Attesa

Mia figlia ha finito il liceo e ancora ci arrivano gli auguri dalla sua Ex-Scuola, li uso anche per il Blog.
 “Si squarciassero i cieli e Tu scendessi!” è il grido del profeta Isaia che descrive il cuore dell’uomo in attesa.
Ogni uomo attende: cos’è il nostro quotidiano mettere mano alla fatica, alla durezza del vivere, tra lampi di bene e d’allegria, se non l’attesa che nella realtà si compia la nostra umanità, nelle persone e nelle cose che amiamo, nei progetti che coltiviamo, nei figli a volte guardati come lo sperabile approdo della nostra sete di felicità?
E chi aspetta guarda le cose con interesse, con avidità, a volte con amore, perché da esse può balzare il fatto, l’evento risolutore dell’attesa.
In fondo all’anima, tuttavia, essa attendeva un avvenimento. Come i marinai che si sentono perduti, essa volgeva di qua e di là degli sguardi disperati, cercando in lontananza qualche vela bianca tra le nebbie dell’orizzonte. Non sapeva che cosa aspettasse, quale caso; né da qual vento questo sarebbe portato, né a qual riva condurrebbe lei; se fosse scialuppa o bastimento grande, se carico d’angosce o pieno di felicità fino alle murate”. Chi non riconoscerebbe in questo ritratto di Madame Bovary di Flaubert la propria condizione umana, la trama sottile delle sue giornate segnate d’inquietudine, di smania, di malinconia?
In questi mesi gli uomini, soprattutto in Occidente, vivono la paura di perdere la sicurezza del domani, e questo getta un ombra sull’oggi e soffoca la capacità di aspettare. E ci dimentichiamo di guardare la bellezza che, pur in tanta contraddizione, affiora nella realtà.
In questi giorni ho visto i nostri bambini disporsi sul palcoscenico del nostro teatro per dar vita alle rituali recite natalizie, tra il compiacimento e l’orgoglio dei loro cari. Bisogna però guardarla bene la bellezza di quei volti bambini e riconoscere da dove essa ha origine, di che cosa è segno: è la luce di uno sguardo che si fida della vita, delle persone care, dei giorni passati e di quelli che devono ancora venire, e soprattutto, in tanti bambini, è la luce di chi si fida di Gesù, di chi crede alla verità che sta dentro quel nome, quel canto, quelle parole recitate e offerte con tremore alle loro maestre, ai loro familiari in sala.
Io penso che la ragione semplice di questi bambini, libera da preconcetti e banalità, sia più vicina al Vero di quanto non possa esserlo la presunzione malinconica di chi pensa di sapere tutto e di aver capito il gioco. 

Sguardo

Certi incontri mi facevano trovare ancor più bello un mondo che fa crescere così, su tutte le strade di campagna, fiori a un tempo singolari e comuni, tesori fuggitivi di un giorno, fortune inaspettate” (M. Proust).
Questa bellezza non è solo una consolazione che lascia l’uomo nell’inerzia dello scetticismo e della paura, ma la fonte necessaria dell’agire umano, l’energia che lancia in una costruzione carica di speranza e di positività. Un alunno mi ha scritto in un tema: ‘ogni speranza nasce dal vedere una cosa bella’.
Cosa può ricostituire in noi uno sguardo così sulla realtà, uno sguardo che non arretra di fronte all’apparente negatività di tante cose, ma vi si immerge per una curiosità speranzosa del bene che la ragione ed il cuore, pur feriti, non possono negare o escludere?
Gesù nasce per aiutarci a ritrovare questo modo di guardare, semplice e profondo come quello dei nostri bambini, ma rinvigorito dalla consapevolezza dell’adulto che abbraccia la certezza di un Fatto reso evidente alla ragione dalla operosità affascinante di tanti Testimoni e dagli infiniti segni diffusi nella nostra storia personale e nella nostra Tradizione.
Possa Gesù Bambino renderci così liberi da ospitarlo nella nostra vita come unica ed amata sorgente di speranza per tutto quello che siamo e viviamo.
 
Buon Natale!
  
 Il Rettore
 (prof. Vincenzo Arnone )
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0 commenti su “Attesa

  1. si squarciassero i cieli e tu scendessi.e invece, invece ieri entro in una chiesa e c’è una catechista che dice “bambini, avete salutato il padrone di casa? avete salutato gesù?”. gesù padrone di casa? ma da quando un padrone di casa sta in casa sua crocefisso? ma possibile che il cristianesimo sia diventato questa pappetta rassicurante? possibile ?si squarciassero i cieli! e i tetti delle chiese! e crollassero i campanili! finanche la cupola di san pietro! e tu scendessi, dio povero e debole, dio dei poveri e dei deboli, dio di tutti quelli che partecipano alla miseria della condizione umana.

  2. Già cos’è la miseria umana, è solo quella dei poveri, dei deboli? E cos’è allora la povertà e la debolezza?

    Una volta nel tuo Blog lessi di Testori, raccontava la debolezza, la povertà, mi ricordo di “In exitu” dove Dio raggiunge l’ultimo degli ultimi.

    O quando il padre di Testori un ricco, lo fece inginocchiare davanti agli operai, perchè aveva deriso il figlio di uno di loro a Natale. Suo padre, un padrone, si rese padre di un misero davanti agli operai, davanti agli altri uomini che lavorano con lui.

    Gesù si è fatto bambino, per dare a noi una casa, la sua casa, fatta di gente che si fa crocifisso per noi, e lui è lì che ci ricorda la strada che ha percorso, perchè noi debolmente e poveramente lo imitassimo.

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