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A noi

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 Anche se non siamo Cardinali penso che le dica anche per noi queste cose.

 

“E mentre siamo così, convocati, “chiamati a Sé” dal nostro unico Maestro, vi dico ciò di cui la Chiesa ha bisogno: ha bisogno di voi, della vostra collaborazione, e prima ancora della vostra comunione, con me e tra di voi. La Chiesa ha bisogno del vostro coraggio, per annunciare il Vangelo in ogni occasione opportuna e non opportuna, e per dare testimonianza alla verità. La Chiesa ha bisogno della vostra preghiera, per il buon cammino del gregge di Cristo, la preghiera – non dimentichiamolo! – che, con l’annuncio della Parola, è il primo compito del Vescovo. La Chiesa ha bisogno della vostra compassione soprattutto in questo momento di dolore e sofferenza in tanti Paesi del mondo. Esprimiamo insieme la nostra vicinanza spirituale alle comunità ecclesiali, a tutti i cristiani che soffrono discriminazioni e persecuzioni. Dobbiamo lottare contro ogni discriminazione! La Chiesa ha bisogno della nostra preghiera per loro, perché siano forti nella fede e sappiano reagire al male con il bene. E questa nostra preghiera si estende ad ogni uomo e donna che subisce ingiustizia a causa delle sue convinzioni religiose.” Papa Francesco

Oggi posso fare questo post

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Domani chissà….

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica 2358:

“Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione”.

L’Amico e il Demiurgo

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Segnalo oggi un piccolo pezzo di un discorso del Papa, si inizia parlando di amicizia:

“Il Signore dice: “Non vi chiamo più servi, il servo non sa quello che fa il suo padrone. Vi ho chiamato amici perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi“. Non più servi, che obbediscono al comando, ma amici che conoscono, che sono uniti nella stessa volontà, nello stesso amore.”

“Poco tempo fa, mi ha scritto un professore di Regensburg, un professore di fisica, che aveva letto con grande ritardo il mio discorso all’Università di Regensburg, per dirmi che non poteva essere d’accordo con la mia logica o poteva esserlo solo in parte. Ha detto: “Certo, mi convince l’idea che la struttura razionale del mondo esiga una ragione creatrice, la quale ha fatto questa razionalità che non si spiega da se stessa”. E continuava: “Ma se può esserci un demiurgo – così si esprime -, un demiurgo mi sembra sicuro da quanto Lei dice, non vedo che ci sia un Dio amore, buono, giusto e misericordioso. Posso vedere che ci sia una ragione che precede la razionalità del cosmo, ma il resto no”. E così Dio gli rimane nascosto. È una ragione che precede le nostre ragioni, la nostra razionalità, la razionalità dell’essere, ma non c’è un amore eterno, non c’è la grande misericordia che ci dà da vivere.
“Ma Dio non è più sconosciuto: nel volto del Cristo Crocifisso vediamo Dio e vediamo la vera onnipotenza, non il mito dell’onnipotenza. Per noi uomini potenza, potere è sempre identico alla capacità di distruggere, di far il male. Ma il vero concetto di onnipotenza che appare in Cristo è proprio il contrario: in Lui la vera onnipotenza è amare fino al punto che Dio può soffrire: qui si mostra la sua vera onnipotenza, che può giungere fino al punto di un amore che soffre per noi. E così vediamo che Lui è il vero Dio e il vero Dio, che è amore, è potere: il potere dell’amore. E noi possiamo affidarci al suo amore onnipotente e vivere in questo, con questo amore onnipotente.”

La vita è una cosa seria

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La vita è una cosa seria. A volte dolorosa, sempre drammatica. Scriveva a 17 anni la nostra Cecilia: Mi sfoglio, non è più un semplice, o meglio, un ardente desiderio, ma realtà, dolorosissima per la natura, non so immaginare una cosa più dolorosa (dei dolori fisici intendo) e nello stesso tempo, più gioiosa. Non è un godimento il vedersi morire così lentamente, avere tanta volontà di camminare di muoversi e sentirsi impotenti, confesso la verità, in quei momenti soffro tanto.

