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Le Case di Mosul

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Mosul

Gli ho sentiti leggere questa commuovente lettera dopo aver cantato “le Case di Mosul” ve ne propongo la lettura:

Ad agosto un giovane prete iracheno, Padre Sarner Yohanna, ha dettato al telefono dall’Iraq questa lettera per noi The Sun affinché ci venisse recapitata in sicurezza. Non è fantasia: è un’atroce realtà.
Ho letto questo scritto durante tutti i nostri concerti da settembre in avanti.
Ognuno di noi può fare molto per aiutare questi fratelli.
Un caro saluto e grazie per quello che farete,
Francesco Lorenzi – The Sun

“Ho ascoltato il cd che mi è stato regalato e in particolare la canzone “Le case di Mosul”: grazie, ragazzi, per il coraggio con cui avete finalmente contribuito a rompere il silenzio.
A volte, noi cristiani dell’Iraq, abbiamo la sensazione terribile di essere soli, dispersi nell’indifferenza del mondo, bersagli di una violenza inaudita e inconcepibile, a cui l’orecchio e l’occhio del mondo si sono ormai abituati.
Ho vissuto sulla mia pelle la violenza della guerra prima e di questo insensato genocidio adesso.
La mia famiglia è stata costretta a lasciare l’Iraq, come migliaia di altre famiglie. Il mio popolo è stato decimato, hanno ammazzato il mio vescovo, il mio insegnante di teologia e poi compagno di ministero. Oggi non sono consentiti i simboli cristiani, è stata introdotta una tassa per i non musulmani.
Le case dei cristiani a Mosul sono marchiate con una N, che sta per Nazareni.
I nostri luoghi di culto sono cenere e macerie.
Conversione all’islamismo o morte o fuga: queste le scelte che ognuno ha davanti.
La millenaria presenza cristiana in Iraq rischia di scomparire per sempre. Qualcuno ha parlato di “crimine contro l’umanità” … ma la nostra gente continua ad essere massacrata. La colpa? Essere cristiani e volerlo essere nonostante tutto.
Padre Ragheed, il mio maestro, morto ammazzato, mi diceva sempre: dobbiamo esprimere la nostra speranza restando presenti e soprattutto continuando a rendere presente Gesù Cristo nell’Eucarestia.
Ho da poco terminato il corso di studi a Roma e ora anch’io sono tornato nella mia terra a svolgere il servizio che mi è stato affidato: come Padre Ragheed, non posso smettere di fare quello che faccio.
Nella canzone dedicata a Mosul avete scritto: “Tacere è un più lento morire” Vi ringrazio, anche a nome della mia comunità, per le vostre parole che invece risuonano e che, grazie alla musica, viaggiano più veloci.
E più avanti scrivete: “Ci sarà sempre un pretesto qualunque, una distrazione invitante, per voltare le spalle”
Grazie, perché voi non lo avete fatto e questo ci fa sentire meno soli e dà alla nostra speranza la forza della condivisione.
Grazie a tutti. Di cuore. Siamo vicini in Cristo e uniti nella preghiera.
Vi benedico e vi auguro ogni bene nel Signore”
Padre Samer Yohanna

 

Santi

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Leggere la realtà pensando anche l futuro.

 

“La Chiesa primitiva, dunque, non si sente certo il luogo della gente perfetta.

Lotte di opinioni all’interno della comunità che diventano reali pericoli di scissioni, odi vicendevoli, gente che proponendosi con il possesso di un carisma semina confusione nella comunità, il persistere dei vizi del paganesimo e l’allontanarsi dall’annuncio degli apostoli per seguire proprie e altrui interpretazioni, tutto questo è accaduto in quelle comunità di «santi».

Ma dentro quella realtà così banalmente umana, così misera come i sintomi che abbiamo citato ci indicano, c’è la certezza di una umanità nuova, quella di Cristo, capace di trasformare qualunque povera umanità, purché ci si disponga in quella «corsa» che descriveva l’Apostolo, purché ci si metta in un cammino, secondo le proprie possibilità sorrette dalla grazia.

La certezza è che Gesù Cristo può vittoriosamente attraversare le nostre impotenze con la sua forza e mutarle in una energia operosa per il bene.
Questa è la certezza che noi ereditiamo, insieme alla possibilità del male, da coloro che ci hanno preceduto.” LG “Perchè la Chiesa”

Ionesco 106

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Buon compleanno Eugène Ionesco!

