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carron

Delusione

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Capita che qualcuno col suo comportamento ti deluda, non sembra possibile che anche lui possa comportarsi male, ma il suo male non toglie nella a quel vero che ti ha aiutato a intravedere, è così che ti viene restituito più umano e non si perde nulla.

“Non ti ardeva il cuore…”

“L’episodio dei discepoli di Emmaus è la risposta a questa domanda. In esso vediamo come, nel momento in cui la presenza di Cristo scompare dall’orizzonte di coloro che Egli aveva affascinato, i discepoli tornano a casa delusi. Malgrado Lo avessero riconosciuto come «profeta potente in opere e parole», la Sua condanna a morte li aveva talmente frastornati da far crollare la loro speranza. L’espressione «noi speravamo» sarebbe rimasta per sempre come l’epitaffio dell’avventura da essi vissuta, se non fosse accaduto qualcosa di imprevisto su cui nessuno faceva affidamento: la Sua presenza viva. Per spiegare il ritrovarsi dei discepoli dopo lo scandalo della morte di Gesù non basta il desiderio di portare avanti la Sua causa, il proposito di divulgare i Suoi insegnamenti, né l’interesse a diffondere la Sua ispirazione. Nessuna di queste ragioni sarebbe stata sufficiente per ricostruire il gruppo e infondervi l’impeto missionario che sin da principio lo caratterizzò e che unicamente giustifica una così rapida diffusione del cristianesimo. Basta lasciarsi interrogare dai fatti: come i discepoli poterono superare lo scandalo della croce? Solo per l’imponenza del Risorto. Allo stesso modo, senza la presenza di Cristo vivo, non sarebbero stati concepibili lo slancio e lo sviluppo missionari.” da La Bellezza disarmata J.Carron

Tre parole per quest’anno

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possibile

«La tua preghiera è stata esaudita», dice l’angelo a Zaccaria, … non c’è solo la promessa, ma anche il suo compiersi, … Questi fatti annunciano a coloro che conservano anche solo un filo di tenerezza verso se stessi che è possibile cambiare, perché a Dio tutto è possibile; a Lui basta trovare in noi la disponibilità del cuore.

toccare

Eri tutto gasato nel descrivere come era rimasto colpito il tuo amico, ma non ti sei reso conto che il Mistero aveva colpito il tuo amico affinché tu potessi toccare con mano un’esperienza vivente. È decisivo che non ci lasciamo scappare la possibilità di essere coinvolti nel presente in un’esperienza che ci faccia toccare con mano Cristo.

le ferite

«Io vedo con chiarezza che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite…  E bisogna cominciare dal basso».

Abbiamo tanta strada da fare – A gente come noi si conviene seguire

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Continuo il post precedente con la prima cosa che mi è venuta in mente dopo la lettura.

PRANZO NATALIZIO A GRECCIO (dalla LEGGENDA PERUGINA)

1579 32. In altro tempo, venne un ministro dei frati da Francesco, che soggiornava a Greccio, per celebrare il Natale del Signore insieme con lui. I frati dell’eremo, in occasione della festa e per riguardo all’ospite, prepararono la mensa con cura, coprendo le tavole con belle tovaglie bianche, che avevano acquistato, e guarnendola di bicchieri di vetro. Quando Francesco scese dalla celletta per desinare, vedendo la mensa alzata da terra e allestita con tale ricercatezza, uscì senza farsi notare, prese il cappello e il bastone di un mendicante venuto là quel giorno e, dopo aver chiamato sottovoce uno dei compagni, andò fuori dalla porta del romitorio.

I frati non si accorsero di nulla. Si misero a tavola tranquillamente, poiché era volontà del Santo che, se non veniva subito all’ora della refezione, i frati cominciassero a mangiare senza di lui. Intanto il suo compagno chiuse la porta e rimase dentro, accanto all’uscio. Francesco bussò, e quello subito gli aprì. Entrò con il cappello sul dorso e il bastone in mano, come un pellegrino. Affacciatosi all’entrata della stanza dove i frati desinavano, egli disse al modo dei mendicanti: “ Per amore del Signore Dio, fate l’elemosina a questo povero pellegrino malato! “.

Il ministro e gli altri frati lo riconobbero immediatamente. E il ministro gli rispose: “ Fratello, siamo poveri anche noi, ed essendo numerosi, le elemosine che stiamo consumando ci sono necessarie. Ma per amore del Signore che hai invocato, entra, e divideremo con te le elemosine che Dio ci ha mandato “. Francesco si fece avanti e si accostò alla tavola. Il ministro gli diede la scodella, da cui stava prendendo cibo, con del pane. Il Santo prese l’una e l’altro, sedette a terra vicino al fuoco, di fronte ai fratelli che stavano a mensa in alto.

Disse allora sospirando: “ Quando vidi questa tavola preparata con tanto lusso e ricercatezza, ho pensato che non era la mensa dei poveri frati, i quali vanno ogni giorno a questuare di porta in porta. A gente come noi si conviene seguire in ogni cosa l’esempio di umiltà e povertà del Figlio di Dio più che agli altri religiosi: poiché a questo siamo stati chiamati e a questo ci siamo impegnati davanti a Dio e davanti agli uomini. Adesso, mi sembra, io sto a mensa come si addice a un frate “. Quelli ne arrossirono, comprendendo che Francesco diceva la verità. Alcuni presero a lacrimare forte, nel vedere Francesco seduto per terra e ripensando a come li aveva corretti con tanta santità e ragione.

Abbiamo tanta strada da fare – The Times They Are A Changin

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Una lettera ha provocato non solo me ma molta gente.
Reagisco come posso e con quello che riesco a dire.
Inizio con una citazione da un libro di cui non ricordo il titolo, ma che rende l’idea.
I tempi sono cambiati, ma cosa tiene nel tempo che cambia?
Non può sostenere la lotta con il tempo una cosa non vera.

“Negli anni ’90 i capi azienda non si dovevano preoccupare troppo di catastrofici scandali che avrebbero potuto danneggiare gravemente la loro reputazione o quella della loro azienda. Secondo una ricerca dell’Oxford Metrica, Una società di consulenza inglese, venti anni fa in media ogni cinque anni, le probabilità che un dirigente dovesse affrontare un incidente tale da mettere a rischio il proprio brand erano del 20%. Oggi, la probabilità di un tale disastro aziendale è dell’82%. In altre parole, è praticamente certo che In un periodo di cinque anni un’azienda si trovi a rispondere a una situazione che minaccia di macchiare la sua reputazione, quella dei suoi manager o dei suoi prodotti.

Come molti altri rischi, l’aggravarsi di questa situazione è conseguenza della globalizzazione e delle nuove tecnologie. Al giorno d’oggi, marca e reputazione viaggiano su scala globale più velocemente che un tempo, ma subiscono attacchi con più facilità da blogger solitari, comunità di Facebook che crescono a velocità incredibile, video su YouTube e messaggi su Twitter che si diffondono in modo virale e raggiungono milioni di utenti in pochi giorni, da citizens journalist che forniscono informazioni ai media tradizionali e da tutti i tipi di nuovi media che giustamente o erroneamente possono Ora causare danni irreparabili ai prodotti, all’azienda o ai suoi leader.”

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