Ma c‘è un aspetto che impressiona nell‘esperienza di Cecilia: da lei impariamo che la vita non è una tragedia (la lotta dell‘uomo contro un destino senza volto, ostile) ma è un  dramma, cioè il rapporto con un Tu. A 17 anni Cecilia scriveva nella sua autobiografia: L’amore mi fa vedere che non mi poteva capitare niente di meglio, e immersa nel dolore piangendo io canto il mio amore a Gesù.

Ecco: il dramma della vita di Cecilia (e di ognuno di noi) è la lotta con un Tu che ha un  volto, quello di Gesù, figlio della Vergine Addolorata. Da Cecilia apprendiamo che si può vivere tutto di fronte a Lui: il dolore, la gioia, anche il proprio limite.

Per questa lotta che è la vita, l‘appartenenza a una compagnia che sia segno e presenza  di Lui è decisiva, altrimenti non ce la facciamo. (Padre F. Azzalli)

Who’s Your Hero?

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Anche questa volta mi hanno messo in mezzo, e anche questa volta coinvolgo i primi cinque blogger che mi leggono, che si senta obbligato a proseguire chi mi legge! Mi raccomando non barate siate Santi!

Eroi
Il "gioco" si chiama Who’s Your Hero?, dice l'inventrice: "invece di elencarmi cinque cose che non so di voi, vi andrebbe di raccontarmi quali sono i cinque Santi a cui siete più vicini, o che comunque ammirate più di tutti"

Regolamento Elencate i cinque Santi che sentite più vicini, che ammirate di più, o per i quali avete una particolare simpatia. Siccome son di manica larga, mi vanno bene anche i Beati, o qualsiasi individuo per cui sia stato avviato, a qualsiasi livello, il processo di canonizzazione.
A questo punto, scegliete cinque amici blogger e aiutateli a santificarsi attraverso un poco di martirio. Ovverosia, smollategli la catena, e pregateli di unirsi al gioco. (tradotto: nominateli e avvisateli).

Ora passo alle nomine:

Innanzi tutto non posso esimermi da nominare SAN FRANCESCO, entrò a un certo punto della mia vita e mi cambiò strada, mi diede un piccolo scossone che non dico raddrizzò il cammino ma mi fece vedere che la strada poteva essere dritta.

Mi raccomando su questo Santo poco sentimentalismo e molta realtà, fu così aderente alla realtà che ogni cosa gli parlava, non era lui che parlava alle cose, lui rispondeva.

Mi portò quindi a far parte, indegnamente, della comunità dei Santi sopratutto gli amici che incontrai di li a poco, per cui la seconda scelta è TUTTI i SANTI che oggi festeggiamo.

Capiamoci non sono e non erano Santi nel senso stretto, cioè nominati e posti a esempio, ma in fondo un Santo è quello che ti richiama a vivere da uomo in mezzo al mondo senza dimenticarsi di nulla quindi anche di chi ci ha creati. E la compagnia che ho incontrato ha questo merito.
Cipriano di Cartagine e Cornelio di Roma
Aggiungo due Santi SAN CORNELIO E CIPRIANO che sono una festa sola, erano i Santi della mia prima parrocchia, vissero nel III secolo, il primo fu Papa e visse a Roma, il secondo africano di nascita, fu Vescovo di Cartagine e non mise mai piede in Italia.

"Si intesero perfettamente lo stesso, così da lontano: appoggiandosi e incoraggiandosi vicendevolmente, come due vecchi amici, senza però essersi mai incontrati".
Due blogger ante litteram.

sAN bERNARDOCome non nominare SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE.
Lo ricordo anche per l'inno alla Vergine di Dante che ancora ci accompagna nella preghiera.
 

Nella notte di Natale del 1111, Bernardo ha una visione del Bambino Gesù e, profondamente colpito da questo fatto, decide immediatamente di farsi monaco e convince 4 fratelli e altre 26 persone tra parenti e amici a seguirlo nel monastero di Citeaux nel quale fa il suo ingresso nel 1113.

Su di lui vi consiglio "La famiglia che raggiunse Cristo" di Raymond.

San Matteo
Per ultimo metto il Santo del mio giorno di nascita,
SAN MATTEO Evangelista.

