“Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.(Mc 1,16-20)”

 

Domenica a messa ho sentito questo Vangelo, mi domandavo ma come si fa a pescare un uomo senza togliergli la libertà?

Simone e Andrea erano pescatori: gettavano le reti, i pesci perdevano la loro libertà, rimanevano impigliati quindi catturati.

Peggio ancora se usavano l’amo, abbagliati dal cibo e dal (ti)amo rimanevano dolorosamente appesi, senza altra libertà che essere recuperati dal pescatore per essere venduti o mangiati.

Come si fa allora a pescare un uomo? Dio può togliere il dono della libertà? E’ un invito a cui molta gente direbbe di no, “non posso imporre la mia volontà a un altro”, vero, e allora?

La rete qui è la protagonista, la rete che usano i pescatori per prendere i pesci è la stessa che è abbandonata dall’uomo, dal pescatore che segue l’invito. “E subito lasciarono le reti e lo seguirono.”

E’ la stessa che non ripararono più, perché non serviva, Giacomo e Giovanni.

Una rete genera una ribellione sorda o un sacrificio rabbioso.

“.. seguendo con gli occhi spalancati, con attenzione viva, si capisce e si impara, cioè si ingrandisce nello spirito. … Chi veramente segue non lo farà mai al fondo con una ribellione sorda o un sacrificio rabbioso, ma con un atteggiamento che genererà sicurezza e gioia. Infatti quanto più si segue veramente, tanto più si prende coscienza di tutto, ci si sente aprire e legare a tutti, si è in grado di condividere tutto con coscienza di sé e capacità critica e creativa.” LG