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Aconteceu

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“Accadde quando nessuno lo aspettava, accadde senza suono di campane, accadde diversamente dalle storie che i romanzi ci raccontano abitualmente.” sabato scorso a sentire le parole di questa canzone all’inizio dell’incontro con Papa Francesco mi si allargava il cuore, descrivevano cosa stavo vivendo ultimamente, ma…

Provate a immaginare di essere venuto a Roma per incontrare il Santo Padre e avere a disposizione qualche secondo per potergli affidare quello che hai di più caro e urgente nel cuore.
Provate ad immaginare di essere un famoso professore ucraino, di non parlar bene l’italiano, e per vari incontri essere in una posizione di visibilità ed averla questa possibilità.

Immaginate ora anche un papà con grande desiderio di felicità per sua figlia, e che questa passi attraverso la benedizione del Papa.

Uno tra gli ottantamila.

Per circostanze inattese, questo padre e questo professore si incontrano sul sagrato davanti a San Pietro poco prima dell’inizio dell’udienza.
Il padre porge sua figlia al professore affidandogliela “La porti al Papa, che gli dia la Sua benedizione”, non si conoscono.

Il professore accetta la richiesta dell’amico sconosciuto, prende la bimba e la tiene con se tutto il tempo dell’udienza per poter arrivare alla fine davanti al Santo Padre un po’ impacciato con la bimba in braccio per farla benedire.

Il Papa fa domande il professore sa solo il nome della bimba ma si capiscono, il Papa benedice. (qui il video)

E le richieste care e urgenti che aveva dentro? Chissà, ma accade che la realtà a volte ti sposti dai tuoi pensieri e la allora grandezza è nell’intravedere che ti viene data una nuova possibilità, e vuoi starci e ringraziare.

Al termine il professore ringraziò calorosamente il padre per l’occasione avuta: portare questa bimba al Papa.

Nel frattempo la nonna dalla piazza riconosce la nipote e si emoziona, e oggi il nonno ringrazia la possibilità di raccontare questa storia, e di rimanere in cammino su questa strada.

I_dal_Papa

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Don Giussani: il Papa ammonisce chi tiene le sorti del mondo

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Sono passati quasi dodici anni, ma il giudizio di allora lascia commossi e colpiti anche oggi che risuonano i tamburi di guerra e che dai fatti ha avuto ragione.

 

