, bensì quello che produce la volontà buona, quello che rende migliori i vasi d’oro della casa del Signore, consumando il fieno e la paglia (1 Cor. 3, 12), divorando tutta la vanità del mondo, accumulata dalla passione del piacere terreno, opera della carne che deve perire.

Questo fuoco divino bruciava nelle ossa dei profeti, come dichiara Geremia: “C’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa” (Ger 20, 9). Infatti c’è un fuoco del Signore, di cui si dice: “Davanti a lui cammina il fuoco” (Sal 96, 3). Il Signore stesso è un fuoco “che arde senza consumarsi” (Es 3, 2). Il fuoco del Signore è luce eterna; le lucerne dei credenti si accendono a questo fuoco: “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese” (Lc 12, 35). Una lucerna è necessaria perché i giorni di questa vita sono ancora notte. Il Signore stesso, secondo la testimonianza dei discepoli di Emmaus, aveva messo questo fuoco nel loro cuore: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24, 32) Ci mostrano con evidenza qual’è l’azione di questo fuoco, che rischiara il profondo del cuore dell’uomo. Perciò il Signore verrà con il fuoco (Is 66, 15) per consumare il male al momento della risurrezione, per colmare con la sua presenza i desideri di ciascuno, e proiettare la sua luce sui meriti e i misteri.

Bob Dylan-A Hard Rain’s A-Gonna Fall (1964) di gillriser5

BOB DYLAN: “Scrissi quella canzone ai tempi della crisi dei missili a Cuba. Mi trovavo in Bleecher Street di notte assieme ad altra gente e ci chiedevamo preoccupati se la fine del mondo fosse prossima. Avremmo mai visto l’alba del giorno seguente? Era una canzone di disperazione… Cosa potevamo fare? Come potevamo controllare le persone che erano in procinto di annientarci? Le parole mi vennero fuori in fretta, molto in fretta…Era una canzone di terrore; frase dopo frase dopo frase cercando di catturare il feeling procuratomi dalla sensazione del nulla”. (da Maggie’s Farm – il sito italiano su Bob Dylan)

Per il testo e altre notizie:

http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=3&lang=it

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In un momento come questo

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In un momento come questo dove il papa ha parlato di terza guerra mondiale, con la crisi economica, come fa a dire che il Destino non ha lasciato solo l’uomo?

Perché la chiave per capire il destino non è secondo il nostro criterio, perché tutte queste cose passano, ma la questione decisiva è se in mezzo a tutte queste cose noi possiamo vedere qualcosa che rimane dopo tutto quello che accade, e per noi affrontare tutto questo che sta succedendo, è come dire ma c’è qualcosa che resiste a tutti questi bombardamenti, all’odio, all’intransigenza? C’è qualcosa che rende possibile che in Aleppo possano collaborare musulmani e cristiani? Le bombe potranno esaurirsi, ma questo che nasce da lì potrà crescere sempre di più e questo è quello che ci rende certi nella speranza perché la speranza non delude perché le modalità della vittoria sono diverse dalle nostre.

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Il carico della formica

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Ho letto un libro che mi ha fatto fare alcune riflessioni per cui oso farne una recensione, anche se un po’ atipica.

Il libro l’ho avuto da una mia collega: è scritto da una suo parente, e questo fatto mi ha fatto rivivere i momenti in cui mio padre era entusiasta dei suoi libri appena pubblicati e li diffondeva ad amici e conoscenti, non è mai stato famoso ma ancora c’è chi li legge.

Riguardo all’autore:

Notizie biografiche le trovate tranquillamente in rete scrivendo il suo nome: Demetrio Verbaro.

Non lo conosco direttamente, ma conosco attraverso il libro l’amore per la sua famiglia e la sua terra.

La storia:

Si svolge in un istituto psichiatrico, un ambiente fuori dalla realtà comune, lontano dalle battaglie quotidiane di cui comunque il libro è attraversato.

I personaggi principali nella prima parte malati e non, si presentano e con un buon gioco letterario come un ouverture veniamo a conoscere le loro storie crude che non si sono risolte.

La prima, secondo me la migliore, narra di un incontro inaspettato con una persona: un certo Pasquale che piano piano diventa amico di chi racconta. Pasquale, anche dal nome sembra un allegoria di Cristo, fa scoprire al protagonista chi è, che cosa è la vita e quanto questa vale. Viene in mente “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.”1. E fare questo oggi è da pazzi appunto.

Verso la metà un cambio di prospettiva fa accelerare il ritmo e il coinvolgimento aumenta, si rimane incollati alle pagine, per cui dal punto letterario mi sembra un lavoro ben riuscito.

Non racconto di più per rispetto di chi lo vorrà leggere.  [a questo proposito per qualche giorno si può scaricare l’ebook gratuitamente da Amazon.]

Il giudizio:

Qui invece qualche pezzo dovrò inserirlo, per cui chi non vuole sapere della trama si fermi.

Stiamo parlando di un libro che narra di pazzi, per cui il mio giudizio è libero dal seguire una logica ferrea, in fondo può essere sempre contraddetto dicendo “ma stiamo parlando di matti…”.

