Who’s Your Hero?

Anche questa volta mi hanno messo in mezzo, e anche questa volta coinvolgo i primi cinque blogger che mi leggono, che si senta obbligato a proseguire chi mi legge! Mi raccomando non barate siate Santi!

Eroi
Il "gioco" si chiama Who’s Your Hero?, dice l'inventrice: "invece di elencarmi cinque cose che non so di voi, vi andrebbe di raccontarmi quali sono i cinque Santi a cui siete più vicini, o che comunque ammirate più di tutti"

Regolamento Elencate i cinque Santi che sentite più vicini, che ammirate di più, o per i quali avete una particolare simpatia. Siccome son di manica larga, mi vanno bene anche i Beati, o qualsiasi individuo per cui sia stato avviato, a qualsiasi livello, il processo di canonizzazione.
A questo punto, scegliete cinque amici blogger e aiutateli a santificarsi attraverso un poco di martirio. Ovverosia, smollategli la catena, e pregateli di unirsi al gioco. (tradotto: nominateli e avvisateli).

Ora passo alle nomine:

Innanzi tutto non posso esimermi da nominare SAN FRANCESCO, entrò a un certo punto della mia vita e mi cambiò strada, mi diede un piccolo scossone che non dico raddrizzò il cammino ma mi fece vedere che la strada poteva essere dritta.

Mi raccomando su questo Santo poco sentimentalismo e molta realtà, fu così aderente alla realtà che ogni cosa gli parlava, non era lui che parlava alle cose, lui rispondeva.

Mi portò quindi a far parte, indegnamente, della comunità dei Santi sopratutto gli amici che incontrai di li a poco, per cui la seconda scelta è TUTTI i SANTI che oggi festeggiamo.

Capiamoci non sono e non erano Santi nel senso stretto, cioè nominati e posti a esempio, ma in fondo un Santo è quello che ti richiama a vivere da uomo in mezzo al mondo senza dimenticarsi di nulla quindi anche di chi ci ha creati. E la compagnia che ho incontrato ha questo merito.
Cipriano di Cartagine e Cornelio di Roma
Aggiungo due Santi SAN CORNELIO E CIPRIANO che sono una festa sola, erano i Santi della mia prima parrocchia, vissero nel III secolo, il primo fu Papa e visse a Roma, il secondo africano di nascita, fu Vescovo di Cartagine e non mise mai piede in Italia.

"Si intesero perfettamente lo stesso, così da lontano: appoggiandosi e incoraggiandosi vicendevolmente, come due vecchi amici, senza però essersi mai incontrati".
Due blogger ante litteram.

sAN bERNARDOCome non nominare SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE.
Lo ricordo anche per l'inno alla Vergine di Dante che ancora ci accompagna nella preghiera.
 

Nella notte di Natale del 1111, Bernardo ha una visione del Bambino Gesù e, profondamente colpito da questo fatto, decide immediatamente di farsi monaco e convince 4 fratelli e altre 26 persone tra parenti e amici a seguirlo nel monastero di Citeaux nel quale fa il suo ingresso nel 1113.

Su di lui vi consiglio "La famiglia che raggiunse Cristo" di Raymond.

San Matteo
Per ultimo metto il Santo del mio giorno di nascita,
SAN MATTEO Evangelista.

In effetti spesso mi chiedo:
"ma sei sicuro?",
"perchè proprio a me?",
e Caravaggio questo sentimento l'ha espresso molto bene.

 

Ci sono altri Santi oggetto di culto da parte mia, come San Daniele, San Giovese, San Simone, San Guinaccio, San Sazio che però esulano da questo discorso…

Gesù non serve a niente

Spesso mi chiedo perchè ho incontrato un certo movimento e a cosa mi serve, condivido la risposta di questo prete e ho deciso di seguirli perchè amavano Gesù Cristo.

"Sia benedetta la Santa Messa delle 18.30 nella chiesa di San Pio X, Monza, dove domenica 9 ottobre un vecchio parroco ha iniziato la sua omelia promettendo di dire cose «scomode», «irritanti» e «sulle quali molti di voi non saranno d’accordo». «E comunque le dico perché non mi candido alla presidenza del Consiglio e perciò non ho bisogno dei vostri voti».