Fa effetto rileggere le parole sentite 28 anni fa da Eugéne, e riferirle ai nostri giorni inquieti:

“Non poter concepire un mondo senza limiti, non poter immaginare l’infinito, è questa la nostra infermità di fondo. Non sappiamo neppure quello che facciamo. Ci fanno fare delle cose che non capiamo, di cui non siamo responsabili. Per un’intelligenza superiore noi siamo come quelle ridicole bestie feroci dei circo, a cui fanno fare gesti comandati di cui non possono capire il significato. Ci si diverte alle nostre spalle, siamo il giocattolo di qualcun altro. Se, almeno, potessimo sapere. Siamo immersi nell’ignoranza, facciamo altro rispetto a quello che crediamo di fare, non siamo i padroni di noi stessi. Tutto sfugge al nostro controllo. Facciamo la rivoluzione per instaurare la giustizia e la libertà. E alla fine instauriamo l’ingiustizia e la tirannia. Siamo vittime di inganno. Tutto si rivolta contro di noi. lo non so se tutto questo abbia un senso, se il mondo sia o non sia assurdo, ma per noi è assurdo, perché noi siamo assurdi e viviamo nell’assurdo. ”

“In queste condizioni, un uomo che io chiamo cosciente, un uomo che ha presente queste verità elementari, può accettare di vivere? Ho un amico, filosofo della disperazione, tutt’altro che insensibile, che vive a suo agio nel pessimismo. Parla molto, parla bene, è allegro. Dice: “L’uomo moderno si arrabatta nell’incurabile”. ”

“Forse, una sola via di uscita. E’ ancora la contemplazione, la meraviglia dinanzi al fatto esistenziale, come dicevo prima. Ma è anche questo un modo di essere al di là del bene e del male. So che è difficile vivere nello stupore quando si è al bagno penale, quando le mitragliatrici vi sparano contro o, basta pur poco, quando si ha mal di denti. Viviamo però nello stupore, per quanto ci è possibile. La ricchezza della creazione è infinita.”

“E credo che fra tutte queste ragioni, le due ragioni più forti di scrivere siano proprio queste; far condividere agli altri lo stupore di esistere, il miracolo del mondo e far sentire il nostro grido di angoscia a Dio e agli uomini, far sapere che noi siamo esistiti. Tutto il resto è secondario. L’arte è allo stesso tempo umana e inumana. Esprime la domanda, la tristezza e la gioia dell’uomo, e in questo è umana. Ma le domande, la tristezza e la gioia costituiscono soltanto i materiali con cui si costruisce una specie di edificio. Bisogna che l’edificio stia in piedi. E perché l’edificio resista attraverso i tempi, bisogna che esso sia espressione del proprio tempo, e oltre il tempo, che esprima l’extratemporale, il permanente.”

 

 

Cose dell’altro mondo

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La testimonianza di Padre Gianola fa ancora commuovere
Qui sotto il link al catalogo della mostra a lui dedicata… dopo 25 anni

Slow life

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Occorre per questo post fermarsi e ascoltare, la vita non è una corsa continua, non lo deve essere, occorre a volte rallentare per cogliere quello che c’è oltre il primo sguardo.

Ho scritto due volte “occorre” che ha nella etimologia “correre” sembra in opposizione al post, ma suo significato è “andare incontro”.

Sto leggendo un libro di Don Giussani che rimanda a un intervista famosa alle Carmelitane di Bologna, in questo tempo di polemiche nella Chiesa e verso la Chiesa questa intervista è una porta che si spalanca verso il Mistero e all’amore che opera incessantemente nelle nostre esistenze.

In Cammino, Rizzoli Bur, 2014, pagina 132: «Mi ricordo tanti anni fa l’intervista radiofonica… Sentire le risposte di quella ragazza fu una sorpresa: vibravano di una saggezza stupefacente. Da che cosa le veniva? Dall’abitudine a percepire l’eterno dentro l’istante effimero e ad abbracciar le cose tutte insieme, perché non si può giudicare neanche d’un capello se non dalla totalità dell’organismo a cui si appartiene».

Qui sotto l’intervista e qui le attuali monache intervistate. Ascoltate se potete, merita.

 

 

 

 

Incontri 3

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La Grazia incontrò Verità e Libertà, quasi non li riconobbe erano il pallido ricordo della vera Libertà e della Verità che soddisfa e attrae, li guardò e li amò.

La madonna e i santi Perugino - la grazia

 

Incontri 2

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La Verità incontrò la Libertà, non la capii, Libertà andava da un altra parte, pianse, si sarebbe persa.

Incontri

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La Libertà incontrò la Verità, non la riconobbe passò oltre, da quel giorno rimase inquieta come se non fosse più se stessa.

Meeting 2015 – 4 La bellezza più grande

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Si potevo finire con il post prececoroCETdente, ma c’è quel “voglio tutto”, c’è che la bellezza da spettatore dei Monaci finisce, c’è che i cristiani perseguitati ci parlano delle loro sofferenze e della loro fede così diversa dalla nostra, c’è quel grande personaggio che aiuta i pazzi in Africa, gente che nessuno vuole ma che è stata voluta al mondo come me.

C’è ancora quella mancanza, è con quest’animo che vado a vedere la mostra sui Canti Alpini del coro CET, ti fanno passare prima di ogni altra spiegazione attraverso la ricostruzione di una trincea, per capire cosa fosse la prima guerra occorre passarci attraverso, immaginarsi i morti, il dolore, la vita che facevano in quei pochi metri di spazio, attraversare la loro paura.

