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buono

Meditazione del giorno

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Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa
Discorso 103, 1,2,6 : PL 38, 613, 615 (Nuova Biblioteca Agostiniana)

« Una donna, di nome Marta, accolse Gesù nella sua casa »

“Ogni volta che avete fatto qualcosa a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me”. (Mt 25, 40)…O Marta, sia detto con tua buona pace, tu, già benedetta per il tuo encomiabile servizio, come ricompensa per questa tua fatica domandi il riposo. Ora tu sei occupata in molte faccende, vuoi ristorare dei corpi mortali, sia pure di persone sante, ma quando sarai giunta alla patria, vi troverai forse pellegrini da accogliere come ospiti? Vi troverai forse affamati cui spezzare il pane? Assetati cui dar da bere? Malati da visitare? Litigiosi da mettere d’accordo? Morti da seppellire? Lì non ci sarà nulla di tutto ciò.

E allora che cosa ci sarà? Ciò che ha scelto Maria; lì saremo nutriti, non daremo da mangiare. Lassù quindi vi sarà completo e perfetto ciò che Maria ha scelto quaggiù; raccoglieva le briciole da quella ricca mensa, cioè dalla parola del Signore. Orbene, volete sapere quel che vi sarà lassù? Il Signore stesso afferma dei suoi servi: « Io vi assicuro che li farà mettere a tavola e passerà lui stesso a servirli » (Lc 12, 37).

La prima ricetta

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A vote cercando una ricetta si trova qualcosa di più interessante…

Amo il bello ed il buono

ovunque si trovino

e mi ripugna di vedere

straziata, come suol dirsi,

la grazia di Dio.

Amen.

(P. Artusi)

 

 

Polvere

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Si possono fare molti giochi di parole con la vicenda della Regione Lazio, per assonanza mi ha rammentato una vecchia canzone di E. Ruggieri “Polvere”, in particolare l’ultima strofa con in cui tutto è ormai polvere, tutto ha perso la lucentezza di una volta ed è come l’inizio di una sconfitta, e il ripetere nel finale di quella frase “Non mi cercare, chè non mi riconoscerai” come dettata dall’esterno sembra convincerti che è inutile qualsiasi tentativo di ricerca, di ritrovare lo spirito, di seguire l’Ideale. «Non c’è ideale – diceva Andrè Malraux – al quale possiamo sacrificarci, perché di tutti gli ideali noi conosciamo le menzogne, noi che non sappiamo cosa sia la verità». Ma se non c’è Ideale ci si rinchiude e il problema diventa tecnico, il tecnico serve al massimo per riparare e mantenere l’esistente, non per aprirsi, svilupparsi e crescere, magari soffrendo insieme.

Polvere, troppi ricordi, è meglio esser sordi

e forse è già tardi per togliere la

polvere dagli ingranaggi, dai volti dei saggi

coi pochi vantaggi che la mia condizione mi dà.

Non mi cercare, chè non mi riconoscerai (E. Ruggieri “Polvere”)

 

Diversa più vera e più bella la posizione di uno degli scrittori americani più venduti degli ultimi tempi Paul Harding, che parte dall’esperienza dell’essere imperfetti ma di poter creare cercando la perfezione, riconoscendola come desiderio in fondo a ogni gesto dove “Siamo fiduciosi e ci eccitiamo alla prospettiva di quale bellezza i nostri prossimi, inefficaci tentativi riporteranno in questo mondo, abbiamo fiducia nel fatto che i nostri amici e vicini di casa riconosceranno non tanto la mancanza di perfezione, o il fatto scontato che non abbiamo tutto, ma la grande fortuna di avere così tanto, e che questi tentativi di raggiungere la perfezione sono perfetti gesti di devozione reciproca, perfetti gesti di amicizia, perfetti gesti di amore.”

“C’è qualcosa di bello e di particolarmente appropriato alla nostra condizione umana, qualcosa che fa scorrere il nostro sangue e crepitare i nostri cuori, nel fatto che lo sforzo per convogliare le nostre visioni dal regno della perfezione in quello dell’esperienza porti la storia ad avvampare e bruciare e a deformarsi e ad accartocciarsi e a diventare incandescente, trasformandosi in qualcosa di reale e di riconoscibile, in virtù delle imperfezioni. In fondo, l’imperfezione è la nostra essenza.

