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citazioni

Fango

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C’è la storia del panettiere che ripulisce il negozio, riattiva le macchine in trentasei ore e subito si mette a panificare gratis per gli alluvionati. Ci sono i cuochi delle mense che cucinano e scendono per strada a distribuire viveri di persona, nelle case degli alluvionati impossibilitati a spostarsi.

Ci sono le storie di “solidarietà di condominio”, gente che fino al giorno prima si diceva a mala pena “buongiorno” e ora si ritrova ad aiutare, ospitare e sfamare altri vicini meno fortunati. Una mia infermiera mi dice: «C’è voluta l’alluvione per diventare amici!». Oggi nella lettera di uno studente che ha avuto la nonna morta nell’alluvione leggo: «La fine di tante acrimonie familiari è forse il dono che lei ha voluto farci da lassù».

Ci sono le storie dei cosiddetti “angeli del fango”, quelli che ti hanno aiutato anche nel buttare via la roba dicendoti: «Signora ci penso io, lo so che a lei fa male il cuore». Ci sono le storie di tutti quelli arrivati dai paesi vicini, organizzati con vanghe, secchi, idropulitori, stracci. Spedizioni di pullman pieni di gente e pieni di viveri. Storie infinite. (Martina Mureddu)

Da La Terra Santa e altre poesie, III
ho vissuto dieci anni nella giungla odorosa,
ero una rosa dormiente
ferma su una panchina ad aspettare
che un soffio di vento sanasse le piaghe dell’anima,
coglievo l’erba come si colgono i fiori
non piangevo ma guardavo fiduciosa il cielo bianco di Affori
sperando che apparissero le stelle,
a volte guardavo un folle negli occhi
e vi trovavo scolpita l’umanità che avevo perduta,
questa era la verità dell’o.P.,
questa fu la luce della mia anima inerte
che come un ferro rovente mi trapassò da una parte all’altra
ma era una giusta risoluzione dei miei destini
perché da una stazione imbrattata di fango
si può partire verso le vie del cielo

Alda Merini

 

Cercando un altro Egitto

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Molti conoscono questa frase:

“La grande marcia della distruzione culturale proseguirà. Tutto verrà negato. Tutto diventerà un credo… Accenderemo fuochi per testimoniare che due più due fa quattro. Sguaineremo spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Non ci resterà quindi che difendere non solo le incredibili virtù e saggezze della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile: questo immenso, impossibile universo che ci guarda dritto negli occhi. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Saremo tra coloro che hanno visto eppure hanno creduto”. Chesterton

L’ho ritrovata in quest’articolo di Socci

Omofobia, attacco alla famiglia è tutto spiegato.

Anche il Papa Francesco ne ha accennato nel messaggio alla 47° Settimana sociale dei Cattolici.

“Anzituto come Chiesa offriamo una concezione della famiglia, che è quella del Libro deella Genesi, dell’unità nella differenza tra uomo e donna, e della sua fecondità. In questa realtà, inoltre, riconosciammo un bene per tutti, la prima soocietà naturale, come recepito anche nella Costituzione della Repubblica Italiana.

Infine, vogliamo riaffermare che la famiglia così intesa rimane il primo e principale soggetto costruttore della società e di un’economia a misura d’uomo, e come tale merita di essere fattivamente sostenuta. Le conseguenze, positive o negative, delle scelte di carattere culturale, anzitutto, e politico riguardanti la famiglia toccano i diversi ambiti della vita di una società e di un Paese: dal probleema demogrrafico – che è grave per tutto il continente europeo e in modo particolare per l’Italia – alle altre questioni relative al lavoro e all’economia in generale, alla crescita dei figli, fino a quelle che riguardano la stessa visione antropologica che è alla base della nostra civilltà (cfr BENEDETTO XVVI, Enc. Caritas in veritate, 44).

Queste riflessioni non interessano solamente i credenti ma tutte le perssone di buona volontà, tutti coloro che hannno a cuore il bene comune del Paese, proprio come avviene per i problemi dell’ecologia ambientale, che può molto aiutare a comprendere quelli dell“ecologia umana” (cfr ID,, Discorso aal Bundestagg, Berlino, 22 settembre 2011).”

 

Da parte mia posso solo, per assonanza, pensare che un cantautore che se ti chiama Francesco tempo fa ebbe un incubo…

Carezza

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“Solo chi ha incontrato la misericordia, chi è stato accarezzato dalla tenerezza della misericordia, si trova bene con il Signore. Chiedo ai teologi presenti che non mi denuncino al Sant’Uffizio né all’Inquisizione, però forzando l’argomento oserei dire che il luogo privilegiato dell’incontro è la carezza della misericordia di Gesù Cristo verso il mio peccato.” Card. Bertoglio

Paludrone

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Per sciogliere certi incantesimi non c’è niente di meglio di uno shock violento o del dolore fisico.