Poi questi ragazzi raccontano che sono andati dal più grande coro alpino italiano per imparare, gli dicono della loro passione e che hanno incontrato una bellezza più grande e la vogliono comunicare con questi canti, che non solo fanno commuovere ma fanno muovere anche qualcosa di più profondo. Come dicono loro:

Questa esperienza, propria di qualsiasi popolo che canta, è la stessa che si ripete oggi per chi come noi prova a servire il repertorio alpino e la sua bellezza (segno piccolo ma autentico della Bellezza che riempie il cuore).
I canti sono il racconto della capacità di affrontare avvenimenti anche di gran lunga superiori alle forze di singoli e gruppi (come nell’esperienza della guerra), senza che questi possano ridurre o sopraffare il cuore di chi li vive. Nei canti, anche i più tristi e drammatici, non vi è traccia di recriminazione e di disperazione ma anzi un chiaro senso di compassione e di speranza. La violenza della tecnica, come fosse in grado di annullare l’umano, non è mai il vero tema.Anzi è vero il contrario e cioè che al centro è l’uomo in grado di desiderare, di amare, di offrire, fino a, anche inconsapevolmente, pregare (cf. Monte Canino, Ai preât, In cil e je une stele,…), certo di un’origine e di un destino più grandi.

Il canto “Il testamento del capitano” che mi ha sempre colpito, da ragazzo come oggi, pare sia stato composto nel 1528 ad Aversa, il paese di mio padre, ancora un collegamento il padre.

E dal Padre viene la bellezza più grande, quella dell’inizio e della fine..

 

Meeting 2015 – 3 La bellezza

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A volte è difficile scegliere e la scelta che si fa non è fatta su grandi motivazioni, tra due incontri in contemporanea vado dal più comodo e a quello a cui sono affezionato.
Da quando vado al meeting sono sempre andato agli incontri dei monaci Buddisti Shingon del Monte Koya, l’accoglienza che hanno da sempre fatto al popolo del Meeting non ha eguali. Alle 15 loro pregano, e quest’anno in questa preghiera è stato pensato un evento in cui i loro canti, le loro preghiere, si alternavano a canti della tradizione ebraico-cristiana eseguiti dal Coro “Millennium” diretto da Guya Valmaggi, eravamo in tanti nel salone grande.
All’inizio introducono spiegando che la nostalgia è questa mancanza che il Mistero mette nel cuore dell’uomo e che una delle più grandi espressioni di questa nostalgia, come dissero a Giussani, l’hanno trovata nella canzone napoletana in particolare in quel “Torna a Surriento” che canta lo struggimento del distacco.

Dunque quest’uomo il maestro Shodo Habukawa quasi trent’anni fa incontra un prete cattolico che gli fa visita, si incontrano e da quel momento non si lasciano, neanche con la morte di uno dei due, solo a pensarla questa fedeltà commuove, e solo a pensarla mi fa guardare con un occhio più buono la gente che ho intorno.

La preghiera è introdotta dal suono di un campanello che ha la funzione di rompere i pensieri e di concentrarsi sulla presenza del Mistero, seguono gli intensi canti Shōmyō dei monaci e gli altrettanti intensi canti del coro, fino alla compenetrazione dei due in un “Polorum Regina”, è impossibile per la maggior parte delle persone non commuoversi, alla fine viene regalato ai monaci l’esecuzione di “Torna a Surriento” e di “Mandulinata a Napule” e l’ombra del padre, in questo caso il mio napoletano, continua ad accompagnarmi in questo Meeting.

Il maestro Shodo Habukawa è stato in ginocchio tutto il tempo segno di una fedeltà anche fisica al Mistero, e la sua serenità era il perno della bellezza di questo incontro col quel Mistero che fa tutte le cose.

«L’amicizia con loro è un esempio solare di ecumenismo reale. Un amore alla verità che è presente, fosse anche per un frammento, in chiunque. Questa apertura fa trovare a casa propria presso chiunque conservi un brandello di verità, a proprio agio ovunque…». qui

«Quando tutte le cose che hanno una voce in questo mondo la fanno risuonare insieme, mantenendo ciascuna le sue caratteristiche pur fondendosi in un unico suono, esso è quanto vi sia più vicino alla voce del Buddha»

Che differenza c’è tra la mancanza e il vuoto, invece?
Il vuoto è tutto diverso. Non ha nessuna capacità di apertura a un’altra cosa. Non ha niente. E se è senza niente vuol dire che uno ha bisogno di riempirlo con altro che gli dia una ragione per vivere. La mancanza, invece, è qualcosa a cui siamo costantemente richiamati. A volte vuoto e mancanza possono essere simili. La questione è capire se questa mancanza non è vuoto ma Qualcuno che mi sta chiamando, Qualcuno di cui ho nostalgia, o se è soltanto un vuoto senza fondo, oscuro, in cui non so che cosa fare, in cui devo cercare in qualsiasi modo di distrarmi o di riempirlo con altre cose perché altrimenti non lo sopporto. Invece, la nostalgia è già piena di una presenza. J.C.

qui sotto uno dei canti ascoltati.

la foto è di Giacomo Bellavista

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