Mentre cantavano

DSC_4008Il giorno del matrimonio è passato, ma faccio fatica a parlarne, forse perché era mia figlia quella che si sposava?

Ma no, l’affetto aiuta a conoscere e a far conoscere, anzi avrei dovuto riempire subito di foto e scritti il web, ma c’è qualcosa altro, che va oltre, non so come altro dire, questo oltre era lì ed è difficile descriverlo. Si fa fatica a rendere qualcosa che appena descritto o scritto è già cambiato.

Me ne sono accorto quando la gente mi chiedeva di raccontare come era andata, io rispondevo “benissimo”, ma il mio bene non so se era anche il loro o se potevano immaginare come fosse quel bene.

Mi chiedevano dei vestiti, di cosa si è mangiato, dei canti che si sono fatti, ma come facevo a dire che c’era qualcosa oltre? Ho provato a descriverne gli effetti, i segni, così come farò in queste righe, so già che non riuscirò appieno perché sperimentare un grande bene è qualcosa di eccezionale e quando capita è una grazia. Mi conforta il fatto che questo imbarazzo non è solo mio, molti dicono è andato “benissimo”, “è stato bello”, ma di questo bello che diranno? Che parole useranno per descriverlo o non ne useranno affatto?

  • “Piove, che rabbia, poteva pure esserci il sole almeno questa mattina!”

  • “Capisco quello che provi, ma così sarò più attenta a quello che andrò a fare”

Comincia così, senza paura del maltempo.

La celebrazione è la cosa che gli sposi hanno preparato con più cura, a cui tengono di più perché è il momento in cui la loro vocazione si definisce e prende forma, davanti a Dio e al suo popolo. Il libretto del matrimonio lo testimonia, ci sono stati anche momenti divertenti nella preparazione per esempio dell’invocazione dei Santi:

  • Io voglio mettere Sant’Orso patrono d’Aosta

  • Se metti quello allora io metto i Santi Ermacora e Fortunato patroni di Udine

  • E chi sono?

E così via

Le letture, i canti ogni cosa è stata preparata avendo come orizzonte che la celebrazione fosse una cosa bella e corrispondente a quello che si andava a officiare, è stato tutto così intenso che non c’è stato neanche l’applauso di rito, al suo posto è iniziato il canto:

Jesu tibi vivo;

Jesu tibi morior.

Jesu sive vivo,

sive morior

tuus sum.

Gesù per te vivo; Gesù per te muoio. Gesù, che io viva, che io muoia sono tuo.

Video

(Anch’io ho provato a cantare ma l’emozione mi prendeva).

il coro che ci ha accompagnato nella preghiera era formato da una quarantina di amici provenienti da tre parti diverse dell’Italia.

Alla fine un canto friulano DA FONT DE ME ANIME (potete ascoltarlo qui) che esprime bene il clima, ne riporto la traduzione di due strofe:

Dal fondo della mia anima gioisco ed esulto, il meglio della mia musica lo canto a Dio

che anche se piccola si ricorda di me: dal fondo della mia anima canto al gran Re.

Ero tanto povera e mi ha preferita poiché mi ha trovata più libera in cuore.

Per questo ogni anima mi benedirà: ero tanto povera e Dio mi guardò.

Poi si è festeggiato insieme, una grande festa, si perché dietro questo matrimonio c’è una grande storia di amicizia, di tante persone che si sono accompagnati in un cammino, e in questo non c’è differenza tra noi genitori e gli sposi, anche noi siamo stati accompagnati, e uno fa bene una festa perché ha già nel cuore la festa.

Dal fondo della mia anima gioisco ed esulto” il fondo dell’anima esulta perché trova e riconosce quell’oltre, di cui tante persone hanno fatto esperienza , anche chi non se l’aspettava. Molti parenti ne sono rimasti colpiti “Non dimenticheremo questo giorno” mi hanno detto.

 

«Mentre cantavano, lo hobbit sentì vibrare in sé

l’amore per le belle cose fatte con le proprie mani,

con abilità e magia, un amore fiero e geloso (…)

e desiderò di andare a vedere le grandi montagne,

udire i pini e le cascate, esplorare le grotte e impugnare

la spada al posto del bastone da passeggio».

Lo Hobbit J.R.Tolken

 

 

 

(un solo quesito rimane, ma quanto bevono questi friulani…)

IL PADRE DELLA SPOSA

Benedizione Frate Leone

Scrivo questo post perché mi è stato richiesto, non so se era il caso di scrivere, giudicherete voi.

Circa sei mesi fa avevo ospite a casa Enrico il ragazzo di mia figlia, era già tardi,  i discorsi si stavano esaurendo, e il sonno stava arrivando, mi alzo e dico “ragazzi io vado a letto, ci vediamo domani”, al posto di un “buonanotte” mi viene risposto “è meglio di no, devo dire una cosa…” tra me un pensiero “ci, siamo”, “Se voi siete d’accordo, io ed Elisabetta abbiamo deciso di sposarci ad ottobre”, un attimo di sorpresa e di spaesamento, anche se l’immagini il sentirlo dire è diverso, un attimo e partirono le domande, le spiegazioni, le curiosità il racconto.