Caro Direttore,
negli scoppi delle bombe e negli incendi delle città ciò che ai miei occhi riporta la verità sulle cose è il pensiero della morte di Gesù. Non sono in grado di darmi altra spiegazione se non questa: seguire Cristo che va a morire sulla croce, essere come Lui, e basta. Per questo abbiamo aderito con semplicità ai sentimenti di amore e di pace propri del Papa, riconoscendo con lui che essi non vengono dall’adesione a una condanna di quelli che vogliono la guerra, ma dall’impegnare tutte le energie a riattivare un’educazione che alleni al riconoscimento di un’ingiustizia annidata alle origini di tutte le decisioni umane — quello che nel nome di Cristo si chiama peccato originale —. Ci è impossibile dare un giudizio a partire da un’analisi psicologica o naturale, mantenuto poi dal groviglio del potere concepito dalla mentalità di Saddam, ma anche di Bush. Un giudizio è possibile se si ammette che tanto quanto è certo che la colpa è da una parte e dall’altra (e ne risponderanno), altrettanto è evidente che l’origine di essa non è né nell’uno né nell’altro. La colpa originale, e quindi la possibilità del dispotismo, è un veleno che ha il suo habitat, la sua genesi in un mistero. Ed è a questo livello per noi insondabile che la misericordia di Dio pone rimedio.
Ora, ciò di cui sto parlando non riguarda solamente l’aldilà, perché la misericordia di Dio pone rimedio già nell’esistenza terrena, per cui già in questo mondo c’è la possibilità della pace per gli uni e della disperazione per gli altri. Dio è misericordioso, il Mistero è una misericordia che porta con sé la croce. Una croce che per gli uni è un destino di castigo, penitenza e umiltà in un cammino dentro la pace, per gli altri è un mistero di rabbia senza confini.
Così nella misericordia la faccia del soldato americano è identica a quella del soldato iracheno che si trova di fronte la bocca del cannone che lo frantumerà. Sono tali e quali, non sono più l’uno contro l’altro. Che grande mistero! Nella misericordia si realizza il vantaggio dell’amore, che arriva fino al perdono. Se non si giunge a questo, tutto è menzogna; e la ragione si incista in una contraddizione: si accusa l’altro o si accusa se stessi, finendo nella disperazione pura.
La salvezza è data dal seguire Cristo, dall’immedesimazione col Suo sentimento dell’uomo e invocando la grazia che l’uomo faccia con la sua libertà ciò che Cristo ha fatto con la Sua: l’abbandono della propria debolezza mortale nelle mani della misericordia del Padre, cioè del Mistero dell’essere.
Si pensi ai Salmi o alle parole profetiche contenute nella Bibbia. Dio interviene nel cammino del popolo con profezia o con autorità e dice, per esempio: «Vi castigo! Sei castigato, popolo mio!». Oppure si serve del profeta per parlare al popolo tremebondo perché sotto il peso di un padrone pagano, e il profeta Neemia dice: Dio è più forte, è il signore di tutto, perciò «non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza» (Neemia, 8,10). Sta parlando di Dio che porta il bene, la bellezza, la bontà, nel quale il popolo trova l’energia per giudicare ciò che accade.
Quando un popolo sta attraversando un momento brutto o penoso della propria storia, esso può dare un giudizio su ciò che è giusto o no nella misura in cui viene educato: se è educato, se ha un cammino guidato, se è indirizzato, allora seguendo i suoi maestri può dire di sì o di no a evidenze storiche — storicamente chiare —. In questi tempi il Papa ha motivi adeguati per dire di no alla guerra, anche se la guerra è fatta da gente che dì per sé avrebbe ragione di farla; perciò teniamo presente quello che dice il Papa, perché il giudizio spetta a persone che sono state educate a considerare quel che accade dal punto di vista della legge di Dio e della memoria del popolo. Giovanni Paolo II, dopo avere detto che è sbagliato fare la guerra — sbagliato perché non c’è motivo adeguato —, ha aggiunto: «Dio vi giudicherà», che è un modo per mettere in guardia chi ha un compito di responsabilità storica per il futuro del mondo (questo è il motivo per cui proviamo innanzitutto una profonda pietà per chi si è assunto la terribile responsabilità della guerra).
Certamente mia mamma non avrebbe mai indicato come ragione in favore della guerra quella che portano i suoi sostenitori. Ma neppure avrebbe seguito coloro che vi si oppongono per un calcolo di politica contraria; osservando gli uni e gli altri, mia mamma avrebbe concluso: «Preghiamo il Signore affinché ci aiuti Lui». E questo giudizio l’avrebbe lasciata tranquilla — non perché indifferente, ma perché certa che Dio è il signore di tutto, che tutto conduce a un destino di bene — di fronte a qualunque grave momento della storia.
* fondatore di Comunione e liberazione

Vedi anche quest’articolo di Tempi

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Cari copti

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Che impressione alla luce dei fatti di questi giorni rileggere la preghiera dell’Incenso pubblicata nell’ultimo post.

«Offriamo questa messa per i nostri ventuno fratelli copti, sgozzati per il solo motivo di essere cristiani» ha detto oggi il Papa.

Che dolore per tutta la Chiesa e la cristianità.

Sarebbe bello indire una giornata comune di preghiera! “Gesù aiutami!” #Noi_siamo_copti

“La vostra esperienza di fede non si esaurì in una ricerca dotta e in una scalata razionale ai cieli di un Dio inaccessibile, ma si lasciò conquistare ed educare dalla vita semplice del popolo, intessuta di immediatezza e generosità, di fantasia spontanea ed avvincente. Il dotto studioso e il contadino generoso fecero entrambi confluire nel vostro patrimonio tradizionale il meglio della loro ricerca di Dio e la loro comune esperienza di persone amate e salvate da lui.

