Polvere

Si possono fare molti giochi di parole con la vicenda della Regione Lazio, per assonanza mi ha rammentato una vecchia canzone di E. Ruggieri “Polvere”, in particolare l’ultima strofa con in cui tutto è ormai polvere, tutto ha perso la lucentezza di una volta ed è come l’inizio di una sconfitta, e il ripetere nel finale di quella frase “Non mi cercare, chè non mi riconoscerai” come dettata dall’esterno sembra convincerti che è inutile qualsiasi tentativo di ricerca, di ritrovare lo spirito, di seguire l’Ideale. «Non c’è ideale – diceva Andrè Malraux – al quale possiamo sacrificarci, perché di tutti gli ideali noi conosciamo le menzogne, noi che non sappiamo cosa sia la verità». Ma se non c’è Ideale ci si rinchiude e il problema diventa tecnico, il tecnico serve al massimo per riparare e mantenere l’esistente, non per aprirsi, svilupparsi e crescere, magari soffrendo insieme.

Polvere, troppi ricordi, è meglio esser sordi

e forse è già tardi per togliere la

polvere dagli ingranaggi, dai volti dei saggi

coi pochi vantaggi che la mia condizione mi dà.

Non mi cercare, chè non mi riconoscerai (E. Ruggieri “Polvere”)

 

Diversa più vera e più bella la posizione di uno degli scrittori americani più venduti degli ultimi tempi Paul Harding, che parte dall’esperienza dell’essere imperfetti ma di poter creare cercando la perfezione, riconoscendola come desiderio in fondo a ogni gesto dove “Siamo fiduciosi e ci eccitiamo alla prospettiva di quale bellezza i nostri prossimi, inefficaci tentativi riporteranno in questo mondo, abbiamo fiducia nel fatto che i nostri amici e vicini di casa riconosceranno non tanto la mancanza di perfezione, o il fatto scontato che non abbiamo tutto, ma la grande fortuna di avere così tanto, e che questi tentativi di raggiungere la perfezione sono perfetti gesti di devozione reciproca, perfetti gesti di amicizia, perfetti gesti di amore.”

“C’è qualcosa di bello e di particolarmente appropriato alla nostra condizione umana, qualcosa che fa scorrere il nostro sangue e crepitare i nostri cuori, nel fatto che lo sforzo per convogliare le nostre visioni dal regno della perfezione in quello dell’esperienza porti la storia ad avvampare e bruciare e a deformarsi e ad accartocciarsi e a diventare incandescente, trasformandosi in qualcosa di reale e di riconoscibile, in virtù delle imperfezioni. In fondo, l’imperfezione è la nostra essenza.

Pertanto, ci sono le imperfezioni delle nostre belle e difettose visioni quasi sempre inesatte, il cui valore non possiamo conoscere completamente e nemmeno in gran parte. C’è però un valore più grande in questi slanci imperfetti che abbiamo noi artisti.

Se ci rivolgiamo a essi opportunamente, non ci lasciamo sconfortare dall’impossibilità dell’imperfezione.

Siamo fiduciosi e ci eccitiamo alla prospettiva di quale bellezza i nostri prossimi, inefficaci tentativi riporteranno in questo mondo, abbiamo fiducia nel fatto che i nostri amici e vicini di casa riconosceranno in loro i nostri desideri frustrati, riconosceranno non tanto la mancanza di perfezione, o il fatto scontato che non abbiamo tutto, ma la grande fortuna di avere così tanto, e che questi tentativi di raggiungere la perfezione sono perfetti gesti di devozione reciproca, perfetti gesti di amicizia, perfetti gesti di amore.”

Paul Harding, 2012

Precedente Composta di Ananas Successivo Appunti da un Trasloco

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.