“Dobbiamo guardare al cuore delle cose e avere fede.”

L’ultima battaglia si compie dinanzi alla Porta della Stalla il cui «interno è molto più vasto dell’esterno. “Sì” – disse la Regina Lucy. “Una volta, anche nel nostro mondo ci fu una stalla che ospitava all’interno qualcosa di molto, molto più grande di noi”» (Le cronache di Narnia, III,L’ultima battaglia, Mondadori, Milano, 2000, p. 268).

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“Dobbiamo guardare al cuore delle cose e avere fede.” è il nostro compito, non sta a noi decidere sul Natale, è già successo duemila e più anni fa in una grotta.

Sta a noi guardare al cuore del presepe e riconoscere che la festa è già iniziata, e che c’è una grande promessa che si realizzerà.

 

 

 

La melodia del leone chiama all’esistenza tutto ciò che esiste, finché, al culmine della sua opera, vengono destati la coscienza e l’amore negli animali parlanti: «“Narnia, Narnia, Narnia, svegliati. Ama. Pensa. Parla. Che gli alberi camminino. Che gli animali parlino. Che le acque siano sacre”. Quella era la voce del leone. I bambini avevano sempre saputo che prima o poi il leone avrebbe parlato, ma quando sentirono la sua voce provarono un’emozione fortissima. […] E tutte le creature e tutti gli animali, con voci diverse, alte o basse, cupe o chiare, salutarono con queste parole: “Salute, o Aslan. Abbiamo udito e ti obbediamo. Noi siamo svegli. Noi amiamo. Noi pensiamo. Noi parliamo. Noi sappiamo”. […] “O nobili creature, io vi faccio dono di voi stessi”» (Le cronache di Narnia, I, Il nipote del mago, Mondadori, Milano, 2000, pp. 87-88).

 

 

Auguri a tutti

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