Pertanto, ci sono le imperfezioni delle nostre belle e difettose visioni quasi sempre inesatte, il cui valore non possiamo conoscere completamente e nemmeno in gran parte. C’è però un valore più grande in questi slanci imperfetti che abbiamo noi artisti.

Se ci rivolgiamo a essi opportunamente, non ci lasciamo sconfortare dall’impossibilità dell’imperfezione.

Siamo fiduciosi e ci eccitiamo alla prospettiva di quale bellezza i nostri prossimi, inefficaci tentativi riporteranno in questo mondo, abbiamo fiducia nel fatto che i nostri amici e vicini di casa riconosceranno in loro i nostri desideri frustrati, riconosceranno non tanto la mancanza di perfezione, o il fatto scontato che non abbiamo tutto, ma la grande fortuna di avere così tanto, e che questi tentativi di raggiungere la perfezione sono perfetti gesti di devozione reciproca, perfetti gesti di amicizia, perfetti gesti di amore.”

Paul Harding, 2012

Scroccafusi (la vera ricetta)

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Ho trovato molte ricette con questo nome,
ma nessuna descriveva quelle frittelle di Carnevale
che si mangiavano a casa mia nelle Marche.
Mia Zia Tuda aveva riportato la ricetta
sul suo quaderno di cucina a uso e consumo di noi nipoti. 
Rendo onore al torto che Internet fa alla mia famiglia e ai miei ricordi
proponendo la ricetta originale corredata da alcune foto odierne.

ll nome di questi dolci deriva dalla forma e dal fatto che sono croccanti.

Altre ricette che trovate in rete danno la forma rotonda
o quadrata quindi pur fregiandosi del nome 
Scrocca-fuso evidenzano la ricetta di un altra cosa, diffidate quindi 🙂

Scroccafusi2

Il fuso è simile alla losanga, ma più allungato.
Simboleggia 
sapienza e lavori femminili

Quattro fusi possono essere attestati a costituire una croce.

Gli ingredienti sono:
3 uova
4 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di olio di oliva
la grattata della buccia di un limone
un pizzico di sale
un paio di cucchiaini di semi d'Anice
farina q.b.
(io ne ho usata circa 400 g)

Si sbattono le uova con lo zucchero, il limone, il sale e l'Anice,
si aggiunge la farinia fino a formare una pasta
che si possa tirare con il mattarello.
Si stende fino ad avere uno spessore
leggermente più alto delle tagliatelle (circa 3 mm).

Si tagliano a rombi di circa 4-5 cm di lato
e si friggono in abbondante olio,
si gonfieranno al centro.
Una volta dorati si fanno scolare su carta paglia
infine si spolverano di zucchero a velo.

Gnam!!

Scroccafusi

Calde lune

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Una due giorni gastronomica da ricordare, e come succede spesso la cosa imprevista arriva quando meno te l’aspetti, alla fine quando non ci contavi più e riconosci quella voce che dice "e’ qui", una bottiglia sbucata attraveso strani giri, una di quelle bottiglie difficili da trovare, e che arriva alla fine del pasto insieme al formaggio "Il Bleu d’Aoste"  portato proprio per accompagnare questo Chaudelune. Senti tanti di quei profumi e sapori in questo vino dal gusto di miele e albicocca, denso, dal colore giallo oro e rimani lì pensando a quel ghiaccio che diventa vino e al cuore che fa fatica a sciogliersi e che è come ghiaccio, pensi a quei vignaioli che lavorano i chicchi anche a -8° e a quella Presenza che lavora che "scioglie il sangue d’int’e vene".

calde lune

"Per produrre il «Chaudelune» è necessario che l’acqua contenuta nell’acino si
geli, favorendo così una singolare concentrazione zuccherina e aromatica delle
uve, che vengono poi fermentate in sette botti di legno differente, proprio per
speziare il vino in modo naturale. Si chiama criovinficazione e per la pigiatura
non viene utilizzata l’abituale pressa pneumatica ma una speciale pressa
meccanica. La prima bottiglia di questo vino nacque per caso a La Salle nel 1816
e costava 16 soldi." da qui

vite gelata

Birra

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Qualcuno pensa al relatore stanco e come la volta precedente gli fa trovare della birra,  molti sono lì per un indizio che è capitato nella loro strada: "qui c’è qualcosa di buono", lui pensa all’infinito.

birra abbazia

"Birra! Che gentili. E poi è un buon indizio per il futuro: è la seconda volta e non c’è due senza tre. Stabilite due punti e stabilite una retta che va all’infinito. Alla salute di chi ha avuto il pensiero e di tutti! " LG

Sabato amaro?

