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favole

il lato nasosto della pecora

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Un fisico, un ingegnere e un matematico se ne vanno in treno per la Scozia, quando dal finestrino scorgono una pecora nera.

– Ah! – dice il fisico – vedo che in Scozia le pecore sono tutte nere!

– Hmmm… – replica l’ingegnere – Possiamo solo dire che qualche pecora scozzese è nera…

– No! – conclude il matematico – tutto quello che sappiamo è che esiste in Scozia almeno una pecora con uno dei due lati di colore nero… (da il “Riso di Talete” – G. Lolli)

Un tizio che passava di lì mi assicurò che la pecora dall’altra parte era nera, la allevava lui da qualche anno, sembrava convinto di quello che diceva, ma la cosa più sorprendente è che rispose alla mia domanda senza che io l’avessi formulata.

L’altro lato della pecora non fu per me più un problema.

 

 

Paludrone

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Per sciogliere certi incantesimi non c’è niente di meglio di uno shock violento o del dolore fisico.

—  Permettete una parola, signora? — cominciò il paludrone, allontanandosi dal fuoco e zoppicando per il gran male. — Una soltanto, se consentite. Sono certo che tutto quello che avete detto sia vero, anzi, verissimo. Io sono un povero diavolo che vede sempre il peggio delle cose e poi le affronta facendo buon viso a cattivo gioco. Che volete, sono fatto così. Dunque credo a tutto quello che avete detto, ma c’è una cosa che tengo a chiarire. Supponiamo che abbiamo fatto un sogno e ci siamo inventati le cose di cui abbiamo parlato poco fa: gli alberi, il sole, la luna, le stelle e perfino Aslan. Supponiamolo: ma lasciate che vi dica che le cose inventate sono più belle e importanti di quelle reali da cui, secondo voi, avremmo tratto ispirazione. Immaginiamo che l’orribile buco nero che governate sia l’unico mondo autentico: non mi piace lo stesso, anzi mi fa una gran pena. Avete detto che siamo ragazzi e stiamo giocando, ma quattro ragazzi che giocano al gioco del mondo, signora, possono essere così abili da spazzar via il vostro mondo. Ecco perché voglio continuare la partita. Io sto dalla parte di Aslan, anche se è pura invenzione; voglio vivere come un Narniano anche se Narnia non esiste. Quindi, grazie infinite per la cena ma vi informo che se questi due gentiluomini e questa signorina sono pronti, noi lasciamo la vostra corte per addentrarci nelle tenebre, dove passeremo il resto della vita a cercare il Mondodisopra. Non che le nostre vite dureranno in eterno, ma che importanza ha se il mondo è piatto e scialbo come ce lo avete dipinto? (C.S.Lewis – La sedia d’Argento)

 

Anche dai paludroni si può imparare….

