Volevo scrivere qualcosa di quello che ho vissuto al Meeting 2015, ma avrei scritto un post molto lungo e complicato, lo divido e cercherò di semplificarlo.

Non posso che partire da Abramo dall’ultimo pannello della mostra principale, ho letto molti commenti su questo Meeting, molte opinioni e poche esperienze, molte critiche da fuori e molto fuoco amico (tanti ormai scrivono), io non ne so più di loro ma ho vissuto qualcosa di particolare quest’anno, lo voglio condividere.

Parto quindi da uno scritto che da la chiave di lettura di tutto questo evento:

Siamo quasi nella stessa confusione di quando la storia è cominciata con Abramo: le cose più evidenti in un certo momento non sono più evidenti. Questa è la situazione storica in cui noi siamo chiamati a vivere la fede.

Noi proviamo subito la tentazione di fermare questo crollo delle evidenze con una più efficace strategia di potere che possa arginarne le conseguenze. In realtà è un tentativo senza futuro perché chi dovrebbe sostenere le evidenze è un io ormai smarrito. D’altra parte corriamo il rischio di censurare o addirittura cancellare nella loro radice i desideri di compimento che si nascondono nei più svariati tentativi, talvolta confusi, di raggiungere la pienezza. Al posto di mettere davanti agli uomini una presenza che attiri tutto il desiderio, come faceva Gesù, abbiamo la tentazione di vietare le strade “sbagliate”, come se il desiderio si mettesse a posto da solo una volta che gli si chiudono quelle strade. Come se il desiderio non ci fosse stato dato per cercare la felicità.

Ma Dio cosa fa? A noi sembra che, se crolla tutto un mondo di evidenze, crolli anche la civiltà cristiana e che la certezza della fede venga meno. Tante volte abbiamo l’impressione che fermare quel processo potrebbe sostenere l’evidenza della nostra fede. Ma è questa la strada che ha intrapreso il Mistero nella storia?

A noi, invece, questo metodo sembra assurdo: per salvare il mondo, come prima mossa Dio chiama Abramo, un politeista mesopotamico nelle periferie dell’impero…

Quando ha scelto Abramo, Dio non ha messo a posto tutta la realtà e la storia. Ha cominciato a generare un io, a dare consistenza a quell’io, fino al punto che con Abramo possiamo parlare della “nascita dell’io”. Infatti, l’io si costituisce soltanto davanti a una Presenza che lo chiama, che lo attira, che lo risveglia dal torpore in cui tante volte cade.

E questo non vuol dire che allora tutto intorno ad Abramo sia cambiato all’improvviso. No, è cambiato Abramo. E a volte anche Abramo si scandalizzava di chi aveva intorno: “Ma voi perché siete così?”… “Ma è proprio perché siamo così che Dio ha dato a te, Abramo la grazia; è perché siamo così scombinati ciechi e pigri, è perché tutto intorno a noi è buio, che Dio ha incominciato a dare la grazia a te, per renderti consistente, per incominciare a generare un luogo dove il buio possa essere vinto, dove il nichilismo possa essere vinto”.

E’ molto coraggioso e sorprendente il fatto che il Mistero per cambiare il mondo scelga Abramo, che per cambiare il mondo scelga un io. Ma questo metodo è folle, o è invece il più realista che ci sia (più delle nostre immagini e delle nostre teorie)? Noi sappiamo cosa è nato dalla scelta di Abramo. Invece, dai nostri progetti, cosa nasce?

Dire “si” a Colui che ci chiama è, di fatto, il contributo più grande al mondo.