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preghiamo

Slow life

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Occorre per questo post fermarsi e ascoltare, la vita non è una corsa continua, non lo deve essere, occorre a volte rallentare per cogliere quello che c’è oltre il primo sguardo.

Ho scritto due volte “occorre” che ha nella etimologia “correre” sembra in opposizione al post, ma suo significato è “andare incontro”.

Sto leggendo un libro di Don Giussani che rimanda a un intervista famosa alle Carmelitane di Bologna, in questo tempo di polemiche nella Chiesa e verso la Chiesa questa intervista è una porta che si spalanca verso il Mistero e all’amore che opera incessantemente nelle nostre esistenze.

In Cammino, Rizzoli Bur, 2014, pagina 132: «Mi ricordo tanti anni fa l’intervista radiofonica… Sentire le risposte di quella ragazza fu una sorpresa: vibravano di una saggezza stupefacente. Da che cosa le veniva? Dall’abitudine a percepire l’eterno dentro l’istante effimero e ad abbracciar le cose tutte insieme, perché non si può giudicare neanche d’un capello se non dalla totalità dell’organismo a cui si appartiene».

Qui sotto l’intervista e qui le attuali monache intervistate. Ascoltate se potete, merita.

 

 

 

 

Don Giussani: il Papa ammonisce chi tiene le sorti del mondo

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Sono passati quasi dodici anni, ma il giudizio di allora lascia commossi e colpiti anche oggi che risuonano i tamburi di guerra e che dai fatti ha avuto ragione.

 

Caro Direttore,
negli scoppi delle bombe e negli incendi delle città ciò che ai miei occhi riporta la verità sulle cose è il pensiero della morte di Gesù. Non sono in grado di darmi altra spiegazione se non questa: seguire Cristo che va a morire sulla croce, essere come Lui, e basta. Per questo abbiamo aderito con semplicità ai sentimenti di amore e di pace propri del Papa, riconoscendo con lui che essi non vengono dall’adesione a una condanna di quelli che vogliono la guerra, ma dall’impegnare tutte le energie a riattivare un’educazione che alleni al riconoscimento di un’ingiustizia annidata alle origini di tutte le decisioni umane — quello che nel nome di Cristo si chiama peccato originale —. Ci è impossibile dare un giudizio a partire da un’analisi psicologica o naturale, mantenuto poi dal groviglio del potere concepito dalla mentalità di Saddam, ma anche di Bush. Un giudizio è possibile se si ammette che tanto quanto è certo che la colpa è da una parte e dall’altra (e ne risponderanno), altrettanto è evidente che l’origine di essa non è né nell’uno né nell’altro. La colpa originale, e quindi la possibilità del dispotismo, è un veleno che ha il suo habitat, la sua genesi in un mistero. Ed è a questo livello per noi insondabile che la misericordia di Dio pone rimedio.
Ora, ciò di cui sto parlando non riguarda solamente l’aldilà, perché la misericordia di Dio pone rimedio già nell’esistenza terrena, per cui già in questo mondo c’è la possibilità della pace per gli uni e della disperazione per gli altri. Dio è misericordioso, il Mistero è una misericordia che porta con sé la croce. Una croce che per gli uni è un destino di castigo, penitenza e umiltà in un cammino dentro la pace, per gli altri è un mistero di rabbia senza confini.
Così nella misericordia la faccia del soldato americano è identica a quella del soldato iracheno che si trova di fronte la bocca del cannone che lo frantumerà. Sono tali e quali, non sono più l’uno contro l’altro. Che grande mistero! Nella misericordia si realizza il vantaggio dell’amore, che arriva fino al perdono. Se non si giunge a questo, tutto è menzogna; e la ragione si incista in una contraddizione: si accusa l’altro o si accusa se stessi, finendo nella disperazione pura.
La salvezza è data dal seguire Cristo, dall’immedesimazione col Suo sentimento dell’uomo e invocando la grazia che l’uomo faccia con la sua libertà ciò che Cristo ha fatto con la Sua: l’abbandono della propria debolezza mortale nelle mani della misericordia del Padre, cioè del Mistero dell’essere.
Si pensi ai Salmi o alle parole profetiche contenute nella Bibbia. Dio interviene nel cammino del popolo con profezia o con autorità e dice, per esempio: «Vi castigo! Sei castigato, popolo mio!». Oppure si serve del profeta per parlare al popolo tremebondo perché sotto il peso di un padrone pagano, e il profeta Neemia dice: Dio è più forte, è il signore di tutto, perciò «non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza» (Neemia, 8,10). Sta parlando di Dio che porta il bene, la bellezza, la bontà, nel quale il popolo trova l’energia per giudicare ciò che accade.
Quando un popolo sta attraversando un momento brutto o penoso della propria storia, esso può dare un giudizio su ciò che è giusto o no nella misura in cui viene educato: se è educato, se ha un cammino guidato, se è indirizzato, allora seguendo i suoi maestri può dire di sì o di no a evidenze storiche — storicamente chiare —. In questi tempi il Papa ha motivi adeguati per dire di no alla guerra, anche se la guerra è fatta da gente che dì per sé avrebbe ragione di farla; perciò teniamo presente quello che dice il Papa, perché il giudizio spetta a persone che sono state educate a considerare quel che accade dal punto di vista della legge di Dio e della memoria del popolo. Giovanni Paolo II, dopo avere detto che è sbagliato fare la guerra — sbagliato perché non c’è motivo adeguato —, ha aggiunto: «Dio vi giudicherà», che è un modo per mettere in guardia chi ha un compito di responsabilità storica per il futuro del mondo (questo è il motivo per cui proviamo innanzitutto una profonda pietà per chi si è assunto la terribile responsabilità della guerra).
Certamente mia mamma non avrebbe mai indicato come ragione in favore della guerra quella che portano i suoi sostenitori. Ma neppure avrebbe seguito coloro che vi si oppongono per un calcolo di politica contraria; osservando gli uni e gli altri, mia mamma avrebbe concluso: «Preghiamo il Signore affinché ci aiuti Lui». E questo giudizio l’avrebbe lasciata tranquilla — non perché indifferente, ma perché certa che Dio è il signore di tutto, che tutto conduce a un destino di bene — di fronte a qualunque grave momento della storia.
* fondatore di Comunione e liberazione

