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pasqua

Buona Pasqua di Resurrezione

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Copio da AnnaVercors e faccio gli auguri a chi mi legge.
“Pensate che miracolo assoluto è nel mondo dei carri o delle automobili, o dei jet, o dei laser, o dell’informatica, o delle navi spaziali, la gratuità dei rapporti.
Cosa è infatti tutto questo, umanamente parlando, di fronte alla gratuità con cui ti tratto?
E’ niente!, niente!
Poichè, anche se avessimo le ali e andassimo sopra le nubi a contare le stelle ad una ad una, non saremmo più felici, dolce mia gregge o dolce mia luna [cfr. G.Leopardi, “Canto notturno di un pastore errante nell’Asia”], e tute le navi spaziali di questo mondo non faranno avanzare di un capello la felicità presente dell’uomo presente.
Mentre la gratuità sì!
E’ la gratuità che abbraccia la follia e la convoglia verso una positività insospettata, inconcepibile.
Sto parlando della follia mia e tua, cioè di tutti.
Perché (…) chiamiamo “folle” in senso stretto l’espressione eccezionale di questo disappunto.
(…) non dobbiamo scandalizzarci di tutto questo, vale a dire non siamo disgraziati, in qualunque caso, (…) non dobbiamo scandalizzarci, non siamo disgraziati, perché siamo abbracciati”.
“Colui cui apparteniamo (…) diventa Colui che ci salva. Gli apparteniamo talmente che gli apparteniamo  più di quanto non lo rinneghiamo.
Non dobbiamo scandalizzarci della nostra follia, perché siamo abbracciati: abbracciati da Cristo
(L.Giussani, Ciò che abbiamo di più caro, pagg.292 e ss)

U Sàbbate Sànte

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Trovo sul Web e ripropongo:

I canti che svolgono i misteri del Venerdì Santo sono incentrati in tre principali episodi: 1) la Madonna, ammantata di nero, parte, piangendo in solitudine, alla ricerca del figlio; 2) breve dialogo tra la Madonna e Gesù dietro le porte del Pretorio o ai piedi della Croce; 3) la Vergine ordina ad una vecchia zingara (nella versione di Massafra, ad un fabbro) di fabbricare per il suo Figliolo dei chiodi – che simboleggiano gli strumenti della Passione – pregandola di farli sottili. La zingara li costruisce lunghi e taglienti per dispetto e perciò, maledetta dal Cristo, essa andrà girovagando per il mondo scacciata da tutti. Questi tre episodi, che costituiscono il nucleo del canto, sono affiancati da scene minori e possono avere disposizione differente nella tradizione del canto. Nella versione fasanese il canto muta stranamente titolo: U Sàbbate Sànte. E’ evidente una trasposizione del canto, che ovunque si intitola il Venerdì Santo, al giorno successivo. E’ una modifica legata alle “modalità d’uso” del canto. Il canto religioso della Passione, diventa nella tradizione popolare fasanese, un canto di questua. All’originale connotazione si sovrappone l’esigenza locale. L’uso della questua nelle campagne e nel borgo, fa sÍ che il titolo del canto muti in rapporto alle modalità di svolgimento della stessa. La notte del Sabato Santo, quando già le campane dopo la mezzanotte hanno annunciato la Resurrezione, compagnie di giovani attraversano il paese e girano per le masserie cantando, accompagnandosi con chitarre e fisarmoniche, e chiedendo in cambio uova fresche o altre provviste. Si aggiungono infatti al canto versi specifici che invitano a non lesinare nell’offerta, minacciando, in caso contrario, scherzose rappresaglie.

U Sàbbate Sànte
I’à rrevâte u Sàbbate Sànte
Madre Marì s’à púste lu mànte
nà sapáie pe ce scì
sáula sáse ne partì.

I acchjì San PÍte da nànze:
“Madra Marì cé vé truvànne?”
“Ho perduto il mio figliolo
Sono tre giorni che non lo trovo”.