Su questa vostra ricca esperienza religiosa si sono innestate sia l’indomito coraggio dei martiri, sia l’ascesi appassionata di schiere innumerevoli di monaci. Unicamente guidati dalla sapienza della Parola di Dio, i vostri martiri e i vostri asceti seppero testimoniare una mirabile radicalità nella ricerca del regno, una insuperata maestria nel penetrare i segreti nascosti nel cuore dell’uomo.

Il messaggio di quegli “entusiasti di Dio” risuona ancor oggi più che mai attuale per la Chiesa. È un invito ad essere fedeli e coraggiosi e a riscoprire, nel frastuono della civiltà moderna, abitudini creative ove affrontare il cammino della ricerca della verità, senza maschere o alibi o finzioni.” GPII

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Je suis Factum

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Senti dire rispetto a quanto successo in Francia che è colpa nostra, dell’occidente, si fanno manifestazioni, tutti quanti a dire, Je suis Charlie Hebdo.

No, non lo sono, non sono la reazione a qualcosa, non sono le colpe dell’occidente, non sono la satira a volte blasfema di Charlie Hebdo, non sono la risata che vi seppellirà, perché la vita è seria, anzi drammatica.

E solo dicendo e approfondendo chi siamo, che cosa desideriamo, cosa in fondo ci rende contenti che tutto questo si quieterà, come la tempesta nella Pastorale di Beethoven.

E’ una guerra religiosa? Vedo poca religione e molta ideologia.

Una prova di questo: da quello che si è visto in questi giorni, da tutti i protagonisti nel bene e nel male può nascere una preghiera profonda e calma come questa? La dedico alle vittime e a chi le ha provocate.

Preghiera dell’incenso

della tradizione Copta

O Re della pace, dacci la tua pace e perdona i nostri peccati.
Allontana i nemici della Chiesa e custodiscila, affinché non venga meno.
L’Emmanuele nostro Dio è in mezzo a noi nella gloria del Padre e dello Spirito Santo.
Ci benedica e purifichi il nostro cuore e risani le malattie dell’anima e del corpo.
Ti adoriamo, o Cristo, con il Tuo Padre buono e lo Spirito Santo, perché sei venuto e ci hai salvati.


Permettetemi un altra citazione:

“Viviamo infatti in una società in cui quell’esigenza di fondo, che emerge inevitabilmente dentro ogni uomo e che si può definire senso religioso, non solo non è presa in considerazione da tutte le culture diverse da quella cristiana, ma anzi viene censurata e repressa. Se infatti c’è oggi un desiderio umano radicalmente oppresso, questo è proprio il senso religioso.

E sarebbe forse interessante fare delle ricerche per studiare quali danni e deviazioni derivino da tale repressione alla psiche dell’uomo moderno.

Sempre a causa di questa censura, la Chiesa – anche quando viene accolta come una presenza di cui comunque tener conto – è vista o come centro di potere politico o come centro di potere culturale e sociale o come pulpito di richiamo etico mentre invece è nata e miracolosamente permane nella storia per questo solo scopo: dare risposta esauriente e definitiva al bisogno religioso dell’uomo, che è il suo bisogno fondamentale.” L.G. 1976

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Di nuovo dal crinale

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coverE’ ritornato a scrivere su Avvenire nella sua rubrica dal Crinale G.L.Ferretti, questo è il primo dei suoi contributi.

Il conto dei giorni

02/01/2015

Salendo verso la Chiesa la strada lastricata del borgo, superata l’aia che qui chiamiamo “piazza”, c’è la porta di una stalla sovrastata da una stella. È una stella cometa, viene dall’Oriente: è made in China, di plastica, di poco conto. Sulla via dei presepi attraverso l’Appennino che fu il regno di Matilde di Canossa questo è il presepe più povero, manca di tutto ma non di grazia. È il presepe dei pastori così come è stato loro annunciato nel vangelo di Luca: — troverete un bambino avvolto in fasce adagiato in una mangiatoia — il mistero del Santo Natale ridotto ad essenza. Poche mani devozionali hanno aggiunto una icona mariana, una lampada a petrolio, due teli riciclati che sembrano sbucare dalla Giudea di duemila anni fa. Un povero presepe a rispecchiare la realtà dei borghi di montagna abbandonati per scendere al piano, in città, in cerca di nuove opportunità; gli animali domestici non più allevati sono scomparsi, i campi lasciati all’incuria fioriscono di rovi e i boschi tornano selve. Eppure non tutto è perduto, non la consapevolezza che a ogni uomo sono concessi i propri giorni e di questi dovrà rendere conto. Anche nel tempo dell’abbandono, quando bastano gli occhi di un bimbo a accendere una speranza rinnovata e basta un presepe per custodirla.