Ed ecco don Silvano Casiraghi che in un crescendo drammatico spiega: «Primo, voi sapete che tra noi sacerdoti c’è chi gode di una certa reputazione e che di loro parlano i giornali perché sono preti impegnati nel sociale, chi per i poveri, chi tra gli immigrati, chi contro la mafia. E, secondo, sapete quanta irritazione ci sia, invece, per la Chiesa che si ostina a parlare di Dio. Ebbene, fratelli e sorelle, oggi voglio confessarvi che io non ho fatto il prete per servire i poveri o per fare del bene; non ho fatto il prete per senso di giustizia o per costruire opere sociali. E non l’ho fatto nemmeno perché me l’ha ordinato mia madre, mio padre o il Papa. Ho fatto il prete per amore di Gesù Cristo». (Perbacco, sarà mica un ciellino integralista? No, è solo un prete!).

«E voglio dirla tutta, cari fratelli e care sorelle: se mi chiedete a cosa serve Gesù Cristo, rispondo: a niente. Gesù non serve a niente. Come non servono a niente la moglie e il marito, il padre e la madre, gli amici e i figli. Nessuno serve a niente. E allora perché il marito, la moglie, il padre, la madre, gli amici, i figli? Semplicemente perché sono il marito, la moglie, il padre, la madre, gli amici, i figli. Semplicemente perché sono le persone che noi amiamo». E in molti siamo usciti da San Pio X sapendo finalmente perché andiamo ancora in chiesa invece che nelle sagrestie di un cristianesimo portato a spasso. Ieri dal “Vaticano II me”, oggi dal primo moralista ubriaco che passa." L.A.

Anzi rilancio, riesco ad amare, almeno tentativamente anche chi non credevo possibile prima…

Nessun idolo ci salverà di Giancarlo Cesana

Eterno idoloNon ci salverà la politica e nemmeno l’economia. Non solo perché le scelte politiche ed economiche sono in gran parte responsabili della grave crisi che stiamo vivendo, ma soprattutto perché politica ed economia sono strumenti, importanti, ma sempre strumenti, la cui efficacia dipende da chi li usa. Li usa l’uomo, ovvero quell’unico fattore, che può lavorare per la trasformazione positiva della realtà.
Ma dell’uomo non ci si preoccupa.
Ha detto il Papa al Bundestag: “Vorrei però affrontare con forza ancora un punto che oggi come ieri viene largamente trascurato: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana”.
L’errore dell’uomo è quando si considera superficialmente onnipotente. Oppure, che è il caso più frequente, pur considerandosi limitato, si affida a un suo prodotto, la scienza – della politica e dell’economia in questo caso – per affrontare problemi che egli non riesce a risolvere. Si affida, come dice la Bibbia, a un idolo e la sua impotenza diventa ancora maggiore. Deve invece affidarsi a ciò da cui dipende e, se non lo conosce, cercarlo, entusiasmarsi per esso.
Non si può essere diversi da quello che si è, nemmeno impegnandosi. Possiamo costatare che gli sforzi strategici e “riorganizzativi” lasciano il tempo che trovano. Bisogna rendersi conto di quello che si è. Non che non si debba pensare o tentare, ma partendo dal proprio posto, dalle ragioni della propria storia e del proprio presente.
Costruire in nome di quello che si è e si crede, senza ipocrite indignazioni nè violenze, consapevoli che in quello che viviamo ci sono i nostri limiti, ma soprattutto quel che ci è stato dato, come bene personale e collettivo.
A trovare quello che non va sono capaci tutti. La vera critica è nella intelligenza di individuare quello che va e di perseguirlo. Nella nostra vita, nella società, nei partiti, nelle aziende, nel lavoro, ci sono molte cose che vanno e spesso senza merito nostro. C’è qualcosa più grande di noi. Per questo abbiamo speranza.