—  Permettete una parola, signora? — cominciò il paludrone, allontanandosi dal fuoco e zoppicando per il gran male. — Una soltanto, se consentite. Sono certo che tutto quello che avete detto sia vero, anzi, verissimo. Io sono un povero diavolo che vede sempre il peggio delle cose e poi le affronta facendo buon viso a cattivo gioco. Che volete, sono fatto così. Dunque credo a tutto quello che avete detto, ma c’è una cosa che tengo a chiarire. Supponiamo che abbiamo fatto un sogno e ci siamo inventati le cose di cui abbiamo parlato poco fa: gli alberi, il sole, la luna, le stelle e perfino Aslan. Supponiamolo: ma lasciate che vi dica che le cose inventate sono più belle e importanti di quelle reali da cui, secondo voi, avremmo tratto ispirazione. Immaginiamo che l’orribile buco nero che governate sia l’unico mondo autentico: non mi piace lo stesso, anzi mi fa una gran pena. Avete detto che siamo ragazzi e stiamo giocando, ma quattro ragazzi che giocano al gioco del mondo, signora, possono essere così abili da spazzar via il vostro mondo. Ecco perché voglio continuare la partita. Io sto dalla parte di Aslan, anche se è pura invenzione; voglio vivere come un Narniano anche se Narnia non esiste. Quindi, grazie infinite per la cena ma vi informo che se questi due gentiluomini e questa signorina sono pronti, noi lasciamo la vostra corte per addentrarci nelle tenebre, dove passeremo il resto della vita a cercare il Mondodisopra. Non che le nostre vite dureranno in eterno, ma che importanza ha se il mondo è piatto e scialbo come ce lo avete dipinto? (C.S.Lewis – La sedia d’Argento)

 

Anche dai paludroni si può imparare….

Bradipeide

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C’è fannullone e fannullone. C’è chi è fannullone per pigrizia o per mollezza di carattere, per la bassezza della sua natura, e tu puoi prendermi per uno di quelli. Poi c’è l’altro tipo di fannullone, il fannullone per forza, che è roso intimamente da un grande desiderio di azione, che non fa nulla perché è nell’impossibilità di fare qualcosa, perché gli manca ciò che gli è necessario per produrre, perché è come in una prigione, chiuso in qualche cosa, perché la fatalità delle circostanze lo ha ridotto a tal punto; non sempre uno sa quello che potrebbe fare, ma lo sente d’istinto: eppure sono buono a qualcosa, sento in me una ragione d’essere! So che potrei essere un uomo completamente diverso! A cosa potrei essere utile, a cosa potrei servire? C’è qualcosa in me, che è dunque? Questo è un tipo tutto diverso di fannullone, se vuoi puoi considerarmi tale. Un uccello chiuso in gabbia in primavera sa perfettamente che c’è qualcosa per cui egli è adatto, sa benissimo che c’è qualcosa da fare, ma che non può fare: che cosa è? Non se lo ricorda bene, ha delle idee vaghe e dice a se stesso: “gli altri fanno il nido e i loro piccoli e allevano la covata”, e batte la testa contro le sbarre della gabbia. E la gabbia rimane chiusa e lui è pazzo di dolore. “Ecco un fannullone” dice un altro uccello che passa di là, “quello è come uno che vive di rendita”. Intanto il prigioniero continua a vivere e non muore, nulla traspare di quello che prova, sta bene e il raggio di sole riesce a rallegrarlo. Ma arriva il tempo della migrazione. Accessi di malinconia – ma i ragazzi che lo curano nella sua gabbia si dicono che ha tutto ciò che può desiderare – ma lui sta a guardare fuori il cielo turgido carico di tempesta, e sente in sé la rivolta contro la propria fatalità. “Io sono in gabbia, sono in prigione, e non mi manca dunque niente imbecilli? Ho tutto ciò che mi serve! Ah, di grazia, la libertà, essere un uccello come tutti gli altri!”. Quel tipo di fannullone è come quell’uccello fannullone. E gli uomini si trovano spesso nell’impossibilità di fare qualcosa, prigionieri di non so quale gabbia orribile, orribile, spaventosamente orribile… Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo, e poi uno si chiede “Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l’eternità?”. Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? È un affetto profondo, serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione per potere sovrano, per grazia potente. Ma chi non riesce ad avere questo rimane chiuso nella morte. Ma dove rinasce la simpatia, lì rinasce anche la vita. (Lettere a Theo, Guanda, Parma 1984, pp. 87-88)

La vita è una cosa seria

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La vita è una cosa seria. A volte dolorosa, sempre drammatica. Scriveva a 17 anni la nostra Cecilia: Mi sfoglio, non è più un semplice, o meglio, un ardente desiderio, ma realtà, dolorosissima per la natura, non so immaginare una cosa più dolorosa (dei dolori fisici intendo) e nello stesso tempo, più gioiosa. Non è un godimento il vedersi morire così lentamente, avere tanta volontà di camminare di muoversi e sentirsi impotenti, confesso la verità, in quei momenti soffro tanto.