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Regalo di Natale

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Ho letto qualche settimana fa sul sito che riportava i lavori del III convegno dei movimenti ecclesiali (www.laici.va) il testo del discorso di Fabrice Hadjadj del 20 Novembre 2014, mi è piaciuto talmente tanto che ho deciso di tradurlo, è un discorso a 360° sul mondo che ci circonda in rapporto alla missione della Chiesa, un testo molto importante per chi come me è presente su Internet.

Vi regalo per il Natale la traduzione.

La troverete premendo il bottone qui sopra, vicino alla Home, in fondo al testo c’è anche il link al pdf.

Qui allego un anticipo per stuzzicarvi un po’ a leggere il resto.

[…]

Quando voi aderite a un Partito, voi aderite inizialmente a una dottrina o a un gruppo, quindi voi fate propaganda, tentate di riunire il maggior numero di persone e di trasformare il mondo secondo i valori del vostro gruppo. E’ secondo questo modello che si è potuto concepire l’espansione della Chiesa, perché è il modello per tutte le imprese a pretesa universale: una parte vuole trasformare il tutto, e alcuni direbbero che è come un cancro che sviluppa le sue metastasi, e altri che è come una turbina che elettrifica la città.

L’unico problema è che questo modello è mondano. Fa della missione della Chiesa qualcosa che non è solo nel mondo, ma del mondo. Spinge a credere che l’evangelizzazione avviene principalmente attraverso il recupero dei mezzi mondani, scambiando la Coca-Cola con Gesù Cristo.

È come qualsiasi altra attività, ma con un passo indietro, poiché, i figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce (Luca 16 ,8). Poco importa. Troverete sempre un professore di teologia pastorale che vi spiegherà che: “Se oggi San Paolo fosse vivo, senza dubbio userebbe Internet e Facebook per diffondere il suo messaggio.” Bene. Ma questo è l’essenziale? Il Vangelo è d’altronde un “messaggio” da comunicare? Prima di affrontare la sfida dei segni dei tempi, vorrei soffermarmi un po’ su questa domanda, e vedere in che cosa la missione del cristiano non è una semplice propaganda militante. Riporterò qui 5 punti di differenza radicale.

1° Rivolgersi a Cristo è anzitutto girarsi verso qualcuno; aderire a un Partito è aderire a qualcosa. Qualcosa, una dottrina, un messaggio, quello che si può comprendere. Ma non possiamo mai comprendere appieno qualcuno, anche se è solo una persona umana. Pertanto, la parola cristiana non consiste anzitutto nel dire qualcosa di qualcosa, ma dire di qualcuno a qualcuno. È chiamare ed essere chiamato, con un nome proprio, prima di spiegare o di imporre, con dei nomi comuni.

È un Seguimi, prima di essere un ecco ciò che sei, o ecco cosa dovremmo fare. Certamente questo è il motivo per il quale le prostitute entreranno prima dei farisei nel Regno. Almeno, le prostitute dicono: Seguimi, mentre gli scribi e i dottori dicono semplicemente: “Questa è la legge alla quale ti devi sottomettere.” La legge è necessaria, ma non è sufficiente, non è prima, perché è impersonale, mentre la chiamata è personale.

Possiamo già dedurre che l’evangelizzazione non parte inizialmente dalla comunicazione, ma dalla comunione. Si comunica qualcosa, ma la comunione è con qualcuno. Cristo non è un marchio di cui fare pubblicità. È una persona che ci viene incontro, con tutto l’inaspettato, tutto l’incontrollabile di qualsiasi incontro.

Resto a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul mio blog non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto.