 

Quattro domande al Card. Ruini

Si schernisce, un po’ “ è una questione secolare, e questo ridimensiona di molto il ruolo del Cardinal Ruini, Il Cardinal Ruini in quello che proponeva non era in fondo che colui che cercava di attuare in Italia le grandi indicazioni che venivano dal Vaticano II da Paolo VI e nel mio tempo, da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI. La stessa espressioneValori non negoziabilinon è mia ma di Benedetto XVI.Quattro domande di questo discorso sono state particolarmente illuminanti, alla luce dei nuovi fermenti che ci sono nel mondo cattolico.
1 la crisi demografica,
2 la scuola e il capitale etico
3 valori non negoziabili
4 la testimonianza

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D: La crisi demografica, il problema del calo della natalità, che sta investendo anche le popolazioni immigrate che si adeguano, in questo, al paese in cui vivono, cosa fare?

R: … Non credo che sia un problema dei cattolici questo, viene falsamente inteso come un problema dei cattolici, è un problema nazionale, di cui vorrei dare un esempio banale, quando in una famiglia ci sono quattro nonni, due genitori e un figlio, se per caso i nonni si ammalano non si sa come fare, per quanto sia efficiente la sanità o tutto quello che volete: è una cosa diversa, questo solo per dare l’aspetto più immediato.

I figli sono un aspetto pubblico non soltanto un bene personale, e questo deve passare nella cultura, oggi siamo lontanissimi da questo. Golini che è il maggior demografo forse italiano insieme a Blangiardo, non cattolico che insegna alla Sapienza dava un esempio molto semplice e diceva “Io chiedevo ai miei studenti fatta salva la libertà di ognuno di lavorare o non lavorare, però siete d’accordo che in generale complessivamente il lavoro è necessario? La risposta di tutti era “Si, il lavoro è necessario, perché se non si lavora non si campa: il paese non campa”.

Ecco poi lui faceva la domanda “fatta salva la libertà di ognuno di avere figli più o meno eccetera, siete d’accordo che complessivamente avere figli è un dovere, una necessità come il lavorare?” Praticamente nessuno si pronunciava, c’era silenzio, c’era astensione fra gli studenti è questo per mostrare quanto cè da fare sul piano culturale per queste categorie.

Io credo che questo va fatto comunque da parte dei cattolici e dei non cattolici. Io credo che ci voglia una grande sinergia nel paese che riguarda non solo i politici, loro comprensibilmente hanno il problema del consenso immediato, quindi sono i meno portati a guardare i problemi a lungo termine, a lunga scadenza, in Italia ma anche negli altri paesi infine è così, pochi paesi hanno veramente una classe politica, sostenuta, supportata da grandi istituzioni di studio che affrontano i problemi di fondo e suggeriscono al mondo politico seriamente delle politiche di lungo termine. Sono gli uomini di cultura, la Chiesa, i giornalisti, gli imprenditori, i sindacalisti, tutta questa gente qui che deve anche farsi carico di questo problema, ma anche la gente comune. Soltanto così si potrà avere una svolta, altrimenti non si ha.

D: E la scuola?

R: … Parlando anche con gli imprenditori in fondo si rendono sempre più conto che non è tanto importante che la scuola mi dia la tale abilità specialistica che dopo tre anni è già obsoleta. La scuola che mi insegni a ragionare, a pensare, che mi dia la capacità critica e anche per quanto possibile, e qui la scuola non può farlo da sola, capacità di guidare la mia libertà, di avere cioè una libertà responsabile, e questo è il ruolo dell’educazione, formare alla cultura vera ma anche alla libertà responsabile, questo è il compito dei genitori, della scuola, della famiglia, del gruppo dei giovani, dei media.

Una delle mie fonti principali di preoccupazione è che vedo che questa cultura mediatica nel suo complesso, anche non solo mediatica anche la cultura più alta italiana, tende a consumare ancora le riserve etiche del nostro paese, senza preoccuparsi invece di generarne, di aiutare la loro riproduzione, come cè una riproduzione in senso fisico dei figli così cè una riproduzione dei valori, una trasmissione dei valori da una generazione allaltra. E questo è troppo ostacolato.