Ma c‘è un aspetto che impressiona nell‘esperienza di Cecilia: da lei impariamo che la vita non è una tragedia (la lotta dell‘uomo contro un destino senza volto, ostile) ma è un  dramma, cioè il rapporto con un Tu. A 17 anni Cecilia scriveva nella sua autobiografia: L’amore mi fa vedere che non mi poteva capitare niente di meglio, e immersa nel dolore piangendo io canto il mio amore a Gesù.

Ecco: il dramma della vita di Cecilia (e di ognuno di noi) è la lotta con un Tu che ha un  volto, quello di Gesù, figlio della Vergine Addolorata. Da Cecilia apprendiamo che si può vivere tutto di fronte a Lui: il dolore, la gioia, anche il proprio limite.

Per questa lotta che è la vita, l‘appartenenza a una compagnia che sia segno e presenza  di Lui è decisiva, altrimenti non ce la facciamo. (Padre F. Azzalli)

Abbiamo tanta strada da fare – Quando un membro soffre, tutto il corpo soffre con lui

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“Sul volto dell’arcivescovo si dipinse un profondo dolore: – Aggredisci perché non puoi difenderti! Sì, è stato sparso sangue e ancora ne scorrerà, forse per molti e molti secoli. Il male dell’umanità è radicato troppo profondamente per venire estirpato in poco tempo. Le passioni selvagge possono convertire l’amore in odio, temporaneamente. Noi poveri pazzi abbiamo ancora da studiare a lungo; le parole di Cristo, pur tanto chiare, sono ancora da molti interpretate falsamente. Non intendi che dobbiamo combattere il male entro la Chiesa ancor più energicamente che fuori di essa? C’è molta gente cattiva nelle nostre file, anche cattivi sacerdoti, e ce ne saranno ancor più. Ma la stessa base, la Chiesa, non è toccata. Foglie e rami possono cadere dall’albero o venire recisi, ma l’albero resiste. Così poco ti hanno insegnato nel convento di Macellum da non sapere nemmeno che la Chiesa è il corpo mistico di Gesù? Allorché le mani di soldati ignoranti cacciarono chiodi attraverso le sue adorate mani e i suoi piedi gli trapassarono le carni e sparsero il suo sangue, il suo corpo non rimase forse il suo corpo? Come lui, così anche noi vivremo; egli lo ha promesso e nulla, più della sua parola è certo in cielo e in terra. Terribile è la follia degli uomini; essi impiegano le proprie virtù, il proprio spirito per la propria distruzione. In verità, in verità ti dico: verrà tempo in cui gli uomini cadranno in ginocchio dinanzi alla loro stessa follia e grideranno che il cristianesimo è stato un errore; nemmeno allora comprenderanno che sono essi che hanno errato verso Cristo! Migliaia di falsi profeti cercheranno di traviarli; Cristo stesso ce ne ha avvisato. Non c’è che una sola verità e una sola salvezza. Fra tutta quell’ondata di miseria e di delusione noi staremo saldi come roccia. Nemmeno fra millenni ci potranno vincere, benché non mancheranno i tentativi. Le porte dell’inferno non prevarranno. Ad onta di tutte le nostre debolezze, abbiamo dalla nostra l’amore, l’amore di Dio che ascolta chiunque lo invochi.”

Atanasio detto il Grande (tratto da JULIAN PHILOSOPHUS – APOSTATA di L.DE WOHL)

Abbiamo tanta strada da fare – A gente come noi si conviene seguire

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Continuo il post precedente con la prima cosa che mi è venuta in mente dopo la lettura.

PRANZO NATALIZIO A GRECCIO (dalla LEGGENDA PERUGINA)

1579 32. In altro tempo, venne un ministro dei frati da Francesco, che soggiornava a Greccio, per celebrare il Natale del Signore insieme con lui. I frati dell’eremo, in occasione della festa e per riguardo all’ospite, prepararono la mensa con cura, coprendo le tavole con belle tovaglie bianche, che avevano acquistato, e guarnendola di bicchieri di vetro. Quando Francesco scese dalla celletta per desinare, vedendo la mensa alzata da terra e allestita con tale ricercatezza, uscì senza farsi notare, prese il cappello e il bastone di un mendicante venuto là quel giorno e, dopo aver chiamato sottovoce uno dei compagni, andò fuori dalla porta del romitorio.