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i fiori sono buoni in principio

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 Stiamo arrivando al Natale, un nuovo inizio nella storia dell’umanità, un nuovo inizio nella mia vita, c’è sempre un qualcosa di buono in un inizio, si rinnova il senso delle cose, si è più vicini a come sono state pensate e volute, come in un amore all’inizio non ci sono i se, i ma, le fatiche, i dolori, c’è il cuore che batte.

“Io sono esattamente ai loro antipodi. Io sono molto più sicuro del fatto che le cose sono buone in principio, piuttosto che andranno bene alla fine. Questo mosaico di cose, questa carne, queste pietre sono cose buone; di tutto ciò sono più sicuro di quello che sono capace di esprimere. Ma dire ciò che accadrà a tutte queste cose, significa addentrarsi nel dogma e nella profezia. Quello che dico è, certamente, solo l’espressione dei miei sentimenti, non riguarda neppure ciò che professo con la mia fede ragionata. Basandomi sui miei soli istinti, io non sarei mai in grado di dire quale sarà la fine di questo mondo materiale, che penso sia così meraviglioso. Perché tutto ciò che so è che, letteralmente e non figurativamente, verrà fatto un fascio di tutte le erbacce perché siano bruciate e che l’albero giacerà lì dove cadrà. Sono un agnostico, come la maggior parte delle persone che hanno una teologia positiva. Ma affermo, con la massima sincerità, che gli alberi e i fiori sono buoni in principio, qualunque cosa accada loro alla fine; che le vite umane sono buone in principio, qualunque cosa accada loro alla fine. La moderna e ordinaria opinione progressista afferma che l’universo è cattivo, ma certamente migliorerà. Io dico che è sicuramente un universo buono, anche se peggiorerà. Io dico che gli alberi e i fiori, le stelle e i sessi, sono buoni all’origine, non solo alla fine. In Principio la potenza indicibile creò il cielo e la terra. In principio Egli li guardò e vide che erano cose buone.” Chesterton

 

Deve essere un virus, molti citano Chesterton in questo periodo.

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Il tuo nome è qualcuno

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Non avevo mai pensato a questo ma la frase qui sotto mi ha fatto comprendere che tra i nulla e l’essere c’è, come ben dice la Treccani, una scelta compiuta per un libero atto della volontà.

E questa scelta all’origine ti distingue da quello che hai intorno, questa scelta si evidenzia in un nome, con due conseguenze: se hai un nome è per tutti, e senza gli altri il nome, la scelta, la preferenza non esisterebbero.

Qualcosa diventa qualcuno, attraverso una preferenza, con e per gli altri.

Come a Natale dove comincia una storia…

 

 

«C’era il nulla, il nulla di tutto, ma, più puntualmente, il nulla di te e di me:

la parola “elezione” segna il limite, la soglia, tra il nulla e l’essere.

L’essere fiorisce, dal nulla, come scelta, come elezione:

non esiste altra condizione proponibile, non esiste altra pensabile premessa.

Questa scelta e questa elezione sono la pura libertà del Mistero di Dio in azione,

la libertà assoluta del Mistero che si esprime»

«Il Mistero di Dio, che si esprime come libertà nella scelta o nella elezione,

vibra, può e deve vibrare, con timore e tremore, con umiltà assoluta, dentro la preferenza umana,

perché la preferenza umana è l’ombra della scelta della libertà di Dio» L.G.

C’è sempre una preferenza per un nome, due filmatini per documentare questo, per il secondo magari anche solo il primo minuto, è la storia di uno senza memoria e quindi senza nome.

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Quelli che hanno i diritti dritti

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 Post con musica si prega di attivare il box a lato per ascoltare il ritmo.