A me fa tristezza quando si polemizza con la Chiesa su questo, secondo me si dovrebbe ringraziare non me o il Mons. Nosiglia, ma ringraziare in modo speciale Dio se ci credi o ringraziare la fortuna che c’è qualcuno che cerca di mandare avanti e tener vive quelle che sono le strutture portanti della vita, se ci mangiamo questo capitale etico è peggio che la questione del debito pubblico che naturalmente ci affligge molto e credo che la questione del debito pubblico nelle sue radici profonde abbia anche un fondamento di questo genere, cioè il fatto che oguno vuole subito per se più che può.

D: (Prof. Franco Garelli) Valori non rinunciabili, non rischia di essere frenante per chi è impegnato in politica? Cioè per i cattolici che sono impegnati in politica. Un area culturale non può non assumersi le responsabilità, in un momento un podi crisi dei riferimenti, economica, strutturale e anche culturale è importante che larea cattolica non si limiti allimpegno, pur importante, nel campo del volontariato ma si assuma delle responsabilità nei ruoli istituzionali sociali e politici. Però chi affronta limpegno in campo politico non può essere frenato da questi valori irrinunciabili perché qui si tratta non si tratta di metterli in discussione ma di attuarli, e quindi cè il problema di attuarli in campo pluralistico. Chiaramente spetta ai laici ma qual è il contributo della Chiesa?

R: Per quanto riguarda questa parola, valori non negoziabili, il senso non è che non si può discuterne, che non si può trattare, fare un confronto politico o culturale su questi valori, il senso non è questo. Il senso è che sono dei criteri di orientamento, ai quali il cattolico non può rinunciare, se vuole essere coerente con la sua posizione. Dopo di che è chiaro che riuscirà a realizzarli più o meno secondo le circostanze, è accaduto molte volte, e penso accadrà anche in futuro che non riesce a realizzarli, ma vuol dire soltanto che non può lui a contribuire a che non siano realizzati, o contribuire a che siano mutilati in qualcosa di essenziale, questo è il senso, e questo è un potente indirizzo, non esclusivo, perché è chiaro che se pensiamo alla questione della vita, la questione della famiglia, vita inizio e fine: famiglia, come unici valori non negoziabili restiamo con un orizzonte un po’ ristretto, però questi sono certamente punti sui quali è difficile avere posizioni diverse volendo essere coerenti, al di di quello che dice il magistero, prima di tutto è una questione di coerenza interna con le proprie convinzioni profonde, con la propria appartenenza, questo è il punto secondo me sostanziale, ed io devo dire che la mia valutazione personale è questa, che una famoso teologo Karl Rahner diceva riguardo ai dogmi della fede (Trinità, Incarnazione, resurrezione) “il teologo che sta fermo su questi punti, e che su questi non rinuncia comunque, non è meno creativo del teologo che invece li mette in discussione, “mah… si, ma fino a un certo punto…”, è più creativo: è il teologo che apre il futuro” io ricordo questa parte che io lessi almeno 40 anni fa quando insegnavo teologia, e mi colpì profondamente. Credo che in una sede diversa che non è quella della teologia ma che è la sede della vita culturale, sociale, politica, economica questi criteri sono criteri generativi, non limitativi, ma generativi. Questo è il mio personale parere, grazie.

D: Eccellenza le volevo chiedere della speranza nel futuro, mi ha colpito lespressionelorizzonte del cristiano è meta-storico, io come cattolico mi accorgo che questo potere del mondo è fortissimo soprattutto questa pressione di questa cultura mediatica di cui lei parlava, se questa speranza non è sorretta da un esperienza, fatta di testimoni, una realtà presente che cambia la mia vita, mi accorgo che cedo, che vengo schiacciato anchio da questo potere e quindi le chiederei che cosa si può fare?

