Birra

Qualcuno pensa al relatore stanco e come la volta precedente gli fa trovare della birra,  molti sono lì per un indizio che è capitato nella loro strada: "qui c’è qualcosa di buono", lui pensa all’infinito.

birra abbazia

"Birra! Che gentili. E poi è un buon indizio per il futuro: è la seconda volta e non c’è due senza tre. Stabilite due punti e stabilite una retta che va all’infinito. Alla salute di chi ha avuto il pensiero e di tutti! " LG

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0 commenti su “Birra

  1. Ci sono delle “birre” che piacciono anche agli astemi come me… e anche io ringrazio della birra che ho ricevuto per mail!

    (E più criptico di così… è factum!)

  2. Ah, ma questa è una sfida…

    Interessante…

    Però, cosa si vince?

    Perchè è ben chiaro che, per chi perde, c’è la caduta nel ridicolo… 😉

    Dài, proviamo.

    Il relatore stanco è un uomo che indica la strada agli altri uomini; e non una strada qualsiasi, ma una che porta all’infinito, cioè al compimento perfetto della natura dell’uomo.

    Uomini come questo relatore, continuamente, e quasi senza accorgersi, lasciano trapelare indizi, che i più affamati di senso (senso è anche direzione, quindi strada) notano e raccolgono.

    Il relatore applica alla vita umana un principio ben noto della geometria: bastano due punti per definire una retta; è poi risaputo che la retta tende all’infinito.

    Il significato è [qui mi sbilancio: bucce di banana se sbaglio, ma strette di mano se c’azzecco ;-)] che all’uomo, per giungere all’infinito, cioè alla perfezione propria della sua natura, basta conoscere due punti: se stesso e Dio.

    E la birra?

    Secondo me (altro rischio interpretativo) la birra non c’entra molto; al massimo può significare che anche i profeti hanno bisogno di cure materiali; ma più che altro penso sia una falsa pista, messa apposta dal nostro amico burlone per sentire sfrigolare le nostre meningi. 🙂

    Dài, vediamo se qualcun altro si butta… 🙂

  3. Io l’ho riconosciuto! Ma tu lo hai anche scritto che “il relatore stanco” è LG…

    E non faccio parte (ancora) di “quella” compagnia… davvero “qui c’è qualcosa di buono”!

    Di buono per me…

    In altre parole: “Ho intuito che è vero per me”…

    Un saluto!

  4. Orso non è un enigma ma un fatto capitato, l’ho trovato emblematico, pensa molte persone radunate lì per essere aiutate nel loro rapporto con Dio, con l’Infinito, che tempestano di domande il relatore, e lui con una coscienza invidiabile e semplice riesce a rapportare anche la birra che gli viene offerta con l’infinito.

    Non concordo sui due punti, se il primo sono io che osservo, vivo, mi rapporto, il secondo non è Dio (Infinito e Mistero) ma le cose con cui mi rapporto: la realtà, è in questo rapporto che si stende la retta all’Infinito.

    “Ogni cosa Segno e Mistero”

  5. Orsobruno la birra centra eccome, si tratta di una conversazione del Gius davanti a un bicchiere di birra.

    Ma vedo che la birra impazza anche via e-mail, grazie a te che me l’hai spedita, e all’amico Eugenio che ha riformato il gruppo degli amici della birra.

    Certe curiosità van accontentate vero Factum.

    Ah Maturin, ciò che ci unisce è presente.

  6. Bè, all’inizio mi è apparso così difficile che l’ho preso come un gioco stimolante…

    Ma adesso che voi me lo avete spiegato a fondo, devo ammettere che è stato un avvenimento di grande bellezza e profondità, birra compresa! 🙂

    Ciao!!