Vedi anche quest’articolo di Tempi

Cari copti

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Che impressione alla luce dei fatti di questi giorni rileggere la preghiera dell’Incenso pubblicata nell’ultimo post.

«Offriamo questa messa per i nostri ventuno fratelli copti, sgozzati per il solo motivo di essere cristiani» ha detto oggi il Papa.

Che dolore per tutta la Chiesa e la cristianità.

Sarebbe bello indire una giornata comune di preghiera! “Gesù aiutami!” #Noi_siamo_copti

“La vostra esperienza di fede non si esaurì in una ricerca dotta e in una scalata razionale ai cieli di un Dio inaccessibile, ma si lasciò conquistare ed educare dalla vita semplice del popolo, intessuta di immediatezza e generosità, di fantasia spontanea ed avvincente. Il dotto studioso e il contadino generoso fecero entrambi confluire nel vostro patrimonio tradizionale il meglio della loro ricerca di Dio e la loro comune esperienza di persone amate e salvate da lui.

Su questa vostra ricca esperienza religiosa si sono innestate sia l’indomito coraggio dei martiri, sia l’ascesi appassionata di schiere innumerevoli di monaci. Unicamente guidati dalla sapienza della Parola di Dio, i vostri martiri e i vostri asceti seppero testimoniare una mirabile radicalità nella ricerca del regno, una insuperata maestria nel penetrare i segreti nascosti nel cuore dell’uomo.

Il messaggio di quegli “entusiasti di Dio” risuona ancor oggi più che mai attuale per la Chiesa. È un invito ad essere fedeli e coraggiosi e a riscoprire, nel frastuono della civiltà moderna, abitudini creative ove affrontare il cammino della ricerca della verità, senza maschere o alibi o finzioni.” GPII

Je suis Factum

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Senti dire rispetto a quanto successo in Francia che è colpa nostra, dell’occidente, si fanno manifestazioni, tutti quanti a dire, Je suis Charlie Hebdo.

No, non lo sono, non sono la reazione a qualcosa, non sono le colpe dell’occidente, non sono la satira a volte blasfema di Charlie Hebdo, non sono la risata che vi seppellirà, perché la vita è seria, anzi drammatica.

E solo dicendo e approfondendo chi siamo, che cosa desideriamo, cosa in fondo ci rende contenti che tutto questo si quieterà, come la tempesta nella Pastorale di Beethoven.

E’ una guerra religiosa? Vedo poca religione e molta ideologia.

Una prova di questo: da quello che si è visto in questi giorni, da tutti i protagonisti nel bene e nel male può nascere una preghiera profonda e calma come questa? La dedico alle vittime e a chi le ha provocate.

Preghiera dell’incenso

della tradizione Copta

O Re della pace, dacci la tua pace e perdona i nostri peccati.
Allontana i nemici della Chiesa e custodiscila, affinché non venga meno.
L’Emmanuele nostro Dio è in mezzo a noi nella gloria del Padre e dello Spirito Santo.
Ci benedica e purifichi il nostro cuore e risani le malattie dell’anima e del corpo.
Ti adoriamo, o Cristo, con il Tuo Padre buono e lo Spirito Santo, perché sei venuto e ci hai salvati.


