Acqua pubblica

Ho provato di nuovo a scrivere insieme queste parole "acqua pubblica" un mese fa era il simbolo della lotta verso un potere che voleva fare profitto speculando sul bisogno di acqua delle persone, si diceva che un bisogno primario non deve essere terra di speculazione, ma non era quello il contendere, la proprietà dell’acqua sarebbe rimasta pubblica era in gioco chi l’avrebbe portata all’utilizzatore, era in gioco un cambio di potere.

Si è puntato sul bisogno dell’acqua e si è giocata un'altra partita.

Acqua pubblica di tutti perché la sete è di tutti.

Si è giocata una altra partita di "acqua pubblica" anche sulla legge del biotestamento che fortunatamente per ora è passata. Si è stabilito acqua pubblica di tutti, anche di chi non può chiederla perché non ha la voce per chiamarla o perché non ha la possibilità di portarla alla bocca. Qui, in questa partita, acqua si chiama idratazione e pubblica si chiama non disponibilità della propria esistenza, la vita che ci ritroviamo addosso non è solo per noi è pubblica, come l’acqua che ne forma la maggior parte della nostra consistenza corporea. Acqua pubblica: vita in relazione con gli altri, anche nell’estremo per un ultimo richiamo al suo valore.

In queste ore si sta vivendo nel sud del mondo un’altra battaglia di acqua, l’acqua che manca e pubblica è la richiesta di mobilitazione su questo, il Papa, l’AVSI, molte Ong, la vita delle persone in Africa chiedono che nonostante la crisi che ci investe ci facciamo carico di questo.

Anche qui viene sfidata la nostra vita il nostro stare tranquilli.

AGIRE un'agenzia italiana che unisce diverse realtà lancia un appello, come ci ha segnalato una nostra amica: “E' una situazione drammatica, lo stesso Papa domenica scorsa ha lanciato un appello dopo l'Angelus perché ci sia una mobilitazione internazionale. AVSI, che è l'ong per cui lavoro, lavora in Kenya nel campo profughi di Dadaab (dove decine di migliaia di profughi si stanno riversando ogni giorno dalla Somalia) e fa parte del network di AGIRE. Ci sono zone dei paesi colpiti (Etiopia, Sud Sudan, Kenya e Somalia) dove non piove da quasi due anni… molto spesso intere famiglie intraprendono viaggi lunghissimi col bestiame per raggiungere zone apparentemente più floride, ma il percorso si rivela infattibile, le bestie muoiono e molti di loro rimango a terra lungo il cammino o arrivano stremati ai campi profughi. Per le ong presenti è molto difficile far fronte a questa crisi umanitaria. Siamo nel 2011 e la gente muore di sete…”

Stalker acqua

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