“Tu la pèrse i je l’ággie chiâte
rite alli pòrte de Pelâte
rite alli porte de Pelâte
stáie tùtte flaggellâte”.

Túppe túppe rÍte a stÍ pòrte:
“Màmma màmma na pòzze aprì
ca li Giudéie m’àne legâte
coráme d’áure m’áne levâte”.

“Coráme d’áure m’àne levâte
coráme de spéne m’àne ‘nghiudâte”.

“I vé addú mèste ferrâre
fattefé nu pâre de chiúe
ni lònghe i ni settéile
pe trapané la Carna Gentéile”.

“NÍ lònghe i nÍ ialànde
pe trapané la Càrna Sànte”.

Chèra zinghera maledètte
‘ngi li fáscie lònghe i strétte
i Crìste a malédescì
sèmbe spÍrte a fáscie scì.

“Ogni paése ch’adarrevé
iòtte dì nan la fé mé”.

JÍsse JÍsse (nome) pÍ mutànde
dàmme l’úve du Sàbbate Sànte
JÍsse JÍsse pi mutandóme
dàmme l’úve di paparóume

I ce l’úve nan mÍ vú dé
u iaddenâre t’àggia spascé.

I palòmma vola e sì
buòna Pàsqua a segnerì.
I palòmma vola e nò
buòna Pàsqua a lor signò.

Fonte: Amáure mì sâpe canté – Canti popolari di Fasano a cura di Antonietta Latorre, Lucio Legrottaglie e Giuseppe Palasciano, Grafischena 1993

Pasqua 2011

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Lo so rischio di essere ripetitivo ma il giorno di Pasqua c'è l'insediamento dei frati nel santuario di “Nostra Signora, Regina di Palestina e di Terra Santa”. Un santuario di Palestina in terra di Israele è un fatto che commuove e muove, che la Regina della Pace sia anche lì e sempre "di speranza fontana vivace".

Approfitto per augurare che possiate vivere una Buona Pasqua.

P. Franco: L'anno scorso, per circostanze apparentemente fortuite, c'è stato un incontro tra due frati dell'Ordine e il segretario del Patriarcato Latino di Gerusalemme, il quale appena saputo che erano Servi di Maria che andavano a vedere se era possibile aprire una casa in Terrasanta, la terra di Gesù e di Maria, è rimasto come sorpreso perchè ha detto – noi stavamo aspettando questo – e immediatamente ha proposto ai Servi di Maria di custodire il santuario mariano del Patriarcato che comprende Israele, Palestina e Giordania, sono una quindicina di preti, non sono tanti però il territorio è molto grande. Il segretario che è poi diventato il vescovo ausiliare, ha detto: è provvidenziale il fatto che sia un ordine dedicato alla Madonna che possa custodire e proporre alla gente il luogo che noi abbiamo pensato come il santuario mariano di tutta la Terra Santa.

Questa è la facciata del santuario che è stato costruito nel 1933. Esterno Santuario

Adesso sono momenti difficili perchè i cattolici sono palestinesi ma il Santuario è nel territorio di Israele, quindi era impensabile per il Patriarcato latino chiedere a dei sacerdoti palestinesi di stare nello Stato di Israele. Un ordine internazionale, sopra le parti, dedicato alla Madonna, è apparso come una provvidenza. Questo però è interessante perchè mi ha ricollegato direttamente alle origini.

I Servi di Maria e qui sotto vedete la fotografia del documento ufficiale di approvazione dell'Ordine dell'11 febbraio 1304.