Permettetemi un altra citazione:

“Viviamo infatti in una società in cui quell’esigenza di fondo, che emerge inevitabilmente dentro ogni uomo e che si può definire senso religioso, non solo non è presa in considerazione da tutte le culture diverse da quella cristiana, ma anzi viene censurata e repressa. Se infatti c’è oggi un desiderio umano radicalmente oppresso, questo è proprio il senso religioso.

E sarebbe forse interessante fare delle ricerche per studiare quali danni e deviazioni derivino da tale repressione alla psiche dell’uomo moderno.

Sempre a causa di questa censura, la Chiesa – anche quando viene accolta come una presenza di cui comunque tener conto – è vista o come centro di potere politico o come centro di potere culturale e sociale o come pulpito di richiamo etico mentre invece è nata e miracolosamente permane nella storia per questo solo scopo: dare risposta esauriente e definitiva al bisogno religioso dell’uomo, che è il suo bisogno fondamentale.” L.G. 1976

Fango

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C’è la storia del panettiere che ripulisce il negozio, riattiva le macchine in trentasei ore e subito si mette a panificare gratis per gli alluvionati. Ci sono i cuochi delle mense che cucinano e scendono per strada a distribuire viveri di persona, nelle case degli alluvionati impossibilitati a spostarsi.

Ci sono le storie di “solidarietà di condominio”, gente che fino al giorno prima si diceva a mala pena “buongiorno” e ora si ritrova ad aiutare, ospitare e sfamare altri vicini meno fortunati. Una mia infermiera mi dice: «C’è voluta l’alluvione per diventare amici!». Oggi nella lettera di uno studente che ha avuto la nonna morta nell’alluvione leggo: «La fine di tante acrimonie familiari è forse il dono che lei ha voluto farci da lassù».

Ci sono le storie dei cosiddetti “angeli del fango”, quelli che ti hanno aiutato anche nel buttare via la roba dicendoti: «Signora ci penso io, lo so che a lei fa male il cuore». Ci sono le storie di tutti quelli arrivati dai paesi vicini, organizzati con vanghe, secchi, idropulitori, stracci. Spedizioni di pullman pieni di gente e pieni di viveri. Storie infinite. (Martina Mureddu)

Da La Terra Santa e altre poesie, III
ho vissuto dieci anni nella giungla odorosa,
ero una rosa dormiente
ferma su una panchina ad aspettare
che un soffio di vento sanasse le piaghe dell’anima,
coglievo l’erba come si colgono i fiori
non piangevo ma guardavo fiduciosa il cielo bianco di Affori
sperando che apparissero le stelle,
a volte guardavo un folle negli occhi
e vi trovavo scolpita l’umanità che avevo perduta,
questa era la verità dell’o.P.,
questa fu la luce della mia anima inerte
che come un ferro rovente mi trapassò da una parte all’altra
ma era una giusta risoluzione dei miei destini
perché da una stazione imbrattata di fango
si può partire verso le vie del cielo

Alda Merini

 

Anniversario di matrimonio

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E sono 25, festeggiati ieri assistendo all’udienza del Papa alla fine di un lungo week end a Roma.

Mi ha segnato questo anniversario  tante premure, tanti piccoli segni, tante cose impreviste che poi alla fine ti sorprendono.

E questo è il bello ho visto come il semplice seguire trasforma le cose e la realtà e questo non può che commuoverti, molte volte l’ho visto in questi giorni attraverso molte persone.

Il Papa nell’udienza ci ha lasciato un compito, per me e mia moglie è stato come la conferma di un cammino intrapreso 25 anni fa:

Cari amici, domandiamo al Signore di essere capaci di vegliare con Lui in preghiera, di seguire la volontà di Dio ogni giorno anche se parla di Croce, di vivere un’intimità sempre più grande con il Signore, per portare in questa «terra» un po’ del «cielo» di Dio. Grazie.

 

Te deum

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Noi ti lodiamo, Dio,
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora.
 
Tempo di bilanci la fine dell’anno, ma io ho poca memoria e ci riesco male, sono ancora qui, ho le mie domande, ho ancora la fede e la voglia di vivere,
Buon Anno

e come diceva il canto della settimana scorsa “luce dona alle menti”

Preghiera per l’Italia e per l’Europa

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“Prega chi è più realista” mi hanno insegnato, non perché così si sfugge dalla responsabilità del fare, pregare è anche fare,

“fai una preghiera” si dice, fai che la realtà sia affidata.

“Sotto la Tua protezione ci rifugiamo, Santa Madre di Dio
Non respingere le preghiere che Ti innalziamo nelle necessità
Ma salvaci sempre da tutti i pericoli,
O Vergine Gloriosa e Benedetta.”