R: Meta-storica vuol dire una speranza che si protende verso la vita eterna evidentemente. E questo credo è parte fondamentale del cristianesimo, la grande rivoluzione portata da Gesù di Nazareth rispetto alla religione ebraica alla quale pure profondamente apparteneva, sta proprio qui, non tanto in quello che esattamente ha detto ma il fatto che i cristiani ritengono che sia risorto dai morti. Questa è la base del carattere escatologico cioè meta-storico del cristianesimo. Crediamo in un uomo che è risorto dai morti, e che ci ha detto con la sua concreta realtà che la morte non è la fine ultima, questo è un punto fondamentale della fede. Nella chiesa apostolica, delle origini, quale era il compito degli apostoli? Essere testimoni del Gesù risorto. Tu parlavi di testimonianza giustamente, la prima testimonianza era quella, oggi forse si è perso un po’ questo orizzonte.

Quando facevo le omelie nelle parrocchie, oggi ne faccio poche, battevo sempre su questo punto, perché sapevo che questo punto rimane un po’ fuori dalla predicazione, rimane un po’ marginale e questo secondo me cambia tutta la prospettiva della fede del cristianesimo, diventa un umanesimo soltanto terreno alla fine se non cè questo aspetto.

Questo però questo lascia intatta la tua osservazione che è vera, io quando ho accennato ai compiti della chiesa dicevo certo insegnare la fede, dare cultura, ma sopratutto dare possibilità di esperienze di vita in cui la vita cristiana non sia soltanto detta, ma sia vissuta, sperimentabile.

E questo in primo luogo attraverso persone che sono testimoni. Ma qui dobbiamo, ecco, rovesciare un po’ l’ottica, di solito pensiamo “io ho bisogno di trovare dei testimoni” ed è verissimo, io per esempio nella mia vita ho avuto la fortuna matta di trovare per 20 anni un testimone come Giovanni Paolo II, col quale ho potuto collaborare vedendolo settimanalmente e vedendo come lui viveva e come lui interpretava la vita, per esempio il peso enorme che lui dava alla preghiera, di fronte alle scelte concrete non soltanto per sua formazione, per sua vita spirituale diciamo, ma di fronte alle scelte concrete spesso non facili che era chiamato a fare il suo ministero, sia all’interno della Chiesa sia nel rapporto tra Chiesa e società, Chiesa e politica, quello che volete voi, bene ora io non posso dire, “Ah, ho perso questo testimone ora sono..” no, devo io per quel che posso dare testimonianza.

Voi avete visto che parlo forse accalorandomi un po’ troppo, questo viene da quello che sento dentro, dal dovere per quel che posso di dare testimonianza certo la mia vita non è quella di Giovanni Paolo II e non posso dare quella testimonianza che dava lui però per quel che posso cerco di darla nonostante i miei peccati e miei limiti. E credo che ognuno di noi deve porsi in questa ottica, non solo di ricevere testimonianza, ogni credente chiaro, ma di dare testimonianza, in particolare a voi ragazzi dico la testimonianza che voi potete dare ai vostri compagni è fondamentale perché pesa di più di quella che può dare il prete, il papà linsegnante, se la date veramente so che questo è molto difficile, perché urta contro un idea radicata cioè lidea del rispetto degli altri per cui io vivo da cristiano, se ci riesco, ma non sto a premere sullaltro che diventi cristiano, non si tratta di premere e di costringerli, che sarebbe ridicolo oggi, ma si tratta certamente di non nascondere la fede anche nei rapporti personali. Ecco così si diventa testimoni e così si genera il cristianesimo altrimenti il cristianesimo rimane scritto nei libri ma non scritto nella vita, grazie.

«La scuola: un bene per tutti» è il titolo della «Settimana diocesana della scuola» voluta dallArcivescovo, che si è tenuta a Torino dal 9 al 15 ottobre 2011. Nellambito della Settimana è stato organizzata una conferenza su «I cattolici e il ruolo dellItalia nella storia» con lintervento del cardinale Camillo Ruini e le domande di Mario Calabresi. Qui tutto l'intervento.