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alleluja vino da messaE’ durata solo un pomeriggio e una serata la mia visita a Golosaria  ma ne valeva la pena, e mi spiace per chi è rimasto a casa. Nonostante il titolo quello che mi ha mosso non è stato il menù o il cibo ma la voglia di partecipare ad un evento per ritrovare il gusto di stare insieme e di ritrovare quel qualcosa che ti fa dire "Eccolo, è qui". Si inizia come al solito, sbaglio strada, ma anche qui ne valeva la pena passo in una stradina con un bellissimo panorama sulle colline del Monferrato, e arrivo anche prima del previsto, ci aspettanoa Casa Brina, foresteria e centro culturale dell’ Azienda Vitivinicola Bava di Cocconato d’Asti, dove rimango incantato dalla cantina, dalla serie di foto di Renzo Bava "Qui c’è Bellezza" che Moferrato si scopre!

Si comincia con una presentazione di tre libri, Cuori imperfetti, Il pane di Ieri di Enzo Bianchi, e Mendicanti di Bellezza dell’amico Fabio Cavallari (per non restare senza blogger) il racconto di Roberto Bava e la bocca aperta davanti al lavoro di Anna Rosa Nicola dell’atelier di restauro di Aramengo. Incredibile, le scoperte fatte sotto i quadri e l’abilità di oltre 50 persone che lavorano per far rivivere queste opere, date un occhiata qui e non fate skip intro.

Poi va bé, qualche assaggino di vini da messa, memorabile l’”Alleluja”, di formaggi, salumi, e altre amenità a cui per dovere…

Non trovo le cantine dove c’è l’assaggio di cioccolato e mi dirigo verso il castello di Montiglio sotto il quale la Principessa Valentina ha allestito la rievocazione di Anne d’Alençon, donna di relazioni quasi quanto un blogger, di lei conservano più di 4000 lettere.

Ma già si pregustava la disfida del Tortello, la cosa si è realizzata più tardi e qui sotto il vincitore secondo il mio modesto parere,il Tortello Amaro di Castel Goffredo MN, per il resto non vorrei annoiarvi.

 

Altro qui.

tortello amaro

L’erba amara che dà aroma e nome al piatto è l’Erba di S.Pietro (Crysanthemum balsamyta), un’ombrellifera che cresce spontanea nei campi.
(www.wineshopitalia.com).

Ingredienti: 2 kg. di erbette, 2 hg. di cipolle, 1 spicchio d’aglio, 20 gr. di salvia, 1 hg. di burro, 2 hg. di formaggio (grana), 50 gr. di pane grattuggiato, sale q.b., erbe amare q.b., 1 uovo, 1/2 noce moscata, Sfoglia.

Esecuzione:
Cuocere le erbette, strizzarle bene e macinarle nel passaverdure. Nel frattempo cuocere nel burro la cipolla tritata e l’aglio (integro del proprio involucro). A cottura ultimata togliere gli ingredienti, aggiungere quindi la salvia che dovrà rosolarsi bene affinché diventi croccante. Togliere anche la salvia, ed unire le erbette al condimento ottenuto da cipolle più aglio più salvia, cuocere e rosolare il tutto per dieci minuti. A fine cottura unire le erbe amare finemente tritate, lasciandole raffreddare per poi amalgamarle con uova, formaggio, pane grattuggiato, noce moscata, sale. Composto così il ripieno, bisognerà avvolgerlo nella classica sfoglia all’uovo. E’ consigliabile la piegatura a triangolo con pinzatura al centro. Servire con una spolverata di parmigiano, un cucchiaio circa di burro fuso e salvia croccante.

Note: C’è anche un sito dedicato al tortello amaro, con una ricetta molto simile.

E l’ultima?

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Ci sono donne che sanno far felice un uomo….

Immag120

E altre…

Immag121

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