efemere

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Il sole era vicino all’orizzonte.
Sul Disco, le creature dalla vita più breve erano le efemere, che raggiungevano appena le ventiquattro ore. Due delle più anziane zigzagavano senza meta sulle acque di un torrente di trote, parlando di storia con alcuni membri più giovani della schiusa serale.
«Non c’è più il sole di una volta» disse una di loro.
«Hai proprio ragione. Nelle vecchie ore avevamo un sole come si deve. Mica questa roba rossa». «Ed era pure più alto».
«Vero. Verissimo».
«E le ninfe e le larve avevano un minimo di rispetto».
«Parole sante» disse l’altra efemera con veemenza.
«Secondo me se le efemere si comportassero meglio in queste ore, avremmo ancora un sole come si deve».
Le efemere più giovani ascoltavano educatamente.
«Mi ricordo» disse una delle anziane, «quando qui era tutta campagna, a perdita d’occhio».
Le più giovani si guardarono intorno.
«È ancora campagna» azzardò una, dopo una pausa di cortesia.
«Mi ricordo quando era una campagna migliore» disse la più anziana in tono tagliente.
8«Esatto» disse la sua collega. «E c’era una mucca».
«Precisamente! Hai ragione! Mi ricordo quella mucca! Se ne stava lì per quaranta, anche cinquanta minuti. Era marrone, se mi ricordo bene».
«In queste ore non ne vedi più, di mucche come quella».
«Non ne vedi proprio, di mucche».
«Cos’è una mucca?» chiese una delle più piccole.
«Visto?» disse la più anziana, trionfante. «Ecco l’ephemeroptera moderna». Fece una pausa. «Che stavamo facendo prima di parlare del sole?»
«Zigzagavamo senza meta sull’acqua» disse una delle giovani. C’era comunque la forte probabilità che fosse vero.
«No, prima».
«Ehm… ci stavi raccontando della Grande Trota».
«Ah sì. Giusto. La Trota. Bene: se sei stata una buona efemera, se hai zigzagato su e giù come si deve…»
«… dando retta agli anziani che ne sanno di più…»
«… sì, dando retta a chi ne sa di più, alla fine la Grande Trota…»
Clop.
Clop.
«Sì?» disse una delle giovani efemere.
Nessuna risposta.
«La Grande Trota cosa?» disse nervosamente un’altra.
Guardarono in basso, verso una serie di cerchi concentrici che si allargavano sull’acqua.
«Il sacro segno!» disse un’efemera. «Ricordo che me ne hanno parlato! Un Grande Cerchio nell’acqua! Quello è il segno della Grande Trota!»
La più anziana delle giovani efemere osservò l’acqua pensosamente. Cominciava a rendersi conto del fatto che, essendo la più anziana fra le presenti, ora aveva il privilegio di volare più vicina alla superficie.
«Dicono» disse quella in testa al nugolo zigzagante, «che quando la Grande Trota arriva per te, vai in una terra piena di… piena di…» Le efemere non mangiano. Era senza parole. «Piena d’acqua» terminò, mogia.
«Chissà» disse la più anziana.
«Dev’essere veramente bello, laggiù» disse la più giovane.
«Perché?»
«Perché nessuno vuole mai tornare».

(T.P.)

tailleur de pierre

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Sabato scorso ero a Oropa, al santuario per una serata di Canti a Maria e una Lectio Magistralis su Parole in Pietra, alla fine il vescovo di Biella saluta i partecipanti della serata e racconta, per stare in tema, questa breve storiella, la scrivo come la ricordo:

C’era una grande personaggio che andò a visitare un cantiere in cui erano presenti diversi scalpellini (tailleur de pierre) completamente presi dal loro lavoro;  vedendoli così presi decise di interrogarli per saperne di più, andò dal primo:

– Cosa stai facendo?

– Lavoro la pietra (e pensava fatico, respiro la polvere, mi prenderò la silicosi)

Si rivolse al secondo:

– E tu cosa stai facendo?

– Mantengo la famiglia

Si rivolse al terzo:

– E tu cosa fai?

– Mantengo la famiglia e costruisco cattedrali!

tailleur de pierre

 

Anche un bambino nella culla,

se lo si osserva con calma,

ha l’infinito negli occhi.

Vincent Van Gogh

Minilibro

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"… un ragazzo stava in una villa o fattoria, sui fianchi scoscesi di una grande montagna; egli andava alla ricerca del simulacro e della tomba di un gigante, finché essendosi voltato indietro da lontano a guardare il suo giardino e la sua casa, s’accorse che casa e giardino non erano che i colori e i quarti giganteschi dello scudo appartenente alla gigantesca figura che egli andava cercando. Non l’aveva mai vista perché era troppo grande e troppo vicina." G.K Chesterton

Tomba de giganti osono

Un libro non scritto ma significativo, ne rimane solo questa piccola trama, parla di un errore molto comune e nello stesso tempo sottovalutato, come molti atei doc che parlano di Dio più di noi, che umilmente e stentatamente lo seguiamo.