E’ successo, succede a tanti, succede anche a me che una figlia si sposa, l’unica figlia si sposa. Non era quello che volevo in fondo? Che diventasse grande e seguisse il suo destino con prontezza e letizia?

“La chiave del Cielo, il segreto della santità, sta nel compiere al volontà di Dio con prontezza” scrivono sulle partecipazioni.

A Rimini quest’anno mi hanno ricordato che “don Giussani ci teneva, con una carità sterminata, a renderci consapevoli che se noi rimaniamo fermi al contraccolpo sentimentale, senza assecondare l’attrattiva potente della bellezza che abbiamo davanti, questo non ci basta per vivere.” Ci vuole qualcosa di più.

Mi auguro che siano felici, che il giorno del matrimonio sia vissuto come una bella giornata, da ricordarsi nel futuro. Mi commuoverò, sarò contento, si farà festa, con apprensione penserò a quante volte mi verranno a trovare una volta sposati. Ma c’è di più.

C’è di più in questa storia, c’è un di più.

Si perché mi hanno raccontato di una storia d’amore, in cui se non ricordo male hanno detto “poi tra l’altro ci siamo anche innamorati”, tra l’Altro. L’Altro è il vero Protagonista di quanto è successo, di come si è disvelata la loro vocazione, di come hanno risposto anche loro sopresi e incerti a un cambiamento delle loro prospettive.

Non me ne vogliano se riporto l’inizio di una loro conversazione, me l’hanno mandata sapendo che quello che il Signore suscita non è solo per loro.

Betta cara,

che dolore oggi, come ogni anno, ascoltare il Vangelo della Passione.

Fa impressione perché in quel brano c’è dentro tutto il nostro peccato e la nostra miseria.

Enrico, Enrico caro.

Ho dovuto rileggere la mail alcune volte. Mi ha proprio commossa, avevo le lacrime agli occhi, ed è proprio vero quello che scrivi.

Ma mi è rimasto come un fondo di tristezza leggendoti: è tutto vero, ma come doveva essere contrito il tuo cuore per sottolineare solo le cose più terribili e miserevoli di questa venerabile narrazione. Il tuo sguardo è così concentrato sul peccato e il limite umano, quasi dimenticando le tracce sempre presenti della Misericordia, che non abbandona mai Cristo nè i Suoi neppure in un momento simile. Se non fosse per questa, che senso avrebbe la settimana che andiamo affrontando? …

Coincidenza manca una settimana al “si”.

Una cosa ho imparato in questi anni, se il Signore suscita qualcosa di bello e di utile per la tua vita occorre andargli dietro, se mostra la Sua presenza è anche perché io la guardi e nello stesso tempo essere lieto dell’essere oggetto del Suo sguardo. Questi mesi in mezzo a tutte le cose da organizzare, i momenti belli e quelli un po’ tesi, è stata per me la ricerca un po’ nascosta di questo di più che è entrato nelle loro vite, e che non è solo per loro.

Nel libretto per la celebrazione del matrimonio alle intenzioni hanno pensato anche a noi genitori:

“Per i nostri genitori. Ti ringraziamo Signore per il dono di due famiglie belle e affezionate. Possa il nostro Matrimonio essere un dono anche per loro, li aiuti a far memoria delle promesse fatte e rinnovi l’entusiasmo del loro amore. Possa questa nostra unione rinsaldare i legami e mantenga sempre vivo il nostro affetto di figli e la nostra gratitudine.”

Non posso che terminare questo post con la preghiera che guida la mia vita e che è il mio augurio da padre della sposa per il prossimo 12 Ottobre:

Benedizione a frate Leone

Il Signore
ti benedica e ti custodisca;
mostri a te il suo volto
e abbia misericordia di te.
Rivolga il suo volto verso di te
e ti dia pace.

Ciao Enzo

Anche Jannacci ci ha lasciato, prima di Pasqua, lui si che sa, lui che per Eluana ha usato quell’espressione “ci vorrebbe la carezza del Nazareno” che è un trattato di Teologia. Adesso è li dal vecchio: il mare, come in una delle sue più belle canzoni:

“Sì perché il vecchio, proprio lui, il mare, parlò a quella gente ridotta, sfinita, parlò ma non disse di stragi, di morti, di incendi, di guerra, d’amore, di bene e di male, non disse lui li ringraziò solo tutti di quel loro muto guardare.”

Buona Pasqua.

Il tempo di piantare

Qualche volta devo battere la mia pigrizia nello scrivere, qualche volta succedono cose che vanno ricordate, qualche volta succedono cose per ogni volta, ogni volta che guarderò un amico mi ricorderò di quello sguardo,  quello tra i padri, il vecchio e il nuovo.

Abbraccio

Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.

[ …]

Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.