Marinella e la lampadina

Due donne che fanno l'amore per soldi, e due modi di viverle, uno sognante e distaccato, in cui la donna per avere la dignità che non ha mai avuto in vita è relegata lassù nelle stelle, ma con la tristezza di chi dura poco.

L'altra invece è più carnale, una donna vera, crudele e l'amore impossibile, buffo, comico, ma in fondo più umano. Io sto per il secondo si soffre è vero, i piedi fanno male, ma Lina è lì, e continui a volergli bene.
(un click sulla luna e c'è il secondo video) .
 


Questa è la tua canzone Marinella
che sei volata in cielo su una stella
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno, come le rose

La luna è una lampadina… attaccata sul plafone
e le stelle sembrano limoni tirati nell'acqua
e io son qui, Lina, sul marciapiede
che cammino avanti e indietro
e mi fanno male i piedi, Lina!

La luna l'è ona lampadina… taccada in sul plafon
e i stell paren limon traa giò in dell'acqua,
e mi sont chi, Lina, 'nsul marciapeè
che cammini avanti e indré
e me fann mal i pee, Lina!

Pollution

I monasteri hanno nel mondo una funzione molto preziosa, direi indispensabile. Se nel medioevo essi sono stati centri di bonifica dei territori paludosi, oggi servono a “bonificare” l’ambiente in un altro senso: a volte, infatti, il clima che si respira nelle nostre società non è salubre, è inquinato da una mentalità che non è cristiana, e nemmeno umana, perché dominata dagli interessi economici, preoccupata soltanto delle cose terrene e carente di una dimensione spirituale. In questo clima non solo si emargina Dio, ma anche il prossimo, e non ci si impegna per il bene comune. Il monastero invece è modello di una società che pone al centro Dio e la relazione fraterna. Ne abbiamo tanto bisogno anche nel nostro tempo.
(Benedetto XVI Piazzale Santo Stefano antistante la Certosa di Serra San Bruno Domenica, 9 ottobre 2011)

 

E il cuore 
quando si fa sera 
muore d'amore 
non si vuol convincere 
che è bello

vivere da soli.
(F.Battiato)

 

Jobs l’eterno lavoratore

Sono dispiaciuto della dipartita di Jobs, ma nello stesso tempo un po' infastidito da tutto questo clamore, che sia invidioso? Può darsi, due cose mi hanno tenuto lontano dal mondo Mac, la prima per me la più importante è il costo, appena ti avvicinavi ai prodotti Apple ti trovavi a guardare più il cartellino del prezzo che il prodotto, la seconda è quella specie di mondo chiuso incompatibile con il resto della realtà informatica che è la comunità degli utenti Apple. Chi usava un Mac poi non cambiava più, Apple ti rubava la libertà.
Dicono che la mela del simbolo sia stata scelta in onore (dei Beatles) e sopratutto di Newton, una mela che cade, lo stupore, la scoperta di un nuovo mondo, già ma la cosa più stupefacente è rimasta ignota a Newton, come ha fatto quella mela ad arrivare lassù?

Divertentissimo questo articolo sul Foglio

"Naturalmente, a quel vecchio furbacchione di Jobs l’idea di essere percepito come “il Gesù Cristo della Modernità” non è mai dispiaciuta, e in fondo è praticamente dalla fondazione della Apple che il vecchio Steve si diverte a mescolare la narrazione della propria storia con quella del Cristo Redentore. E se l’episodio più curioso che viene spesso raccontato dai più anziani dipendenti della Apple è quello relativo al famoso Natale del 1977, quando Jobs si presentò alla festa organizzata dalla Apple travestito proprio da Gesù Cristo, la storia forse più significativa sulla rappresentazione religiosa del mondo della Mela è la scelta fatta da Jobs all’inizio del 2003 per presentare quel graziosissimo oggetto rettangolare di nome iPhone. Un oggetto che, come disse in quell’anno Jobs con tono eccitato nel corso di uno dei Keynote speech più famosi della storia della Apple, “sono certo che farà il miracolo di cambiare il mondo”.