Maria, Madre della speranza,
cammina con noi!
Insegnaci a proclamare il Dio vivente;
aiutaci a testimoniare Gesù, l’unico Salvatore;
rendici servizievoli verso il prossimo,
accoglienti verso i bisognosi,
operatori di giustizia,
costruttori appassionati
di un mondo più giusto;
intercedi per noi che operiamo nella storia
certi che il disegno del Padre si compirà.

Aurora di un mondo nuovo,
mostrati Madre della speranza e veglia su di noi!
Veglia sulla Chiesa in Europa:
sia essa trasparente al Vangelo;
sia autentico luogo di comunione;
viva la sua missione
di annunciare, celebrare e servire
il Vangelo della speranza
per la pace e la gioia di tutti.

Regina della pace
Proteggi l’umanità del terzo millennio!
Veglia su tutti i cristiani:
proseguano fiduciosi sulla via dell’unità,
quale fermento
per la concordia del Continente.
Veglia sui giovani,
speranza del futuro,
rispondano generosamente
alla chiamata di Gesù.
Veglia sui responsabili delle nazioni:
si impegnino a costruire una casa comune,
nella quale siano rispettati
la dignità e i diritti di ciascuno.

Maria, donaci Gesù!
Fa’ che lo seguiamo e lo amiamo!
Lui è la speranza della Chiesa,
dell’Europa e dell’umanità.
Lui vive con noi, in mezzo a noi,
nella sua Chiesa.
Con Te diciamo
« Vieni, Signore Gesù » (Ap 22, 20):
Che la speranza della gloria
infusa da Lui nei nostri cuori
porti frutti di giustizia e di pace!

(GP II)

Acqua pubblica

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Ho provato di nuovo a scrivere insieme queste parole "acqua pubblica" un mese fa era il simbolo della lotta verso un potere che voleva fare profitto speculando sul bisogno di acqua delle persone, si diceva che un bisogno primario non deve essere terra di speculazione, ma non era quello il contendere, la proprietà dell’acqua sarebbe rimasta pubblica era in gioco chi l’avrebbe portata all’utilizzatore, era in gioco un cambio di potere.

Si è puntato sul bisogno dell’acqua e si è giocata un'altra partita.

Acqua pubblica di tutti perché la sete è di tutti.

Si è giocata una altra partita di "acqua pubblica" anche sulla legge del biotestamento che fortunatamente per ora è passata. Si è stabilito acqua pubblica di tutti, anche di chi non può chiederla perché non ha la voce per chiamarla o perché non ha la possibilità di portarla alla bocca. Qui, in questa partita, acqua si chiama idratazione e pubblica si chiama non disponibilità della propria esistenza, la vita che ci ritroviamo addosso non è solo per noi è pubblica, come l’acqua che ne forma la maggior parte della nostra consistenza corporea. Acqua pubblica: vita in relazione con gli altri, anche nell’estremo per un ultimo richiamo al suo valore.

In queste ore si sta vivendo nel sud del mondo un’altra battaglia di acqua, l’acqua che manca e pubblica è la richiesta di mobilitazione su questo, il Papa, l’AVSI, molte Ong, la vita delle persone in Africa chiedono che nonostante la crisi che ci investe ci facciamo carico di questo.

Anche qui viene sfidata la nostra vita il nostro stare tranquilli.

AGIRE un'agenzia italiana che unisce diverse realtà lancia un appello, come ci ha segnalato una nostra amica: “E' una situazione drammatica, lo stesso Papa domenica scorsa ha lanciato un appello dopo l'Angelus perché ci sia una mobilitazione internazionale. AVSI, che è l'ong per cui lavoro, lavora in Kenya nel campo profughi di Dadaab (dove decine di migliaia di profughi si stanno riversando ogni giorno dalla Somalia) e fa parte del network di AGIRE. Ci sono zone dei paesi colpiti (Etiopia, Sud Sudan, Kenya e Somalia) dove non piove da quasi due anni… molto spesso intere famiglie intraprendono viaggi lunghissimi col bestiame per raggiungere zone apparentemente più floride, ma il percorso si rivela infattibile, le bestie muoiono e molti di loro rimango a terra lungo il cammino o arrivano stremati ai campi profughi. Per le ong presenti è molto difficile far fronte a questa crisi umanitaria. Siamo nel 2011 e la gente muore di sete…”

Stalker acqua

Blas Trevino

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Non so chi sia, so che le sue foto pubblicate da Panorama mi sono rimaste dentro.

Un rosario nella mano del caporale Blas Trevino, ferito

Le urla

soccorso al caporale Trevino

Il rosario nella mano del caporale Trevino

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