Quello che si dice certo che Dio non esiste perché la sua idea di Dio è più forte della sua esistenza*. Oh yeah


Quello che è così certo della sua idea di diritti che non rispetta il Diritto. Oh yeah


Quello che è così omofilo che da dell’omofobo a tutti. Oh yeah


Quello che è così violento da non permettere che gli altri possano pensare diversamente, anzi che possano pensare, anzi che possano, anzi. Oh yeah


Quello che scrive su Internet ovunque, in tanti luoghi, con tanti commenti, con tanti messaggi, con tanti post ma dicendo solo una cosa e quella cosa non l’ha pensata lui. Oh yeah


Quello che cita Popper “Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti.” ma non cita Popper “ La società aperta è aperta a più valori, a più visioni del mondo filosofiche e a più fedi religiose,”. Oh yeah


Quello che pensa che il genere umano è uno, che i sessi sono due, anzi tre , anzi 5, anzi 55, però non li ha creati nessuno. Oh yeah


Quello che ha uno psicologo per spiegare le sue idee, quello che fornisce psicologi a chi diffonde le sue idee. Oh yeah


Quello che afferma che noi siamo quello che mangiamo e nello stesso tempo rifiuta la reincarnazione dei cannibali. Oh yeah


Quello che è contro la cattiva alimentazione, tanto che diventa cattivo, avariato. Oh yeah


Quello che è così nel giusto che non capisce gli altri. Oh yeah


Riassumendo per esempio c’è quello che pensa che le abbreviazioni degli SMS impediscono lo sviluppo dell’intelligenza solo xè nn i capisce, la sua idea è giusta, ha pure uno psicologo che lo conferma e se è violento nel difendere questo è solo perché gli altri sono intolleranti, e se trova su Internet qualcuno che non la pensa così ha il dovere di insulto, perché gente così non ha nessun diritto e non sarà certo lui a darglielo. Oh yeah


 

* (minuscolo perché vale in entrambi i casi sia di chi afferma che di Dio)
A questo punto fermare il primo box e ascoltare lo psicologo qui sotto. Oh yeah

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Hard Fire

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Sant’Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Trattato su San Luca, 7,131-132 ; SC 52
« Sono venuto a portare il fuoco sulla terra »

“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso”. Il Signore vuole che siamo vigilanti, attenti in ogni momento alla venuta del Salvatore… Ma poiché il guadagno è misero, e debole il merito quando soltanto il timore della punizione impedisce di sbagliare, mentre l’amore ha un valore superiore, il Signore stesso…infiamma il nostro desiderio di acquistare Dio quando dice: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra”. Non certo il fuoco che distrugge, bensì quello che produce la volontà buona, quello che rende migliori i vasi d’oro della casa del Signore, consumando il fieno e la paglia (1 Cor. 3, 12), divorando tutta la vanità del mondo, accumulata dalla passione del piacere terreno, opera della carne che deve perire.

Questo fuoco divino bruciava nelle ossa dei profeti, come dichiara Geremia: “C’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa” (Ger 20, 9). Infatti c’è un fuoco del Signore, di cui si dice: “Davanti a lui cammina il fuoco” (Sal 96, 3). Il Signore stesso è un fuoco “che arde senza consumarsi” (Es 3, 2). Il fuoco del Signore è luce eterna; le lucerne dei credenti si accendono a questo fuoco: “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese” (Lc 12, 35). Una lucerna è necessaria perché i giorni di questa vita sono ancora notte. Il Signore stesso, secondo la testimonianza dei discepoli di Emmaus, aveva messo questo fuoco nel loro cuore: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24, 32) Ci mostrano con evidenza qual’è l’azione di questo fuoco, che rischiara il profondo del cuore dell’uomo. Perciò il Signore verrà con il fuoco (Is 66, 15) per consumare il male al momento della risurrezione, per colmare con la sua presenza i desideri di ciascuno, e proiettare la sua luce sui meriti e i misteri.

Bob Dylan-A Hard Rain’s A-Gonna Fall (1964) di gillriser5

BOB DYLAN: “Scrissi quella canzone ai tempi della crisi dei missili a Cuba. Mi trovavo in Bleecher Street di notte assieme ad altra gente e ci chiedevamo preoccupati se la fine del mondo fosse prossima. Avremmo mai visto l’alba del giorno seguente? Era una canzone di disperazione… Cosa potevamo fare? Come potevamo controllare le persone che erano in procinto di annientarci? Le parole mi vennero fuori in fretta, molto in fretta…Era una canzone di terrore; frase dopo frase dopo frase cercando di catturare il feeling procuratomi dalla sensazione del nulla”. (da Maggie’s Farm – il sito italiano su Bob Dylan)

Per il testo e altre notizie:

http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=3&lang=it

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