In effetti spesso mi chiedo:
"ma sei sicuro?",
"perchè proprio a me?",
e Caravaggio questo sentimento l'ha espresso molto bene.

 

Ci sono altri Santi oggetto di culto da parte mia, come San Daniele, San Giovese, San Simone, San Guinaccio, San Sazio che però esulano da questo discorso…

Quattro domande al Card. Ruini

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Si schernisce, un po’ “ è una questione secolare, e questo ridimensiona di molto il ruolo del Cardinal Ruini, Il Cardinal Ruini in quello che proponeva non era in fondo che colui che cercava di attuare in Italia le grandi indicazioni che venivano dal Vaticano II da Paolo VI e nel mio tempo, da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI. La stessa espressioneValori non negoziabilinon è mia ma di Benedetto XVI.Quattro domande di questo discorso sono state particolarmente illuminanti, alla luce dei nuovi fermenti che ci sono nel mondo cattolico.
1 la crisi demografica,
2 la scuola e il capitale etico
3 valori non negoziabili
4 la testimonianza

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D: La crisi demografica, il problema del calo della natalità, che sta investendo anche le popolazioni immigrate che si adeguano, in questo, al paese in cui vivono, cosa fare?

R: … Non credo che sia un problema dei cattolici questo, viene falsamente inteso come un problema dei cattolici, è un problema nazionale, di cui vorrei dare un esempio banale, quando in una famiglia ci sono quattro nonni, due genitori e un figlio, se per caso i nonni si ammalano non si sa come fare, per quanto sia efficiente la sanità o tutto quello che volete: è una cosa diversa, questo solo per dare l’aspetto più immediato.

I figli sono un aspetto pubblico non soltanto un bene personale, e questo deve passare nella cultura, oggi siamo lontanissimi da questo. Golini che è il maggior demografo forse italiano insieme a Blangiardo, non cattolico che insegna alla Sapienza dava un esempio molto semplice e diceva “Io chiedevo ai miei studenti fatta salva la libertà di ognuno di lavorare o non lavorare, però siete d’accordo che in generale complessivamente il lavoro è necessario? La risposta di tutti era “Si, il lavoro è necessario, perché se non si lavora non si campa: il paese non campa”.

Ecco poi lui faceva la domanda “fatta salva la libertà di ognuno di avere figli più o meno eccetera, siete d’accordo che complessivamente avere figli è un dovere, una necessità come il lavorare?” Praticamente nessuno si pronunciava, c’era silenzio, c’era astensione fra gli studenti è questo per mostrare quanto cè da fare sul piano culturale per queste categorie.

Io credo che questo va fatto comunque da parte dei cattolici e dei non cattolici. Io credo che ci voglia una grande sinergia nel paese che riguarda non solo i politici, loro comprensibilmente hanno il problema del consenso immediato, quindi sono i meno portati a guardare i problemi a lungo termine, a lunga scadenza, in Italia ma anche negli altri paesi infine è così, pochi paesi hanno veramente una classe politica, sostenuta, supportata da grandi istituzioni di studio che affrontano i problemi di fondo e suggeriscono al mondo politico seriamente delle politiche di lungo termine. Sono gli uomini di cultura, la Chiesa, i giornalisti, gli imprenditori, i sindacalisti, tutta questa gente qui che deve anche farsi carico di questo problema, ma anche la gente comune. Soltanto così si potrà avere una svolta, altrimenti non si ha.

D: E la scuola?

R: … Parlando anche con gli imprenditori in fondo si rendono sempre più conto che non è tanto importante che la scuola mi dia la tale abilità specialistica che dopo tre anni è già obsoleta. La scuola che mi insegni a ragionare, a pensare, che mi dia la capacità critica e anche per quanto possibile, e qui la scuola non può farlo da sola, capacità di guidare la mia libertà, di avere cioè una libertà responsabile, e questo è il ruolo dell’educazione, formare alla cultura vera ma anche alla libertà responsabile, questo è il compito dei genitori, della scuola, della famiglia, del gruppo dei giovani, dei media.