Tutto il bello del libro è riassunto qui, nella riflessione di Mimì:

“Non era capace di spiegarsi per quale motivo, pur avendo giovinezza e bellezza, non riuscisse a essere felice, se non per pochi attimi, momenti, brandelli di gioia, che un infernale sogno portava subito via”

è la conclusione a cui chiunque arriva se autenticamente e con lealtà affonda lo sguardo su qualsiasi problema che la realtà gli pone davanti, questa felicità sempre ricercata e mai raggiunta se non per brevi attimi, momenti che ridestano il desiderio ma non lo estinguono.

Questi attimi possono essere o una maledizione o un apertura al Mistero, una porta alla pazzia o un occasione per capire, per partecipare di quel Mistero di cui sono fatte le cose.

Nella maggioranza dei casi però si usa la tecnica dei manicomi: questi attimi si sedano, si riducono, perché non portino il loro effetto, in fondo sappiamo che ci toglierebbero dalle nostre le sicurezze, da quel poco che abbiamo, da quello a cui siamo attaccati.

Più avanti, nel libro succede altro, un evento imprevisto che mette in discussione quelle sicurezze che il protagonista aveva raccolto fino ad allora, la decisione è presa in un attimo e le sofferenze si sono create. Carlo ferito volge a Dio una preghiera, che però risulta monca, inutile, che quando l’ho letta mi ha irritato (in fondo Carlo poteva decidere diversamente):

“Carlo trascorse insonne il resto della notte, pregando Dio di aiutarlo, di mostrargli quale fosse la strada giusta da percorrere, le scelte da fare, affinché le persone che amava soffrissero il meno possibile.”

Irritante ma in fondo è la preghiera nostra, perché in fondo anche noi non sappiamo neanche cosa chiedere, ci fermiamo al «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!”», non fare soffrire chi amo, non farmi vedere la loro sofferenza. Togliamo la croce, togliamo quello che compie la preghiera: «Tuttavia non sia fatta la mia, ma la Tua volontà»2.

Come su una sentiero in montagna, si può pregare che la stanchezza finisca, ma se si vuole arrivare, si segue la guida, che conosce la strada e le nostre forze. Se chiedi non sai che risposta ti può arrivare, ti fidi della persona a cui chiedi, ti fidi che abbia la forza che tu non hai.

Un altro punto mi ha fatto pensare, un buonismo latente, un politicamente corretto, che ben si evidenzia qui:

“Gli amici risero insieme. Erano felici. Bart era gay, Mimì andava con le prostitute, Leonardo vedeva persone inesistenti, ma nessuno giudicava gli altri. Ognuno aspirava alla migliore versione possibile di sé, senza inseguire un modello a cui era impossibile aderire. Si volevano davvero bene. Era l’unica cosa che contava. Leonardo concentrò la sua attenzione su Vera. La guardò dritta negli occhi e la trovò bellissima”.

C’è un giudizio in queste frasi che contraddice il “nessuno giudicava gli altri”, un giudizio: “un modello a cui era impossibile aderire” che è figlio della riduzione del desiderio, ci si accontenta, si crea un patto in cui ognuno è contento perché soffoca il cuore, che quel modello impossibile brama, in effetti lo sguardo si sposta da quella amicizia anestetizzata a Vera (anche qui il nome non credo sia a caso) e lì ritrova l’ideale di bellezza che cercava. Lo fa in maniera non esplicita, e qui forse il limite del libro, perché questo ideale deve comunque trovare il suo sbocco, è il cuore che lo reclama. Ma questo ideale viene a noi spesso imprevisto, come un incontro.

A questo punto viene in mente un mio post di una paio di anni fa in cui finivo con questa citazione di Paul Harding, 2012:

“Siamo fiduciosi e ci eccitiamo alla prospettiva di quale bellezza i nostri prossimi, inefficaci tentativi riporteranno in questo mondo, abbiamo fiducia nel fatto che i nostri amici e vicini di casa riconosceranno in loro i nostri desideri frustrati, riconosceranno non tanto la mancanza di perfezione, o il fatto scontato che non abbiamo tutto, ma la grande fortuna di avere così tanto, e che questi tentativi di raggiungere la perfezione sono perfetti gesti di devozione reciproca, perfetti gesti di amicizia, perfetti gesti di amore.”

Se l’autore leggerà mai queste righe non me ne voglia, sul libro come ho già scritto ho un giudizio positivo, aspetto il secondo.

1 Gv 15, 13

2 Lc 22,42

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Il sottosuolo è emerso

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“Ma guardate più attentamente!

Se non sappiamo neppure dove abiti, adesso, questa vita, e cosa sia, come si chiami!

Lasciateci soli, senza i libri, e subito ci confonderemo,

ci smarriremo: non sapremo che partito pigliare, a cosa attenerci;

che cosa amare e che cosa odiare, che cosa rispettare e che cosa disprezzare!

Ci è di peso perfino essere uomini – uomini con un corpo e sangue vero, nostro;

ce ne vergogniamo,

lo consideriamo un disonore e ci sforziamo di essere non so che ipotetici uomini universali.

Siamo nati morti, e da tempo non nasciamo più da padri vivi, e la cosa ci piace sempre di più.

Ci prendiamo gusto.

Presto escogiteremo il modo di nascere da un’idea.”

Memorie dal sottosuolo – F.Dostoevskij scritto 149 anni fa…

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