Si potevo finire con il post prececoroCETdente, ma c’è quel “voglio tutto”, c’è che la bellezza da spettatore dei Monaci finisce, c’è che i cristiani perseguitati ci parlano delle loro sofferenze e della loro fede così diversa dalla nostra, c’è quel grande personaggio che aiuta i pazzi in Africa, gente che nessuno vuole ma che è stata voluta al mondo come me.

C’è ancora quella mancanza, è con quest’animo che vado a vedere la mostra sui Canti Alpini del coro CET, ti fanno passare prima di ogni altra spiegazione attraverso la ricostruzione di una trincea, per capire cosa fosse la prima guerra occorre passarci attraverso, immaginarsi i morti, il dolore, la vita che facevano in quei pochi metri di spazio, attraversare la loro paura.

Poi questi ragazzi raccontano che sono andati dal più grande coro alpino italiano per imparare, gli dicono della loro passione e che hanno incontrato una bellezza più grande e la vogliono comunicare con questi canti, che non solo fanno commuovere ma fanno muovere anche qualcosa di più profondo. Come dicono loro:

Questa esperienza, propria di qualsiasi popolo che canta, è la stessa che si ripete oggi per chi come noi prova a servire il repertorio alpino e la sua bellezza (segno piccolo ma autentico della Bellezza che riempie il cuore).
I canti sono il racconto della capacità di affrontare avvenimenti anche di gran lunga superiori alle forze di singoli e gruppi (come nell’esperienza della guerra), senza che questi possano ridurre o sopraffare il cuore di chi li vive. Nei canti, anche i più tristi e drammatici, non vi è traccia di recriminazione e di disperazione ma anzi un chiaro senso di compassione e di speranza. La violenza della tecnica, come fosse in grado di annullare l’umano, non è mai il vero tema.Anzi è vero il contrario e cioè che al centro è l’uomo in grado di desiderare, di amare, di offrire, fino a, anche inconsapevolmente, pregare (cf. Monte Canino, Ai preât, In cil e je une stele,…), certo di un’origine e di un destino più grandi.

Il canto “Il testamento del capitano” che mi ha sempre colpito, da ragazzo come oggi, pare sia stato composto nel 1528 ad Aversa, il paese di mio padre, ancora un collegamento il padre.

E dal Padre viene la bellezza più grande, quella dell’inizio e della fine..