Martedì sono andato al funerale di un uomo buono, di un uomo con cui ti sentivi a tuo agio e che ti faceva sentire che per lui eri importante. E anche se ti frequentavi poco potevi dire che là avevi un amico.

Anche durante la malattia degli ultimi mesi ti guardava con gli occhi azzurri e tra un dolore e l’altro non smetteva di chiederti come stavi e cosa facessero le persone che ti stavano a cuore.

Era un sacerdote, da vent’anni parroco di Torgnon, uno di quelli che mi ha sposato.

C’era molta gente al funerale e tutti erano stati toccati dal suo sguardo e da come la famiglia l’ha accompagnato in quest’ultimo viaggio.

Come è vero che la liturgia partecipata e sentita è la cosa più adeguata, più bella per accompagnare la morte di una persona cara: la presenza di Cristo che si rinnova e che vuole essere in noi per accompagnarci al nostro e al suo destino. La Chiesa in questo ha ancora molto da insegnare al mondo.

Il canto finale della messa è stato in francese:

Prends mon coeur le voilà, Vierge ma bonne Mère
C’est pour se reposer qu’il a recours à toi
Il est las d’écouter les vains bruits de la terre
Ta secrète parole est si douce pour moi.

Prendi il mio cuore, qui, Vergine mia Madre buona. 
E’ per riposare che ricorre a te. 
È stanco di ascoltare i suoni della terra invano.
La tua parola segreta è così dolce con me.

Monsignor Negri in vista delle elezioni e dei princìpi morali che non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso alcuno, ha detto:  «La Chiesa non difende dei princìpi astratti, ma la vita buona che essi rappresentano».

Bene io voto per Maurizio e per la vita buona che chi segue con semplicità Gesù porta nel mondo.

 

Don_Maurizio_875_l Qui Don Maurizio con Giovanni Paolo II

 

 

 

 

 

 

 

Omelia del Vescovo di Aosta:

1. Qualche settimana fa in occasione di una visita in ospedale con fatica don Maurizio mi ha

comunicato un pensiero che era legato a ciò che viveva o meglio pativa, ma che in realtà può essere

esteso a tutta la vita di un credente. Ha usato queste parole: mettere insieme le cose del tempo e quelle

eterne, le cose materiali e quelle spirituali…

Mi sono tornate in mente domenica mattina, accanto alla sua salma, ripensando alla sua agonia,

una lunga lotta nella quale è rimasto fedele al Signore e al suo sacerdozio. Venerdì mattina,

l’ultima volta che ho parlato per qualche istante con lui, gli ho chiesto se voleva dire con me l’Ave

Maria; mi ha subito detto di sì e così abbiamo pregato insieme e poi ha ricevuto la benedizione e

con fatica si è segnato il corpo già crocifisso dalla sofferenza.

Ho visto questo gesto come un vero atto di fede: ancora una volta diceva di sì al suo Signore!

È questa la lotta della vita cristiana: continuare ad accogliere le chiamate del Signore e ridire di

sì, mettendo insieme le cose del tempo e quelle eterne, le cose materiali e quelle spirituali … anche quando

ciò diventa arduo.

San Paolo ci indica la via: noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché

le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne. Occorre tenere fisso lo sguardo su

Gesù. E poi aggiunge: Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come

una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli. È

la speranza, l’attesa dell’incontro con Dio faccia a faccia e della trasformazione finale del nostro

corpo e della nostra vita, che rende possibile la lotta, dando il giusto peso alle cose visibili, che

sono buone, dono di Dio, ma pur sempre relative alla bontà e alla bellezza vera che è quella di Dio.

2. Nel Vangelo ci viene offerta una chiave di lettura della sofferenza di don Maurizio: se il

chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Gesù ci ha

detto che questa legge della natura vale anche per la vita umana e lui l’ha vissuta per primo nella

sua carne. Non cerchiamo la sofferenza, ma quand’essa bussa alla nostra porta essa può diventare

luogo di salvezza, ma anche di verità della nostra vita.

3. Concludo con le parole che mi ha detto un confratello domenica mattina quando gli ho

comunicato la morte di don Maurizio: dobbiamo metterci a pregare un po’ di più per i preti e per

le vocazioni. Sì, cari confratelli e cari fedeli, dobbiamo davvero pregare un po’ di più, ma non

dobbiamo neanche avere paura – lo dico ai Sacerdoti, ai genitori, ai catechisti – non dobbiamo

avere paura di proporre la bella vocazione sacerdotale. E a voi giovani che siete presenti: se questa

idea vi ha sfiorato o vi sfiora per un momento non accantonatela subito, neanche voi dovete avere

paura. È vero: non è facile essere prete, ma è molto bello essere preti, mettersi al servizio della

comunità per portare la Parola e la consolazione di Gesù, la sua presenza e il suo perdono!

 

Maurice