  7. @Graciete: E’ vero. Lo so. Ne sono certo. Tuttavia:

    …Ecco, noi abbiamo l’inquietudine, l’incertezza, come una nausea di fondo. Questa nausea, questa incertezza, che, per così dire,decide dell’indecisione, è la radice dell’indecisione, di una riserva che non fa mai essere “dentro” (…), è favorita dal fatto che noi non abbiamo con chiarezza la strada per andare alla verità e al destino. L’incertezza nel riconoscere la verità, che pur si palesa, sta nel fatto che uno si domanda: “E adesso come faccio ad andarvi?”. Come si fa ad andare, come si fa ad arrivare alla verità? Ecco come si fa ad arrivare: vivere la company!

    Ecco, a me manca il “vivere la company”. Come si definisce la compagnia?

    Grazie!

  8. Maturin vivere la compagnia è avere degli amici che hanno già fatto un pezzo di strada e che vogliono condividerla con te, gente da guardare e seguire.

    Detto così è teorico ma se uno ti dicesse vieni e vedi?

  9. @factum: in realtà so cosa sia la “company”: non avrei potuto leggere “Si può vivere così” e arrivare a pag.233 di “Certi di alcune grandi cose” senza essere incappato, anche distrattamente, nella definizione di compagnia. La mia domanda era mal formulata perché troppo sintetica. Provo a spiegarmi meglio: la mia compagnia è innanzitutto la Chiesa: è lì che ho trovato chi mi ha detto “vieni e vedi”. E’ lì che ho trovato una persona “viva”. Ha smosso quel “filo di desiderio” che, per Grazia, ho ricevuto. Eravamo in due. Soli. Stabilite due punti e stabilite una retta che va all’infinito…

    Le cose sono da poco cambiate (perdona se non scendo in particolari, non voglio tediarti, comunque parlo della parrocchia). Ora c’è più gente ma in questa nuova compagnia non vedo il Segno di una Presenza: vedo formalismo e “compagnoneria”.

    Dunque la mia domanda vera è: devo essere io, in forza del cammino fatto prima, a smuovere quel “filo di desiderio”, la fede, che fa comunque essere lì quelle persone, oppure devo cercare un’altra compagnia con la quale continuare il cammino? Oppure ancora c’è troppo “io” in tutto questo?

    Pant, pant… scusa la sbrodolata. Spero di non aver scritto troppe sciocchezze… e di non essere OT.

    Grazie per il tempo che riuscirai a dedicarmi. Un saluto.

  10. questa frase aveva colpito anche mia moglie, che me l’ha letta pochi giorni fa.

    sempre bello leggerti sul blog…. e continuare il cammino insieme.

    un abbraccio

    Fausto

  11. Che strano. Ti ho appena risposto in pvt e ora ti ritrovo qui… Comunque no, niente skype, solo birra…

    Sai cosa mi manca anche? Occhi da guardare. Non vado per niente d’accordo con il telefono… Proprio per niente…

  12. Maturin

    Se vuoi continuiamo in pvt, non so se interessa tutti, però un paio di cose interessanti che la mia esperienza mi ha insegnato te le dico.

    Innanzitutto c’è il cuore che domanda, e quelle persone lo testimoniano, il Giuss in questo c’è stato da maestro, tutto il libro da te citato è uno spronare le persone ad andare a fondo di queste domande, non ha mai perso la speranza su di loro.

    Poi c’è la persona viva e questa tu l’hai incontrata, e adesso sai cos’è una persona viva, “Voglio essere come lui” è la domanda che rimane dopo un incontro vero, e allora uno segue dove trova questa corrispondenza, e invita gli altri a trovare questo e a condiverlo. Comunque non puoi fare da solo: puoi smuovere gli altri se sei nello stesso tempo smosso tu.

    Credo che anche nel web ci si possa dare un piccolo aiuto, che poi va corroborato da birra e occhi da guardare, ma se tu fossi solo in uno sperduto paesino del Sud America il web sarebbe un grande luogo di memoria per affrontare la giornata.

  13. Grazie Factum. Mi hai dato degli ottimi spunti su cui riflettere. In questi giorni ho avuto un paio di esperienze positive che mi hanno sollevato un po’ il morale e che mi fanno ben sperare per il futuro.

    Grazie per la tua attenzione, per la sensibilità, e per la tua/vostra presenza.

    Paolo.

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