 

Memorabile la concusione, che ci fa ricordare che Jobs è comunque un grande.

“Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi: Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità. Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. E tutto il resto, ragazzi, tutto il resto è semplicemente secondario. Grazie a tutti”.

Attivissimo DHMO

Ultimamente si dice che ho la velocità di un bradipo, per cui chiaramente il titolo non si riferisce alla mie attività ma ad una interessantissima intervista a Paolo Attivissimo, una persona che seguo da tempo, ve la consiglio la trovate al questo link.

"Nel mio campo si dice spesso che se qualcuno si è messo in testa un’idea senza ragionarci (perché vuole che sia vera), non c’è ragionamento che possa levargliela dalla testa. Le bufale non raccontano la realtà."

Bufala Bill
“La filosofia di San Tommaso si basa sull’universale convinzione comune che le uova sono uova” G.K. Chesterton.

Chi cerca trova

Sono tornato da Meeting di Rimini 2011, con una conferma, un intuizione e un richiamo.
Cosa cercavo?
Cosa cercavano tutte quelle persone che affollavano la fiera, che si spingevano per entrare a sentire un incontro o a vedere uno spettacolo?
Cosa vedevano in certe persone che parlavano dal palco?

Che forza ha un cuore che cerca?

MeetingCL2011_1024Tra molti anni vedendo questa foto invecchiata mi ricordero cosa cercavo?

(Anche nella foto chi cerca trova… e se ci clikki diventa grande)

Se ci fosse l’unità avrei una certezza

In attesa di andare al Meeting a meditare sulla certezza, so che neanche questo dipende da me, in effetti a ora non ho ancora la certezza di riuscire ad andare.
Lascio comunque una grande meditazione su un mio cruccio…

meeting 2011

Se ci fosse l’unità, se l’unità tra i cristiani fosse veramente vissuta, a mio avviso sarebbe la fine del mondo, sarebbe un miracolo così grosso che tutto il mondo crollerebbe, però se almeno due…
Se tu sperimenti che almeno con un'altra persona tu realizzi un’unità reale perché c’è Cristo, questo ti fa capire che Cristo è vero.
Dovrebbe almeno l’esperienza del matrimonio.
Vale a dire, il mondo si convertirebbe se tutti i cristiani fossero una cosa sola, ma per credere in Cristo io ho bisogno di capire che in suo nome riesco a vivere l’unità con altri uomini, fosse uno fossero un milione, con cui altrimenti prima non sarei stato capace.
E’ per questo che Gesù dice che il matrimonio, un amore tra un uomo e una donna è indissolubile, "ma allora come si fa a sposarsi?" dissero gli Apostoli, Cristo rispose “A voi questo è impossibile, ma non è impossibile a Dio”.
Primo Se tutti i cristiani fossero una cosa sola il mondo si convertirebbe,
Secondo quanto più i cristiani sono una cosa sola tanto più incidono sul mondo
Terzo per credere in Cristo io debbo sperimentare che la fede e l’amore a Cristo mi rendono unito almeno a qualcun altro, mi rendono capace di unirmi ad altro, sarà uno, saranno duecento, dovrà dipendere dalla disposizione degli altri, fosse per me abbraccerei tutti gli altri.
Perciò torniamo indietro, se volete essere persuasi che cosa è Cristo, sappiate vivere l’unità con altri in nome suo. Saper vivere l’unità con altri in nome Suo ti spalanca nella capacità di voler bene a tutto il mondo perché è questa la caratteristica, lo dico sempre agli amici che si dedicano a Dio nella verginità, la preferenza, non esiste amore se non gioca la virtù, la passione alla preferenza, la preferenza è essenziale all’amore, è un vera preferenza che ti porta più profondamente a Cristo se ti fa venir voglia di amare tutti gli uomini allo stesso modo, in quel modo lì, è paradossale perché una vera preferenza ti apre a tutti, invece la preferenza che non è così è quella che conoscono tutti i ragazzi e le ragazze quella chiusa, segno di insicurezza e segno di mancanza di ideale, di idealità.