[ …]

Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?
Ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini, perché si occupino in essa.  Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma egli ha messo la nozione dell’eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine.  Ho concluso che non c’è nulla di meglio per essi, che godere e agire bene nella loro vita;  ma che un uomo mangi, beva e goda del suo lavoro è un dono di Dio.  (Ecclesiaste 3)

Queste parole mi sono venute in mente vedendo quei pochi spezzoni di video in cui  i due Papi  si accoglievano, si volevano bene, si inginocchiavano davanti alla Madonna Nera voluta lì da un altro Papa. Quale vantaggio abbiamo dalla vita se non per avere questo “godere e agire bene”, ma questo è un dono di Dio che possiamo ammirare, vedere e desiderare.

Ora non si può più chiedere che ci dia dei maestri, ci sono, ci sono stati, si può solo domandare che ci tenga sulla buona strada, che ci renda lieti e liberi, è “il tempo per piantare”.

Paludrone

Per sciogliere certi incantesimi non c’è niente di meglio di uno shock violento o del dolore fisico.

—  Permettete una parola, signora? — cominciò il paludrone, allontanandosi dal fuoco e zoppicando per il gran male. — Una soltanto, se consentite. Sono certo che tutto quello che avete detto sia vero, anzi, verissimo. Io sono un povero diavolo che vede sempre il peggio delle cose e poi le affronta facendo buon viso a cattivo gioco. Che volete, sono fatto così. Dunque credo a tutto quello che avete detto, ma c’è una cosa che tengo a chiarire. Supponiamo che abbiamo fatto un sogno e ci siamo inventati le cose di cui abbiamo parlato poco fa: gli alberi, il sole, la luna, le stelle e perfino Aslan. Supponiamolo: ma lasciate che vi dica che le cose inventate sono più belle e importanti di quelle reali da cui, secondo voi, avremmo tratto ispirazione. Immaginiamo che l’orribile buco nero che governate sia l’unico mondo autentico: non mi piace lo stesso, anzi mi fa una gran pena. Avete detto che siamo ragazzi e stiamo giocando, ma quattro ragazzi che giocano al gioco del mondo, signora, possono essere così abili da spazzar via il vostro mondo. Ecco perché voglio continuare la partita. Io sto dalla parte di Aslan, anche se è pura invenzione; voglio vivere come un Narniano anche se Narnia non esiste. Quindi, grazie infinite per la cena ma vi informo che se questi due gentiluomini e questa signorina sono pronti, noi lasciamo la vostra corte per addentrarci nelle tenebre, dove passeremo il resto della vita a cercare il Mondodisopra. Non che le nostre vite dureranno in eterno, ma che importanza ha se il mondo è piatto e scialbo come ce lo avete dipinto? (C.S.Lewis – La sedia d’Argento)

 

Anche dai paludroni si può imparare….

Non fiori ma opere di bene

“Nei vasi i fiori del matrimonio celebrato nove giorni fa sono ancora belli, impreziosiscono gli altari della nostra chiesa; oggi celebriamo un funerale.
– Non fiori ma opere di bene – mi colpì questa sentenza, ero adolescente inquieto e ribelle in cerca di giuste cause, mi sembrò indice di una superiore moralità, puritana ed integerrima. Dalle opere di bene all’operare per il bene comune all’operare il male a fin di bene fu un tutt’uno: l’incedere di una generazione. Ero già un uomo quando comprai fiori da riempirne l’auto: per mia madre, da portare in chiesa, al cimitero, da regalare e risalendo i tornanti verso casa mi misi a cantare a voce spiegata; una preghiera di ringraziamento, di lode. Quando mai i fiori avrebbero impedito le opere di bene e come potrebbero? Non amo i puritani e credo gli integerrimi incapaci o impossibilitati ad un sereno esame di coscienza.“(G.L.Ferretti) qui tutto

E’ la storia di queti giorni, trovarsi davanti a gente che è impossibilitata ad un sereno esame di coscienza, e non si capisce e non ci si capisce, “la verità vi farà liberi” dice il Vangelo, e la verità mia è che sono imperfetto e che forse lo siamo tutti, ma a tutti batte il cuore nell’essere amati, nel vedere un fiore, nell’immaginare che c’è qualcosa di bello.

(a scanso di equivoci il titolo non è un epitaffio per il blog)

Abbiamo tanta strada da fare – Il problema affettivo.

“Il problema affettivo supera di schianto, mette sottosopra la scienza, l’economia, la politica  tutto il resto. Il problema affettivo vale anche per la politica o per tutto il resto, in  quanto Dio ha una sua idea sulla questione, ha fatto l’uomo in un certo modo. Non mi sono spiegato? Il rapporto che Dio ha con tutte le cose è un rapporto che impegna Dio per come ha fatto nella creazione, costruendo le cose come Lui voleva. Le cose sono fatte, noi stessi siamo fatti da Lui al risvolto iniziale della nostra strada e, perciò, non possiamo guardare un panorama e dire: “Che bello!”, senza pensare all’esistenza di Dio, altrimenti lo sguardo alla bella vallata è uno sguardo tozzo, mozzo, uno sguardo opaco.” L.G.