Una delle mie fonti principali di preoccupazione è che vedo che questa cultura mediatica nel suo complesso, anche non solo mediatica anche la cultura più alta italiana, tende a consumare ancora le riserve etiche del nostro paese, senza preoccuparsi invece di generarne, di aiutare la loro riproduzione, come cè una riproduzione in senso fisico dei figli così cè una riproduzione dei valori, una trasmissione dei valori da una generazione allaltra. E questo è troppo ostacolato.

A me fa tristezza quando si polemizza con la Chiesa su questo, secondo me si dovrebbe ringraziare non me o il Mons. Nosiglia, ma ringraziare in modo speciale Dio se ci credi o ringraziare la fortuna che c’è qualcuno che cerca di mandare avanti e tener vive quelle che sono le strutture portanti della vita, se ci mangiamo questo capitale etico è peggio che la questione del debito pubblico che naturalmente ci affligge molto e credo che la questione del debito pubblico nelle sue radici profonde abbia anche un fondamento di questo genere, cioè il fatto che oguno vuole subito per se più che può.

D: (Prof. Franco Garelli) Valori non rinunciabili, non rischia di essere frenante per chi è impegnato in politica? Cioè per i cattolici che sono impegnati in politica. Un area culturale non può non assumersi le responsabilità, in un momento un podi crisi dei riferimenti, economica, strutturale e anche culturale è importante che larea cattolica non si limiti allimpegno, pur importante, nel campo del volontariato ma si assuma delle responsabilità nei ruoli istituzionali sociali e politici. Però chi affronta limpegno in campo politico non può essere frenato da questi valori irrinunciabili perché qui si tratta non si tratta di metterli in discussione ma di attuarli, e quindi cè il problema di attuarli in campo pluralistico. Chiaramente spetta ai laici ma qual è il contributo della Chiesa?

R: Per quanto riguarda questa parola, valori non negoziabili, il senso non è che non si può discuterne, che non si può trattare, fare un confronto politico o culturale su questi valori, il senso non è questo. Il senso è che sono dei criteri di orientamento, ai quali il cattolico non può rinunciare, se vuole essere coerente con la sua posizione. Dopo di che è chiaro che riuscirà a realizzarli più o meno secondo le circostanze, è accaduto molte volte, e penso accadrà anche in futuro che non riesce a realizzarli, ma vuol dire soltanto che non può lui a contribuire a che non siano realizzati, o contribuire a che siano mutilati in qualcosa di essenziale, questo è il senso, e questo è un potente indirizzo, non esclusivo, perché è chiaro che se pensiamo alla questione della vita, la questione della famiglia, vita inizio e fine: famiglia, come unici valori non negoziabili restiamo con un orizzonte un po’ ristretto, però questi sono certamente punti sui quali è difficile avere posizioni diverse volendo essere coerenti, al di di quello che dice il magistero, prima di tutto è una questione di coerenza interna con le proprie convinzioni profonde, con la propria appartenenza, questo è il punto secondo me sostanziale, ed io devo dire che la mia valutazione personale è questa, che una famoso teologo Karl Rahner diceva riguardo ai dogmi della fede (Trinità, Incarnazione, resurrezione) “il teologo che sta fermo su questi punti, e che su questi non rinuncia comunque, non è meno creativo del teologo che invece li mette in discussione, “mah… si, ma fino a un certo punto…”, è più creativo: è il teologo che apre il futuro” io ricordo questa parte che io lessi almeno 40 anni fa quando insegnavo teologia, e mi colpì profondamente. Credo che in una sede diversa che non è quella della teologia ma che è la sede della vita culturale, sociale, politica, economica questi criteri sono criteri generativi, non limitativi, ma generativi. Questo è il mio personale parere, grazie.

D: Eccellenza le volevo chiedere della speranza nel futuro, mi ha colpito lespressionelorizzonte del cristiano è meta-storico, io come cattolico mi accorgo che questo potere del mondo è fortissimo soprattutto questa pressione di questa cultura mediatica di cui lei parlava, se questa speranza non è sorretta da un esperienza, fatta di testimoni, una realtà presente che cambia la mia vita, mi accorgo che cedo, che vengo schiacciato anchio da questo potere e quindi le chiederei che cosa si può fare?