I frati non si accorsero di nulla. Si misero a tavola tranquillamente, poiché era volontà del Santo che, se non veniva subito all’ora della refezione, i frati cominciassero a mangiare senza di lui. Intanto il suo compagno chiuse la porta e rimase dentro, accanto all’uscio. Francesco bussò, e quello subito gli aprì. Entrò con il cappello sul dorso e il bastone in mano, come un pellegrino. Affacciatosi all’entrata della stanza dove i frati desinavano, egli disse al modo dei mendicanti: “ Per amore del Signore Dio, fate l’elemosina a questo povero pellegrino malato! “.

Il ministro e gli altri frati lo riconobbero immediatamente. E il ministro gli rispose: “ Fratello, siamo poveri anche noi, ed essendo numerosi, le elemosine che stiamo consumando ci sono necessarie. Ma per amore del Signore che hai invocato, entra, e divideremo con te le elemosine che Dio ci ha mandato “. Francesco si fece avanti e si accostò alla tavola. Il ministro gli diede la scodella, da cui stava prendendo cibo, con del pane. Il Santo prese l’una e l’altro, sedette a terra vicino al fuoco, di fronte ai fratelli che stavano a mensa in alto.

Disse allora sospirando: “ Quando vidi questa tavola preparata con tanto lusso e ricercatezza, ho pensato che non era la mensa dei poveri frati, i quali vanno ogni giorno a questuare di porta in porta. A gente come noi si conviene seguire in ogni cosa l’esempio di umiltà e povertà del Figlio di Dio più che agli altri religiosi: poiché a questo siamo stati chiamati e a questo ci siamo impegnati davanti a Dio e davanti agli uomini. Adesso, mi sembra, io sto a mensa come si addice a un frate “. Quelli ne arrossirono, comprendendo che Francesco diceva la verità. Alcuni presero a lacrimare forte, nel vedere Francesco seduto per terra e ripensando a come li aveva corretti con tanta santità e ragione.

Abbiamo tanta strada da fare – The Times They Are A Changin

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Una lettera ha provocato non solo me ma molta gente.
Reagisco come posso e con quello che riesco a dire.
Inizio con una citazione da un libro di cui non ricordo il titolo, ma che rende l’idea.
I tempi sono cambiati, ma cosa tiene nel tempo che cambia?
Non può sostenere la lotta con il tempo una cosa non vera.

“Negli anni ’90 i capi azienda non si dovevano preoccupare troppo di catastrofici scandali che avrebbero potuto danneggiare gravemente la loro reputazione o quella della loro azienda. Secondo una ricerca dell’Oxford Metrica, Una società di consulenza inglese, venti anni fa in media ogni cinque anni, le probabilità che un dirigente dovesse affrontare un incidente tale da mettere a rischio il proprio brand erano del 20%. Oggi, la probabilità di un tale disastro aziendale è dell’82%. In altre parole, è praticamente certo che In un periodo di cinque anni un’azienda si trovi a rispondere a una situazione che minaccia di macchiare la sua reputazione, quella dei suoi manager o dei suoi prodotti.

Come molti altri rischi, l’aggravarsi di questa situazione è conseguenza della globalizzazione e delle nuove tecnologie. Al giorno d’oggi, marca e reputazione viaggiano su scala globale più velocemente che un tempo, ma subiscono attacchi con più facilità da blogger solitari, comunità di Facebook che crescono a velocità incredibile, video su YouTube e messaggi su Twitter che si diffondono in modo virale e raggiungono milioni di utenti in pochi giorni, da citizens journalist che forniscono informazioni ai media tradizionali e da tutti i tipi di nuovi media che giustamente o erroneamente possono Ora causare danni irreparabili ai prodotti, all’azienda o ai suoi leader.”

Pollution

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I monasteri hanno nel mondo una funzione molto preziosa, direi indispensabile. Se nel medioevo essi sono stati centri di bonifica dei territori paludosi, oggi servono a “bonificare” l’ambiente in un altro senso: a volte, infatti, il clima che si respira nelle nostre società non è salubre, è inquinato da una mentalità che non è cristiana, e nemmeno umana, perché dominata dagli interessi economici, preoccupata soltanto delle cose terrene e carente di una dimensione spirituale. In questo clima non solo si emargina Dio, ma anche il prossimo, e non ci si impegna per il bene comune. Il monastero invece è modello di una società che pone al centro Dio e la relazione fraterna. Ne abbiamo tanto bisogno anche nel nostro tempo.
(Benedetto XVI Piazzale Santo Stefano antistante la Certosa di Serra San Bruno Domenica, 9 ottobre 2011)

 

E il cuore 
quando si fa sera 
muore d'amore 
non si vuol convincere 
che è bello

vivere da soli.
(F.Battiato)

 

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