Così quelle piccole cose buone che accadono, nascondono il gigante, quelle piccole cose buone che mi sono come dire regalate, quelle piccole cose buone dove mio cuore sorride, il mio cuore che scalerebbe le montagne per quietarsi, il mio cuore che trasforma la vita di un uomo portandolo lontano, il mio cuore sorride perche intravede un Gigante.

Spiderman

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Come sapete Spiderman aveva il senso di ragno che pizzicava in vicinanza del pericolo, e questo gli ha salvato la vita diverse volte.

Era un po’ che si discuteva e qualcosa stonava, non sapevo cosa ma sempre quando faccio certi discorsi qualcosa stona.
– Allora sei contenta che sei in dolce attesa?
– Si, perchè credevi il contrario?
– No, ma quando c’è una grossa differenza di età dall’ultimo a volte è un sorpresa e come tale non sempre ben accetta, conosco delle donne che l’hanno vissuta male.
– No, visto che è una cosa cercata.
– Spiegati
– Si, è un po’ che lo cercavo, cosa credi che queste cose capitano cosi?

Il mio senso di ragno cominciava a pizzicare.

– Beh dipende… (E iniziavo a pensare alla morale cattolica, ad "Amore e Responsabilità" di GPII)
– Dai, non si possono mica mettere al mondo dieci o dodici figli, non sei daccordo?

Il mio senso di ragno pizzicava sempre di più, e il rischio di finire dalla parte del bacchettone moralista era alto, ma forse c’ero già finito, chissà perchè se uno è credente finisce sempre in questo modo, è forse un modo per ricattarti?

– Si, d’accordo, la penso anch’io così: bisogna essere responsabili
– Allora perchè hai cambiato umore? Mi sa che non è vero che la pensi così.

Si, qualcosa stonava, e il pizzicore aumentava, avevo davanti una programmatrice della vita, cosa giusta per carità, ecco forse è questo è giusta per carità altrimenti no, e qualcosa ancora non tornava.

– La penso così – dissi (per tagliare sul moralismo) – non mettermi in bocca cose che non ho detto, ci vediamo. Ciao

Eh già, sei l’ultima di nove figli, se tua mamma avesse pensato come te non ci saresti.

 

Spiderman

Che tempo è

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Domenica scorsa durante l’omelia il parroco, facendo ben vedere il verde con cui era vestito, ricordava ai ragazzi che siamo nel tempo ordinario domandò loro cosa volesse dire.

Silenzio

allora chiede che cosa volesse dire ordinario
(presupponendo che i ragazzi avessero il concetto di tempo)

Silenzio

allora chiede il contrario di ordinario

Silenzio

una vocina dice timidamente "disordinario?!?"

"Disordinario?, disordinario è il vostro ordinario non il contrario, pensate solo ai vostri zaini!"

tempo ordinario

Selma song – Björk

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Selma ne ha combinata una grossa, e decide come fare per rimediare. Andrà avanti per la sua strada. Si leva gli occhiali che gli servono a vedere quel poco che gli resta, in effetti è quasi cieca, rifiuta l’aiuto di Yorke che gli vuole sinceramente bene e che cerca di fargli vedere il bello nel mondo, ma lei ha deciso, se ne andrà così con le tristi figure del treno. Lei ha già visto tutto nel mondo, si chiude.

I’VE SEEN IT ALL   HO VISTO TUTTO
I’ve seen it all
I have seen the trees
I have seen the willow leaves
Dancing in the breeze

Björk

Ho visto tutto
ho visto gli alberi
ho visto i salici piangenti
danzare nella brezza
I’ve seen a man killed
By his best friend,
And lives that were over
Before they were spent
Björk 

Ho visto un uomo ucciso
dal suo miglior amico
e ho visto vite che sono finite
prima ancora di essere spente
I’ve seen what I was
And I know what I’ll be
I’ve seen it all
There is no more to see
Björk Ho visto quello che ero
e so cosa diventerò
ho visto tutto
non c’è molto da vedere
You haven’t seen elephants or Kings or Peru

Yorke

Hai visto gli elefanti o il re del perù?
I’m happy to say
I had better to do
Björk Sono felice di dire
che ho meglio da fare
What about China?
Have you seen the Great Wall?