R: Meta-storica vuol dire una speranza che si protende verso la vita eterna evidentemente. E questo credo è parte fondamentale del cristianesimo, la grande rivoluzione portata da Gesù di Nazareth rispetto alla religione ebraica alla quale pure profondamente apparteneva, sta proprio qui, non tanto in quello che esattamente ha detto ma il fatto che i cristiani ritengono che sia risorto dai morti. Questa è la base del carattere escatologico cioè meta-storico del cristianesimo. Crediamo in un uomo che è risorto dai morti, e che ci ha detto con la sua concreta realtà che la morte non è la fine ultima, questo è un punto fondamentale della fede. Nella chiesa apostolica, delle origini, quale era il compito degli apostoli? Essere testimoni del Gesù risorto. Tu parlavi di testimonianza giustamente, la prima testimonianza era quella, oggi forse si è perso un po’ questo orizzonte.

Quando facevo le omelie nelle parrocchie, oggi ne faccio poche, battevo sempre su questo punto, perché sapevo che questo punto rimane un po’ fuori dalla predicazione, rimane un po’ marginale e questo secondo me cambia tutta la prospettiva della fede del cristianesimo, diventa un umanesimo soltanto terreno alla fine se non cè questo aspetto.

Questo però questo lascia intatta la tua osservazione che è vera, io quando ho accennato ai compiti della chiesa dicevo certo insegnare la fede, dare cultura, ma sopratutto dare possibilità di esperienze di vita in cui la vita cristiana non sia soltanto detta, ma sia vissuta, sperimentabile.

E questo in primo luogo attraverso persone che sono testimoni. Ma qui dobbiamo, ecco, rovesciare un po’ l’ottica, di solito pensiamo “io ho bisogno di trovare dei testimoni” ed è verissimo, io per esempio nella mia vita ho avuto la fortuna matta di trovare per 20 anni un testimone come Giovanni Paolo II, col quale ho potuto collaborare vedendolo settimanalmente e vedendo come lui viveva e come lui interpretava la vita, per esempio il peso enorme che lui dava alla preghiera, di fronte alle scelte concrete non soltanto per sua formazione, per sua vita spirituale diciamo, ma di fronte alle scelte concrete spesso non facili che era chiamato a fare il suo ministero, sia all’interno della Chiesa sia nel rapporto tra Chiesa e società, Chiesa e politica, quello che volete voi, bene ora io non posso dire, “Ah, ho perso questo testimone ora sono..” no, devo io per quel che posso dare testimonianza.

Voi avete visto che parlo forse accalorandomi un po’ troppo, questo viene da quello che sento dentro, dal dovere per quel che posso di dare testimonianza certo la mia vita non è quella di Giovanni Paolo II e non posso dare quella testimonianza che dava lui però per quel che posso cerco di darla nonostante i miei peccati e miei limiti. E credo che ognuno di noi deve porsi in questa ottica, non solo di ricevere testimonianza, ogni credente chiaro, ma di dare testimonianza, in particolare a voi ragazzi dico la testimonianza che voi potete dare ai vostri compagni è fondamentale perché pesa di più di quella che può dare il prete, il papà linsegnante, se la date veramente so che questo è molto difficile, perché urta contro un idea radicata cioè lidea del rispetto degli altri per cui io vivo da cristiano, se ci riesco, ma non sto a premere sullaltro che diventi cristiano, non si tratta di premere e di costringerli, che sarebbe ridicolo oggi, ma si tratta certamente di non nascondere la fede anche nei rapporti personali. Ecco così si diventa testimoni e così si genera il cristianesimo altrimenti il cristianesimo rimane scritto nei libri ma non scritto nella vita, grazie.

«La scuola: un bene per tutti» è il titolo della «Settimana diocesana della scuola» voluta dallArcivescovo, che si è tenuta a Torino dal 9 al 15 ottobre 2011. Nellambito della Settimana è stato organizzata una conferenza su «I cattolici e il ruolo dellItalia nella storia» con lintervento del cardinale Camillo Ruini e le domande di Mario Calabresi. Qui tutto l'intervento.

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