L'approvazione dell'Ordine avvenne da parte di un papa, domenicano, per l'esplicita ragione che questo piccolo gruppo di persone, meno di 250 frati in qual momento, mentre i francescani erano circa 15.000, era dedicato alla figura della Vergine Maria. Qui sono alcuni brani che possiamo leggere, il Papa gioca tutta la sua autorità per un piccolo pugno di persone, perché?:

bolla "… voi professate ed osservate la Regola di Sant'Agostino, approvata  dalla Sede Apostolica, e,  per l'affetto di devozione che nutrite verso la gloriosa beata Vergine Maria, vi prendeste il Nome da lei,  chiamandovi umilmente Servi della stessa Vergine; […] Noi però, che ben volentieri prendiamo occasione di dimostrare, come possiamo, la nostra devozione verso la stessa Vergine nostra Signora, non volendo che alcuno contro di voi e contro il vostro Ordine possa tentar qualche cosa in vostro danno, come se esso non avesse la piena fermezza dell'approvazione Apostolica, a fin di togliere dagli animi di tutti ogni dubbio ed esaudire le vostre suppliche, espressamente con autorità Apostolica, confermiamo e approviamo la vostra Regola e le sue Costituzioni, la rafforziamo con l'ausilio della presente scrittura,  e concedendovela, decretiamo che essa debba esser sempre da voi inviolabilmente osservata per ogni tempo futuro"; questo è interessante perchè la devozione alla Vergine Maria non è pietistica ed in quel momento storico, come anche adesso, c'erano delle difficoltà nella Chiesa: c'erano delle critiche forti ad una certa ricchezza che si viveva nella Chiesa, san Francesco nasce in quel periodo lì e contesta la Chiesa stando dentro la Chiesa. Vi ricordate l'affresco di Giotto, Il sogno di Innocenzo III, Giotto che dipinge san Francesco con i piedi dentro la Chiesa. Però tanti gruppi andavano via dalla Chiesa, era una situazione difficile, di aperta contestazione alla Chiesa. La devozione alla Vergine Maria vuol dire che la Vergine è lo strumento attraverso cui Dio si è fatto uomo e questo suo modo di essere presente tra di noi, continua attraverso un'umanità, che è quella che è, ma è quella presa da Cristo e si chiama Chiesa. Dire la devozione alla Vergine Maria vuol dire: io sono attaccato a quello strumento per cui Dio si è fatto uomo e continua ad essere presente nell'umanità, sono attaccato alla Chiesa. E' per questo che il Papa gioca la sua autorità per un pugno di persone, non avrebbe nessun altro senso se non dire: quella è proprio la fede cattolica, 250 o 15.000 ed è l'originalità propria dei Servi di Maria.

Ho cominciato con il Santuario in Terrasanta perché è la stessa dinamica. E', da parte del Patriarcato, dire: questi qui mi garantiscono il fatto che insegnano a stare davanti alla Vergine Maria in tutto il suo mistero e dall'altra parte noi abbiamo deciso, primo per un motivo ecclesiale: lì è la Chiesa che ci ha chiesto, è la Chiesa che ha chiesto ai Servi di Maria una presenza, secondo: lì c'è una cristianità che sta lottando per sopravvivere e vale la pena di dire noi siamo con voi, perchè quello è il Corpo di Cristo, non è solo il luogo dove ha vissuto Cristo ma è il corpo di Cristo oggi, che ha bisogno di essere sostenuto. E terzo, questa è più una questione interna all'Ordine però è interessante, è dare anche un segnale del fatto che noi siamo vivi, tant'è vero che la Chiesa ci chiede una presenza, siamo anziani, malati, però nella Chiesa ci siamo ancora e abbiamo un senso.

AGGIORNAMENTO: Per chi volesse partecipare contribuendo lascio i riferimenti:
BANCA INTESA SANPAOLO
Conto intestato a Casa Servi Di Maria
Numero Conto: 000002177043
IBAN: IT53I0306905010000002177043
BIC: BCITITMM

BANCOPOSTA
Conto intestato a Casa Generalizia dell’Ordine dei Servi di Maria
Numero Conto: 29430006
IBAN: IT90 R076 0103 2000 0002 9430 006
BIC: BPPIITRRXXX

Nella causale scrivere: Pro TERRA SANTA o frasi analoghe

sito:http://settantavolte7.altervista.org/
 

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