Yorke

Cosa mi dici della Cina?
Hai visto la grande muraglia?
All walls are great
If the roof doesn’t fall
Björk tutti i muri sono grandi
se il tetto non cade
And the man you will marry
The home you will share

Yorke

E l’uomo che sposerai?
E la casa che condividerete?
To be honest
I really don’t care
[gibberish]
Björk Per essere onesta
 non mi importa
[urli di Bjork]
You’ve never been to Niagara Falls

Yorke

Tu non hai mai visto le cascate del niagara?
I have seen water
It’s water, that’s all
Björk Ho visto l’acqua
è acqua, solo acqua.. tutto qui
The Eiffel Tower
The Empire State

Yorke

la torre Eiffel?
L’Empire State?
My pulse was as high
On my very first date
Björk Il mio battito come era forte
al mio primo appuntamento
And your grandson’s hand
As he plays with your hair

Yorke

E le mani di tuo nipote
che gioca con tuoi capelli??
To be honest
I really don’t care
[gibberish]
Björk Per essere onesta
non mi importa molto
[urli di Bjork]
I’ve seen it all
I’ve seen the dark
I’ve seen the brightness
In one little spark
I’ve seen what I chose
And I’ve seen what I need
And that is enough
To want more would be greed
I’ve seen what I was
And I know what I’ll be
I’ve seen it all
There is no more to see
Björk

Ho visto tutto
ho visto l’oscurità
ho visto le luci
ho visto una scintilla
ho visto quello che ho scelto
e ho visto di cosa ho bisogno
e questo mi basta
non voglio essere troppo avara
ho visto quello che ero
e so cosa sarò
ho visto tutto
non è rimasto niente da vedere
You’ve seen it all
And all you have seen
You can always review on
Your own little screen
The light and the dark
The big and the small
Just keep in mind
You need no more at all

Coro

Hai visto tutto
e tutto ha visto te
tu puoi rivedere tutto sul
tuo televisore
la luce e le tenebre
il grande e il piccolo
solo i tuoi pensieri
non ti serve nient’altro
You’ve seen what you were
And know what you’ll be
You’ve seen it all
There is no more to see
Björk

Tu hai visto cosa eri
e sai cosa sarai
tu hai visto tutto
non hai più nulla da vedere

Dedicato a …

Venezuela

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Un giovanissimo sugli undici-dodici ha raccontato divertito questa storiella:

     a Scuola la Maestra domanda a un bambino:

     – Dove sta il Venezuela?

     Risposta: – Ma sì, a pagina sessantotto del Libro di geografia!

(preso da un Blog linkato)

Mondo


Far durare l’amore..

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Una mamma e un bambino stanno camminando sulla spiaggia.
Ad un certo punto il bambino chiede: "Come si fa a mantenere un amore?"
La mamma guarda il figlio e poi gli risponde: "Raccogli un po’ di sabbia e stringi il pugno…"
Il bambino stringe la mano attorno alla sabbia e vede che più stringe
piu’ la sabbia gli esce dalla mano. "Mamma, ma la sabbia scappa!!!"
"Lo so, ora tieni la mano completamente aperta… "
Il bambino ubbidisce, ma una folata di vento porta via la sabbia rimanente.
"Anche cosi’ non riesco a tenerla!"
La mamma sempre sorridendo: "Adesso raccogline un altro po’ e tienila nella mano aperta
come se fosse un cucchiaio…
abbastanza chiusa per custodirla e abbastanza aperta per la liberta’ ".
"Il bambino riprova e la sabbia non sfugge dalla mano ed e’ protetta dal vento.
"Ecco come far durare un amore…"
(Anonimo)

sabbia

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